Covid-19: aggiornata la lista nel Regno Unito dei possibili sintomi, alcuni insoliti

A inizio aprile il Sistema Sanitario nazionale del Regno Unito ha aggiornato la lista dei sintomi provocati dal Sars-CoV-2 che fino ad allora ne comprendeva solo tre: tosse, febbre e perdita di gusto e olfatto. Adesso nell’elenco ne figurano altri nove, inclusi il mal di testa, la diarrea, la perdita di appetito, la gola secca e la stanchezza. Queste condizioni sono riportate anche sul sito del Ministero della Salute italiano e su quello dei Centres for Disease Control and Prevention, e sono oramai considerate “ufficiali”.

I vari elenchi non sono tuttavia considerati definitivi. I ricercatori stanno ancora cercando di fare chiarezza su alcune condizioni riportate dai pazienti e il lavoro è destinato a protrarsi a causa della comparsa delle varianti e delle cosiddette “ricombinazioni” del virus.

Nel Regno Unito, per esempio, le persone che risultano positive al coronavirus e si ammalano, possono segnalare il loro stato di salute attraverso l’app Zoe Covid Study. Proprio a partire da questi dati, gli studiosi possono monitorare l’evoluzione del virus e il suo impatto sulla nostra salute, cercando di capire se una determinata condizione è un sintomo o è solo correlata alla malattia.

Tra le persone che hanno aderito a questo progetto, alcune hanno segnalato di aver sviluppato rash cutanei, in particolare sulle mani, sui gomiti e sui piedi. Le eruzioni sarebbero di due tipologie. Una sarebbe pruriginosa, diffusa in piccole aree del corpo, e durerebbe anche diverse settimane. L’altra sarebbe invece più intensa, simile a un gelone, con macchie e rigonfiamenti dolorosi di colore rosso o viola.

Problemi più frequenti di geloni ai piedi sono stati riportati anche negli Stati Uniti, già a partire dal 2020, e da allora si parla anche di Covid toe. Come riporta la rivista Nature, questa condizione non sembra però dovuta al virus. La rivista cita a questo proposito uno studio pubblicato il 25 febbraio che ha esaminato 21 persone con problemi di geloni ma non ha trovato alcuna evidenza immunologica di un’infezione da Sars-Cov-2 in 19 di queste.

Nature afferma che i risultati non escludono una connessione diretta col Covid, ma al tempo stesso danno una sponda ai ricercatori che la escludono. Secondo Jeff Gehlhausen, dermatologo e immunologo alla Yale School of Medicine nonché primo autore dello studio, è possibile che il problema sia piuttosto dovuto al fatto che le persone siano state a casa per molto tempo a causa del lockdown e non abbiano portato le scarpe o i calzini.

Il sito del sistema britannico nazionale afferma che sono tuttora poco conosciuti anche gli effetti del coronavirus sull’orecchio, nonostante siano stati segnalati già nel 2020. A luglio di quell’anno uno studio pubblicato sull’International Journal of Audiology e basato su un sondaggio somministrato a 121 pazienti che erano stati ospedalizzati per il Covid, aveva infatti rivelato che 1 su 10 aveva riportato una variazione uditiva.

Ad oggi, uno degli studi più importanti a questo proposito è quello effettuato da un team guidato da Lee Gehrke del MIT e Konstantina Stankovic, che ha preso in esame dieci pazienti che avevano sviluppato problemi d’udito, di gravità diversa, dopo l’infezione. In alcuni casi, le persone riferivano di soffrire anche di vertigini e acufeni. I risultati ottenuti, si legge sul sito dell’NHS, «indicano l’infezione dell’orecchio interno dovuta al SARS-CoV-2 come causa dei problemi di udito ed equilibrio associati al Covid19».

Casi di vertigini apparentemente associate al Covid sono stati riportati anche in Italia. Marco Trifogli, un medico di famiglia citato da La Repubblica, ha detto che da alcuni giorni hanno iniziato a vedere «pazienti con sintomi che non sono assolutamente quelli tipici di Omicron. Ad esempio la mancanza di gusto e olfatto, che ci fanno pensare a un ritorno di Delta. Ma anche novità, come le vertigini associate alla positività».

Un’altra condizione insolita che sembra essere associata al Covid-19 è la perdita di capelli. Come riporta il sito dell’Associazione americana di dermatologia, alcune persone che si sono infettate riferiscono di perdere grosse ciocche mesi dopo la guarigione, ma non bisogna allarmarsi. Si tratta infatti di una condizione temporanea e normale, che può accadere anche dopo aver avuto la febbre o dopo aver passato un periodo emotivamente stressante.

SkyTg24 – Immagine IPA/Fotogramma

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