Più di sei mesi per avere un’auto: gli incentivi diventano un bidone

Auto nuove ed elettriche sono il calvario dell’automobilista. Marzo segna il crollo di immatricolazioni e demolizioni. Intanto, i tempi di consegna sono così lunghi che l’acquirente spesso perde le agevolazioni varate dal governo. Si tratta in tutto di 615 milioni da distribuire su pochi veicoli, visto l’eccesso di vincoli.

La politica fa le pentole ma non i coperchi. Se dal 2018 a pochi mesi fa ancora potevamo credere all’inesorabile aumento delle quote di mercato delle vetture elettriche, addirittura segnalando che per un momento, all’inizio dell’anno, le immatricolazioni avevano superato per numero quelle delle auto con motore diesel, oggi prendiamo atto che, sarà il triste momento internazionale, sarà la fatica di riprendersi dalla pandemia, ma le elettriche sono rimaste al palo, l’usato non si rottama più e le auto nuove si fatica molto ad averle. Un furgoncino di produzione nazionale, rigorosamente termico, senza tante pretese in quanto a optional, ordinato alla fine di marzo, ha visto il cliente sentirsi dire che la consegna non avverrà prima di settembre, cioè 180 giorni dopo la firma, salvo imprevisti. Peggio per una berlina ibrida giapponese, che il neo proprietario non vedrà fino a ottobre. Ricordate questo numero, più avanti capiremo perché è così importante, oltre che esagerato. Nel frattempo c’è da chiedersi quali pregiati componenti elettronici siano contenuti nella vettura in questione, tuttavia le cose stanno così, prendere o lasciare.

Peggio va per i dati ufficiali riguardanti il mercato automotive del mese di marzo: i numeri dicono che le vendite di vetture a batteria hanno segnato -34,5%. Sarà che ad aumentare non sono stati soltanto gas, benzina e diesel, poiché l’energia elettrica alla colonnina oggi costa molto più di quanto non costasse all’inizio dell’anno. Non stupisce che i luoghi dove le elettriche vengono ancora vendute siano le grandi città, dove ci sono più soldi e più limitazioni alla circolazione, ma altrove le cose stanno diversamente, e se al dato negativo delle nuove vetture con la spina associamo il contemporaneo calo delle demolizioni, arrivato a -41.8%, significa che il mercato grida quello che tanti italiani pensano in coro riguardo le vetture che posseggono: sai che c’è? Me la tengo!

Anche perché il nostro parco circolante sarà anche – in media – il più vecchio d’Europa, ma evidentemente rispecchia l’andamento degli stipendi nazionali e il fatto che una vettura elettrica di categoria simile a quella che dovremmo rottamare costi quasi il doppio, e che per averla si aspetti il triplo del tempo, riporta il mercato a quando possedere una vettura era “da ricchi”.

Certamente stanno arrivando gli incentivi, ma sono pochi e confusionari, con l’anacronistico limite dell’immatricolazione entro 180 giorni dalla stipula del contratto, quando i tempi di consegna sono molto più lunghi, con anche il rischio della beffa: impossibile, a quel punto, recedere dall’acquisto. Per sfruttare la propria parte dei 615 milioni previsti per gli incentivi le auto devono costare meno di 35.000 euro + Iva, quindi la scelta si riduce, non devono essere intestate ad aziende, quindi viene limitato anche il – talvolta comodo – noleggio a lungo termine, devono prevedere la rottamazione di una vettura fino a Euro4 per acquistare un’auto che emetta da 61 a 135 grammi di Co2 al chilometro e non di più (e si riduce ancora la gamma). Insomma un pasticcio, quando sarebbe stato molto più efficace scontare l’Iva per il cambio di una vettura, nuova o usata che fosse, meno inquinante di quella rottamata, oppure concedere gli incentivi soltanto rottamando una vettura di almeno 10-12 anni.

Tornando alla poca voglia italiana di veicoli elettrici, se consideriamo che installare una colonnina nei garage condominiali resta un percorso a ostacoli e un salasso, allora le possibilità che quel segno «meno» diventi «più» si riducono drasticamente. E a poco serve dire che quando i prezzi scenderanno si venderanno anche più auto a batterie, perché è come ammettere che non si ha la minima intenzione di acquistarne una e che si preferisce stare a guardare che cosa fanno «gli altri» prima di prendere una decisione. Come se non bastasse, la guerra tra Russia e Ucraina sta cambiando i programmi delle società che intendevano sfruttare i giacimenti di litio controllati da Kiev. Compresi i cinesi, che dovranno rivedere la tempistica dell’invasione dell’Europa con le loro elero-citycar economiche. Che, sia chiaro, andranno benissimo, ma non aiuteranno certo la nostra economia.

di Sergio Barlocchetti – La Verità – Immagine iStock

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