25 Aprile: serve una nuova resistenza contro una classe politica incompetente e vessatoria

Oggi, 25 aprile, si celebra l’anniversario della Liberazione d’Italia. Una celebrazione nazionale per commemorare la liberazione del nostro Paese dal nazifascismo e la conseguente caduta del regime. Una festa che quest’anno, con la guerra a pochi passi da noi, assume un nuovo significato e diventa un’occasione per combattere ogni forma di dittatura e di autoritarismo.

Il 25 aprile 1945 è una della date più importanti per la storia dell’Italia. È proprio quel giorno che il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia proclamò l’insurrezione generale in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, indicando a tutte le forze partigiane attive di attaccare presidi fascisti e tedeschi imponendo la resa, giorno prima dell’arrivo delle truppe alleate. Soltanto un anno dopo, il presidente del Consiglio Alcide de Gasperi, insieme a Re Umberto II, allora principe e luogotenente del Regno d’Italia, dichiarò il 25 aprile festa nazionale, «a celebrazione della totale liberazione del territorio italiano».

È impossibile parlare di questo giorno senza parlare della Resistenza, ovvero la lotta condotta dai partigiani per la liberazione del nostro Paese iniziato dopo l’armistizio di Cassibile nel 1943.

A quasi 200 anni da questi avvenimenti non è possibile non fermarsi a riflettere sullo stato del nostro Paese, e del mondo intero. Pensando al 25 aprile, non ho potuto che chiedermi: oggi possiamo dire di essere ancora uomini liberi? O forse siamo più oppressi di quanto non lo fossimo in quei fatidici anni che hanno segnato le sorti della nostra Italia?

Diceva George Orwell: «Se la libertà significa qualcosa, allora significa il diritto di dire alla gente cose che non vogliono sentire». Se questa è la libertà, non posso dire altro se non “abbiamo perso”. Nella società di oggi non esiste libertà come la concepiva Orwell. Al tempo stesso se il 25 aprile è «una festa di speranza ancor di più per i giovani» così ha affermato il presidente Sergio Mattarella nel 2015 allora abbiamo davvero perso, perché che futuro possiamo avere in questa società che ignora la sua storia, e dove le istituzioni non godono praticamente più della fiducia dei cittadini?

Voglio ricordare un’altra frase, pronunciata dalla più alta carica del nostro Paese: «Battersi per un mondo migliore è possibile e giusto». Chi lotta più oggi? I cittadini italiani continuano a essere vessati, non credono più alle false promesse dei politici, ma restano immobili davanti a un futuro migliore che sembra sempre più lontano. Le belle proposte dei politici non valgono più nulla. Parole vuote a cui mai sono corrisposti fatti concreti. Quello che serve oggi più che mai sono i valori di libertà, giustizia e lavoro. Virtù di cui siamo digiuni da troppo tempo.

Serve un nuovo 25 aprile, una giornata per celebrare la riconquista della dignità dell’Italia, della concretezza e della professionalità. Una giornata che non sia tinta di rosso o marchiata da una falce e un martello, ma che abbia come punti di riferimento l’abbattimento delle tasse, il taglio della pachidermica burocrazia, la dignità del lavoro, l’aiuto concreto alle reali famiglie in difficoltà economica e che ridoni fiducia ad un popolo sull’orlo del suicidio.

Una Liberazione da una classe politica incompetente e ingiusta capace solamente di sperperare senza progetti lungimiranti i soldi guadagnati con estremo sacrificio dai nostri nonni, padri e da noi. Una Liberazione da un sistema fiscale vessatorio. Una Liberazione da una politica divisa, che passa il tempo a discutere su temi vuoti, senza guardare a ciò che realmente serva al paese. Una Liberazione da coloro che odiano le istituzioni come le Forze dell’Ordine, i Magistrati e tutti coloro che quotidianamente combattono in prima linea per garantirci di poter vivere da uomini liberi.

Serve una nuova Resistenza. Un gruppo di persone che si batta pacificamente ma con coraggio per la nazione che vuole, un paese dove le istituzioni non siano nemiche delle imprese, dei lavoratori e dei cittadini. Una Resistenza che dia vita a un paese nuovo dove ci si sostiene reciprocamente, dove si tende la mano a chi ne ha più bisogno per dare un futuro dignitoso a tutti e dove i politici vengano scelti per capacità e competenza e non perché amici degli amici e oltretutto incapaci ed impreparati.

La dignità e la sovranità spettano di diritto al popolo italiano, questo andrebbe rivendicato il 25 aprile. Gridandolo forte, con tutto il fiato che abbiamo in gola. È ora di ricordalo a questa classe politica. È ora di ricordarlo a noi stessi. Serve una rivoluzione culturale per combattere tutto questo degrado che giorno dopo giorno ci sta distruggendo. La nostra storia è in pericolo, le nostre radici e la nostra dignità vanno al macero. Il degrado economico, sociale e valoriale sta crescendo inesorabile. E nessuno fa nulla per poter porre un argine a questa tragica situazione. Buona festa della Liberazione.
di Andrea Pasini – Affari Italiani

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