Lavrov: «Pericolo guerra mondiale? Nel 1962 c’erano regole chiare e scritte. Oggi no»

Sergei Lavrov, ha esortato l’Occidente a non sottovalutare gli elevati rischi di un conflitto nucleare sull’Ucraina e ha detto di considerare la Nato impegnata «in sostanza» in una guerra per procura con la Russia attraverso la fornitura di armi a Kiev.

«Il pericolo è serio, è reale. Non si può sottovalutare» ha affermato Lavrov, paragonando la situazione attuale a quella della cosiddetta crisi missilistica del 1962. Così il capo della diplomazia russa ha ricordato che «a quel tempo c’erano regole, regole scritte. Le regole di condotta erano molto chiare. Era chiaro a Mosca come si stava comportando Washington e Washington aveva chiaro come si stava comportando Mosca. Ora rimangono poche regole».

Così in un’intervista al programma Bolshaya Igra (The Great Game) sul canale televisivo di stato Channel One. «Il rischio di una terza guerra mondiale è un pericolo reale, anche se l’ipotesi di un conflitto nucleare è inaccettabile». Il capo della diplomazia di Mosca ha però aggiunto che i negoziati di pace con Kiev proseguiranno: «Noi continueremo a portare avanti negoziati con la delegazione del (presidente ucraino) Volodymir Zelensky – ha sottolineato – la buona volontà ha i suoi limiti. E se non è reciproca questo non contribuirà al processo negoziale».

1962 – GUERRA FREDDA
All’epoca fu John Kennedy a paventare un conflitto nucleare a causa dei missili sovietici a pochi chilometri da Washington.

Missili a cubaTutto cominciò dall’invasione della Baia dei Porci del 1961, il tentativo fallito di rovesciare il regime cubano di Fidel Castro da parte di Kennedy, neoeletto presidente degli Stati Uniti. Un altro fattore scatenante furono i vari missili piazzati in Turchia e in Italia: gli Stati Uniti avevano cominciato a installare basi missilistiche in queste zone, che puntavano verso i paesi dell’Unione Sovietica.

La crisi dei missili di Cuba: il riassunto
Chruščёv si rese presto conto che un’eventuale guerra avrebbe richiesto il ricorso alle armi atomiche. Per questo decise di ascoltare le richieste di Cuba e installò dei missili balistici sull’isola. Questi rappresentavano un grosso pericolo per gli Stati Uniti perché in quindici minuti avrebbero raggiunto Washington, potendo percorrere una distanza di circa 1.600 kilometri. Se l’isola avesse attaccato gli Stati Uniti la guerra si sarebbe estesa all’URSS. Inoltre, il presidente spiegò la decisione da lui presa per contrastare la base sovietica. Chruščёv inviò varie lettere a Kennedy per ribadire le sue pacifiche intenzioni, ma il vero problema erano le intenzioni dei cubani. Castro aveva ancora un conto in sospeso con gli USA, perché qualche anno prima Cuba aveva subito un attacco da altri compaesani in esilio, addestrati dalla CIA.

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