Crisi Ucraina, ora la bolletta del gas la paghiamo a Joe Biden

Nel 2014, in piena crisi per l’annessione della Crimea, il presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy invitò a ridurre la dipendenza energetica dell’Ue dalla Russia. Da allora, al contrario, è aumentata: se nel 2014 le importazioni dalla Russia di gas naturale costituivano circa un quarto del totale del gas consumato nell’Ue (fonte Ispi), oggi pesano per il 40%, (Iea, dato 2021). Solo oggi l’Ue, con otto anni di ritardo e sotto la pressione dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, si appresta, con fatica, a staccarsi dal gas del Cremlino. Il presidente americano Joe Biden, e la guerra in Ucraina, hanno ottenuto quello che Donald Trump aveva chiesto con forza a Bruxelles, invano: l’inizio del «decoupling» energetico dell’Unione Europea dalla Russia, anche grazie al gas naturale liquefatto a stelle e strisce.

L’intesa, annunciata da Biden e dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen nell’ambasciata Usa di Bruxelles, è stata comunicata nella notte dalla Commissione, ma i dettagli sono stati diffusi dalla Casa Bianca. E sono dettagli non trascurabili, cioè i numeri: per il 2022 gli Usa si impegnano a fornire all’Ue 15 miliardi di metri cubi aggiuntivi di gas naturale liquefatto (Gnl), rispetto ai 22 mld di metri cubi consegnati nel 2021. In sostanza, gli Usa spediranno un certo quantitativo di gas naturale liquefatto e, in cambio, l’Ue si impegna ad assicurare una domanda costante. Quindi, addio ai contratti a breve termine che, se hanno fatto risparmiare soldi negli anni passati, ora tornano indietro come un micidiale boomerang. L’obiettivo «ben prima del 2030», ha detto il presidente Biden, è fornire all’Ue 50 miliardi di metri cubi l’anno di gas naturale liquefatto aggiuntivi ai 22 mld circa del 2021 (a quanto hanno chiarito alti funzionari Ue). «So che eliminare il gas russo – ha detto Biden – comporterà dei costi per l’Europa, ma non è solo la cosa giusta da fare sotto il profilo morale: ci mette anche in una posizione strategica molto più forte». Quanto al prezzo che avrà il Gnl americano, l’accordo non lo fissa, perché sarà materia della contrattualistica, ma contiene «un chiaro riferimento» al prezzo spot del gas naturale Usa, assai più stabile del benchmark europeo, il Dutch Ttf Gas, sottoposto a fluttuazioni selvagge per via della guerra in Ucraina. In ogni caso, l’Ue, per «staccarsi» il prima possibile dal gas russo, punterà anche su altri fornitori, come il Qatar. Ma nessuno si illude che tutto questo basti a compensare il gas russo. E quindi, osserva l’alto funzionario, «bisognerà intervenire anche sul lato della domanda», un aspetto fin qui trascurato, ma sul quale si verserà molto inchiostro «nei prossimi mesi», prevede. E cita l’esempio del Giappone, grande Paese manifatturiero, che dopo il disastro di Fukushima è riuscito a ridurre il consumo «del 30%», introducendo misure «severe» di risparmio energetico.

Occorrerà anche costruire nuovi rigassificatori in Europa: non potendo essere trasportato via tubo attraverso l’Atlantico, il gas deve essere ridotto allo stato liquido, trasportato sulle grandi navi metaniere, rigassificato all’arrivo e trasportato via gasdotto. Sono strutture che richiedono investimenti cospicui, ma hanno il vantaggio di poter essere usate in futuro anche per l’idrogeno, uno degli obiettivi a lungo termine della transizione verde. «La questione importante è vedere se noi disponiamo di rigassificatori – ha detto Draghi in conferenza stampa -. Oggi ne abbiamo in funzione tre, uno molto grande e due più piccoli. La direttiva che è stata data l’altro ieri a Cingolani e trasmessa alla Snam è di acquistare altri due rigassificatori, sono navi galleggianti e non sul terreno per i quali ci vorrebbe più tempo, per cui contiamo di assorbire la nostra quota dagli Stati Uniti».

Il premier ha anche ribadito che l’Italia non si piegherà alla richiesta russa di pagare il gas in rubli, ma «non ci aspettiamo una riduzione della fornitura». In quanto alla proposta italiana e di altri Paesi del sud Europa di fissare un tetto ai prezzi del gas, Draghi ha detto che «sul piano energetico ci sono stati dei passi in avanti ma ancora nessuna decisione finale, perché il “price cap” non piace ai fornitori del Nord Europa, la Norvegia, che stanno guadagnando molto in questa fase». Infine, il premier ha svelato che «è stato proposto da Macron un fondo per energia e difesa che andrà a finanziare molte delle opere e infrastrutture necessarie: dai rigassificatori – di cui gran parte dell’Europa si dovrà dotare – alle interconnessioni».

di Luigi Frasca – Il Tempo

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