Istanbul: le prime schiarite tra Russia e Ucraina. Cosa scrivono i giornali nel mondo

Le prime schiarite tra Russia e Ucraina venute ieri dai colloqui di Istanbul sono il tema principale di quasi tutte le prima pagine internazionali. I giornali sottolineano con sfumature diverse le perplessità occidentali sulla buona fede di Putin, e la prospettiva comunque non a brevissimo termine di una cessazione delle ostilità date le evidenti mire russe a consolidare la presa sul Donbass.

Da segnalare sul Wall Street Journal un servizio su come la Russia sia riuscita ad aggirare le sanzioni occidentali nel settore delle carte di credito, e su Le Monde un’intervista al segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg.

Washington Post
I “colloqui di pace” tra Russia e Ucraina “suscitano speranze”, ma “l’Occidente resta prudente”, afferma il Washington Post nella sua apertura. Secondo il giornale, “fulcro della proposta ucraina è la promessa che il paese rinuncerà alla sua richiesta di aderire alla Nato in cambio di un sistema di sicurezza garantito da partner internazionali tra cui Stati Uniti, Turchia e altri”. Cosa che “i negoziatori ucraini hanno paragonato all’articolo 5 della Carta della Nato, che garantisce la difesa collettiva dell’alleanza”.
Da parte sua la Russia, pur impegnandosi ad allentare l’assedio di Kiev, “ha fatto intendere che continuerà a combattere a Mariupol finché ‘i nazionalisti ucraini militanti’ non deporranno le armi”, e non ha escluso la possibilità di nuovi attacchi nel Nord dell’Ucraina. Di qui la “cautela” degli Usa e degli alleati, che restano in attesa di verificare gli sviluppi sul terreno. In un’analisi, il quotidiano avverte che “la più grande guerra terrestre d’Europa dal 1945 ha riportato in auge le passioni nazionaliste”.
Non solo perché Putin “ha invocato i principi etnonazionalisti del sangue e della cultura, negando l’esistenza di un’Ucraina indipendente” e Kiev, “in risposta all’aggressione, ha accolto tra le sue forze fazioni nazionaliste armate, tra cui il battaglione Azov di estrema destra”.
Ma perché questa risorgenza di nazionalismi “ha ispirato gli estremisti di altri Paesi a schierarsi nel conflitto e a cercare esperienze di combattimento che potrebbero condurre alla violenza lontano dalla prima linea di oggi”. Insomma, un mese di guerra “ha galvanizzato i duri, dai neonazisti che sostengono le fazioni paramilitari agli islamisti militanti che vedono crepe nel potere occidentale”.

New York Times
La contraddizione tra gli sviluppi positivi dei negoziati tra Russia e Ucraina e gli incessanti bombardamenti russi viene evidenziata dal New York Times nel suo titolo di apertura: “Segnali di progressi nei colloqui, ma la Russia combatte per altri territori”.
Secondo il giornale, “la dichiarazione della Russia secondo cui ridurrà i combattimenti intorno a Kiev – anche se continua a colpire altre parti dell’Ucraina – potrebbe essere poco più che una mano di vernice per coprire il fatto che le sue forze armate sono ostacolate nei tentativi di impadronirsi o accerchiare la capitale”, mentre il vero obiettivo “sarà quello di conquistare più territorio nella regione orientale del Donbas in Ucraina, dove la Russia ha installato due staterelli separatisti che il presidente Vladimir Putin ha riconosciuto il mese scorso come indipendenti, ma che nessun’altra nazione ha formalmente riconosciuto”.
Per questo, secondo il Nyt, è prevedibile che i negoziati dureranno ancora diverse settimane, fino a quando la Russia non avrà raggiunto l’assetto cui mira sul campo. Un’analisi è dedicata alla svolta politica della Germania che “ha rotto con il pacifismo del dopoguerra” per dotarsi “delle risorse e dei muscoli necessari per affrontare le questioni di sicurezza in Europa”. Una svolta decisa dal cancelliere Scholz, ma la cui attuazione, sottolinea il giornale, è delegata a donne: le ministre della Difesa Christine Lambrecht, degli Esteri, Annalena Baerbock, e dell’Interno, Nancy Faeser.

Wall Street Journal
Vede “progressi” nei negoziati tra Russia e Ucraina il Wall Street Journal, che nel titolo di apertura mette l’accento sull’offerta di neutralità avanzata da Kiev, ma condizionata a garanzie sulla sicurezza dell’Ucraina su cui dovrebbero vigilare alcune potenze occidentali. Il giornale evidenzia però che “sebbene l’ultima tornata di negoziati, aperta dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan a Istanbul, abbia fatto progressi verso la stesura di un trattato di pace, la violenza è continuata senza sosta, con decine di vittime civili segnalate”, perché “Mosca ha continuato i suoi raid mortali in tutta l’Ucraina”.
A di là della cronaca dei fatti del giorno, il Wsj offre in prima pagina anche un servizio sul “sistema di pagamenti parallelo costruito dalla Russia per eludere gli effetti delle sanzioni occidentali nell’uso delle carte di credito”.
Il giornale spiega: “C’erano circa 197 milioni di carte Mastercard o Visa in Russia alla fine del 2020, secondo il rapporto Nilson, una pubblicazione commerciale. Ma dietro le quinte, le carte non si basano sui sistemi di reti statunitensi per elaborare i pagamenti in Russia. Per anni hanno utilizzato un sistema locale supervisionato dalla Banca centrale russa. Il National Payment Card System, noto con le sue iniziali russe NSPK, gestisce l’impianto finanziario che sostiene le transazioni con carta in Russia, anche per le carte con i loghi Visa e Mastercard”.
Un sistema che “è parte dello sforzo condotto per otto anni da mosca Mosca per proteggere l’economia russa dalle sanzioni occidentali”. Sta funzionando, tanto che “la maggioranza dei russi stanno continuando a utilizzare le loro carte Mastercard e Visa per tutti i pagamenti”.

Financial Times
“Braccio di ferro tra Ue e Russia mentre Putin insiste sul pagamento del gas in rubli”: con questo titolo il Financial Times mette al centro una delle questioni cruciali della guerra in Ucraina, le forniture energetiche per l’Europa. Da un lato, spiega il giornale, Mosca che con il portavoce del Cremlino, Peskov, ha ieri sollecitato “le società occidentali a comprendere la mutata situazione di mercato, la realtà assolutamente nuova determinatasi con la guerra economica contro la Russia”.
Dall’altro, i leader occidentali che “affermano di poter continuare a pagare in euro o in dollari, mettendo in discussione la legittimità della mossa di Putin in un’industria del gas dove i contratti a lungo termine regnano sovrani”. Il giornale ricorda che i tre maggiori acquirenti del gas russo sono Germania, Turchia e Italia, ciascuno dei quali compra da Gazprom oltre 20 miliardi di metri cubi all’anno, mentre l’Ue nel suo complesso acquista quotidianamente circa 500 milioni di metri cubi.
Il che significa che Gazprom ha incassato circa 340 milioni di dollari al giorno dalle vendite in Europa tra il 24 febbraio, data d’inizio della guerra, e il 15 marzo. “Parliamo di somme che fanno girare la testa”, commenta Jonathan Stern, ricercatore dell’Oxford Institute for Energy Studies. In prima pagina anche l’indagine che le autorità di Antigua stanno conducendo su un gigantesco panfilo, il “Garcon”, munito anche di pista di atterraggio per elicotteri, che potrebbe essere riconducibile all’oligarca russo Roman Abramovich.

The Times
Promesse russe, scetticismo americano e britannico: questa la sintesi che il Times offre della giornata di colloqui tra Russia e Ucraina con la mediazione della Turchia a Istanbul. “La Russia promette allentare l’assalto contro Kiev”, dice il titolo, accompagnato da un catenaccio: “Gran Bretagna e Usa esprimono dubbi sulle intenzioni di Putin”.
Il giornale scrive che “messi corazzati russi sono stati visti spostarsi a Nord verso la Bielorussia e fonti della difesa occidentale hanno affermato che diverse unità sembravano ritirarsi dalla capitale ucraina. Tuttavia, un portavoce del Pentagono ha detto che si stavano solo ‘riposizionando’”.
I movimenti di truppe non sono così massicci da risultare convincenti, secondo il quotidiano, che dà risalto alla dichiarazione del ministro britannico della Difesa, Ben Wallace, ieri in missione in Norvegia: “La Russia sta semplicemente spostando le forze lontano da Kiev per salvare la faccia”.

Le Monde
Più che per l’edizione cartacea di Le Monde, con il suo titolo di apertura sul “calvario dei bambini nella guerra”, il quotidiano merita attenzione per l’intervista esclusiva al segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, pubblicata stamattina on line. Il titolo chiarisce con immediatezza il tono del discorso di Stoltenberg: “L’uso da parte della Russia di armi chimiche avrebbe conseguenze enormi”, afferma il segretario generale dell’Alleanza atlantica, che mostra dunque di dubitare di una cessazione imminente delle ostilità ma sembra anzi temere un’escalation.
Ribadito il monito a Mosca sulla decisione della Nato a rispondere in caso di ricorso alle armi chimiche, Stoltenberg commenta l’ipotesi di neutralità dell’Ucraina, alla quale Kiev ha aperto ieri durante i negoziati con i russi a Istanbul: “Rispettiamo tutte le decisioni di una nazione sovrana e indipendente, a prescindere dal fatto che decida di candidarsi o meno. Spetta all’Ucraina decidere, anche sul suo possibile status di neutralità. Prendo atto, tuttavia, che le osservazioni del presidente non si riferivano a una decisione formale ma a una dichiarazione di intenti”.
Il segretario della Nato parla poi del rafforzamento delle truppe dell’alleanza nell’Europa orientale, e annuncia che la Francia avrà il comando del contingente schierato in Romania.

Le Figaro
Anche oggi spazio ridotto per l’Ucraina sulla prima pagina di Le Figaro, che in un colonnino di taglio centrale registra “primi segnali positivi nei negoziati tra Kiev e Mosca”.
Il giornale, nella sua cronaca dei colloqui a Istanbul, sottolinea il ruolo del presidente turco: “Recep Tayyip Erdogan vuole svolgere un ruolo chiave nella risoluzione di questo conflitto e si considera in una buona posizione per farlo”, rileva il quotidiano, secondo cui “l’entusiasmo di Ankara nel fare da mediatore si spiega tanto con la sua posizione nei confronti dei belligeranti quanto con i suoi interessi in un rapido risultato”.
Perché, da un lato “la guerra sta già avendo effetti sulla fragile economia turca, invischiata in una crisi monetaria unita a un’inflazione galoppante (+50% in un anno)” e dall’altro “il presidente turco conta su questa crisi per ripristinare l’immagine della sua diplomazia agli occhi dei partner occidentali, dopo anni di tensioni e interrogativi sul suo posto all’interno della Nato”.
I turchi, conclude Le Figaro, “hanno spesso descritto il loro Paese come un attore ‘indispensabile’ sulla scena internazionale. La guerra in Ucraina è, per loro, l’occasione per dimostrarlo”. L’apertura del quotidiano è però ancora di politica interna: “Il debito pubblico grande assente nella campagna” elettorale per le presidenziali del 10 aprile.

El Pais
Nel fare il bilancio dei negoziati tra Russia e Ucraina, El Pais sceglie di mettere in evidenza lo “scetticismo” degli Usa e dei loro alleati: “L’Occidente dubita della promessa di Putin di cessare l’assedio a Kiev”, dice il titolo di apertura, centrato sulla videoconferenza convocata da Biden con Macron, Scholz, Draghi e Johnson per valutare l’andamento dei colloqui di Istanbul.
Un collegamento durato un’ora e che “dimostra come sia costante la comunicazione tra Usa e alleati”, suggellato da un commento più che cauto del presidente americano sulle intenzioni di Mosca: “Vedremo. Non credo a niente finché non sarà comprovato dai fatti”.
Il giornale mette in evidenza che, subito dopo, il Pentagono, ha assicurato di aver osservato movimenti di “un piccolo numero” di soldati russi vicino a Kiev negli “ultimi uno o due giorni”, ma ha escluso che si tratti di un ripiegamento: “Mantengono la stragrande maggioranza delle loro truppe. Crediamo di essere di fronte a un riposizionamento, non a un vero ritiro. Dovremmo essere tutti pronti per una grande offensiva in altre parti dell’Ucraina”, ha detto il portavoce John Kirby.

Frankfurter Allgemeine Zeitung
Con una certa cautela, la Frankfurter Allgemeine Zeitung non spende aggettivi speranzosi sui negoziati tra Russia e Ucraina ma titola asetticamente “Movimenti nei colloqui” per riferire con una cronaca molto asciutta le dichiarazioni di entrambe le parti, quelle ucraine sulla neutralità e la rinuncia alla Nato, ma non all’Ue, quelle russe sulla riduzione delle attività belliche sul fronte di Kiev. Ma la situazione resta sospesa, perché si attende la valutazione di Putin, cui la delegazione riferirà gli sviluppi.
E alle possibili intenzioni del presidente russo il quotidiano dedica un’editoriale: l’annuncio del rallentamento dell’offensiva su Kiev, scrive la Faz, “a meno che non sia un altro inganno del Cremlino”, potrebbe far pensare che Putin “stia cercando una via d’uscita puntando sulla ‘liberazione’ del Donbass”, il che “consentirebbe alla propaganda russa di dire che gli ‘obiettivi essenziali’ dell’’operazione militare speciale sono stati raggiunti”.
Se così fosse, però, dato che “l’esercito russo si è reso ridicolo”, c’è “da aspettarsi che Putin non smetterà presto di bombardare altre città” prima di cessare le ostilità. In un altro articolo, il quotidiano ragiona anche, e criticamente, sulla politica della Germania nei confronti di Mosca: “Il fallimento della politica russa è il tracollo della politica estera tedesca”, che “ha commesso un errore fondamentale in una questione cruciale”, perché “dal presidente federale ai partiti del Bundestag ai governi statali, quasi tutti hanno preso parte agli anni della pacificazione con Putin” e “come i Nibelunghi, rimasero fedeli alla loro politica estera finché non ci fu davvero altra scelta. Nord Stream 2, consegne di armi, SWIFT: su tutte queste domande cruciali, la Germania ha cambiato posizione solo quando Putin ha alzato la tensione e il governo federale è stato praticamente isolato dai suoi partner occidentali”.

China Daily
Il China Daily, che riferisce prevalentemente con pezzi di agenzia sui primi positivi sviluppi diplomatici del conflitto russo-ucraino, torna in un editoriale a respingere “le infondate accuse occidentali alla Cina di essere complice della Russia”.
Il quotidiano ribadisce che Pechino non era stata informata in anticipo dei piani di Mosca (“altrimenti avrebbe evacuato per i tempo i cinesi dall’Ucraina”), e che non ha fornito aiuti militari ai russi, ma semplicemente non ha aderito alle sanzioni economiche imposte dall’Occidente e per questo viene additata dagli Usa e attaccata con “maliziosa disinformazione”.
La Cina, scrive il giornale, “è il principale partner commerciale della Russia e le relazioni economiche sino-russe si sono notevolmente rafforzate nel corso degli anni, a vantaggio sia dei paesi che dei loro popoli. Forse gli Stati Uniti e alcune altre potenze occidentali stanno prendendo di mira la Cina perché non sono state in grado di fermare il commercio Cina-Russia di petrolio greggio e prodotti alimentari nonostante abbiano imposto sanzioni a Mosca”.

Quotidiano del Popolo
Le notizie sui progressi nei colloqui tra Russia e Ucraina, con l’accento sull’annuncio di Mosca di una riduzione delle attività militari attorno a Kiev, sono accompagnate sul People’s Daily, edizione in inglese dell’organo del Partito comunista cinese, da un editoriale che torna a puntare il dito contro gli Usa per le loro “ineludibili responsabilità nella crisi ucraina”.
Washington, scrive il quotidiano, “da un lato si presenta come un cosiddetto ‘custode della pace’ e un ‘protettore dell’ordine internazionale basato sulle regole’, dall’altro inventa storie politiche di democrazie che combattono l’autoritarismo e di giustizia che combatte il male” e così “cerca di fomentare scontri frontali e istigare conflitti ideologici, nel tentativo di spostare le responsabilità, creare contraddizioni e contenere lo sviluppo di altri Paesi”.
Ciò, secondo il giornale, mostra che gli Stati Uniti “ragionano ancora con una mentalità da guerra fredda”, di cui la Nato “è un postumo”. Atteggiamento da superare e, ricorda l’editoriale, già denunciato nel 1997 dall’ex ambasciatore degli Stati Uniti in Unione Sovietica George Kennan, quando si chiedeva “perché, con tutte le possibilità di speranza generate dalla fine della guerra fredda, le relazioni Est-Ovest dovrebbero concentrarsi sulla questione di chi dovrebbe allearsi alleato con chi e, di conseguenza, contro chi in un ipotetico, totalmente imprevedibile e molto improbabile futuro conflitto militare?”

AGI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *