Il transumanesimo si rivelerà per quello che è: l’ennesimo abbaglio dell’umanità

Persone come Bill Gates andrebbero curate o rinchiuse in strutture dove non possano nuocere alla società.
C’è stato un tempo, in verità molto lontano, in cui essere uomini aveva un profondo significato. L’umanità credeva nella sacralità della vita – di cui poco capiva – e viveva identificata nella propria condizione umana.
Poi, «Invece di limitarsi alla selce e, in fatto di raffinatezze tecniche, alla carriola, (l’uomo) inventa e maneggia con abilità demoniaca arnesi che proclamano la strana supremazia di un deficiente, di uno specimen biologicamente declassato che nessuno avrebbe potuto immaginare capace di innalzarsi a una nocività così ingegnosa. Non lui, bensì il leone o la tigre avrebbero dovuto occupare il posto che egli detiene nella scala delle creature. Ma non sono mai i forti, sono i deboli che mirano al potere e lo raggiungono, per l’effetto combinato dell’astuzia e del delirio». (Emil Cioran, La caduta nel tempo).
Squilibrato e senza freni, dotato di una volontà di potenza smisurata, l’uomo è «un pervertito che ha complicato tutto. (omissis). La forma del sapere che ha scelto è un attentato, un peccato se si vuole, un’indiscrezione criminale nei confronti della creazione, che egli ha ridotta a un ammasso di oggetti dinanzi a cui si pone, si erge quale distruttore».

Oggi, sebbene nulla abbia capito della vita, l’umanità ha un solo obbiettivo: prendere le distanze dalla propria condizione umana, ergersi a Dio creatore del proprio mondo. «La civiltà, con tutto il suo apparato, si fonda sulla nostra propensione all’irreale». Così, si identifica con progresso ogni passo verso l’irreale. E se per uno scherzo del Destino il reale irrompe nelle nostre vite, ci si rifugia nella menzogna, si nega l’evidenza, ci si racconta una storiella rassicurante, come bambini paurosi.
Tutta la nostra civiltà è fondata sulla paura. La nostra debolezza è stata la molla di ogni progresso, di ogni conquista: dal fuoco alle prime rudimentali armi.

L’uomo domina il mondo, ma non sembra essere di questo mondo: nell’harmonia caelestis siamo un’eccezione, disadattati che invece di vivere nel mondo evolvendosi secondo la legge di Darwin continuano incessantemente a stravolgerlo. L’animale si evolve adattandosi, al contrario dell’uomo che soffre di una qualche patologica deficienza e sogna sempre un altrove migliore.
È il dramma della condizione umana, mai compresa né accettata. E chi più ha orrore del proprio essere uomo e in quanto tale «un cagone», come scrisse Céline, è il più attivo nell’opera di negazione e di distruzione.

Parassita che si nutre dell’organismo in cui vive, dotato di una seppure limitata coscienza di sé, l’uomo non cessa di allontanarsi dalla propria condizione naturale, fino al punto di battere ogni strada per superarla.
«Il secolo della fine sarà il più convulso». Credo fermamente in queste parole profetiche di Emil Cioran. Quando le scrisse, il nostro mondo era molto diverso da quello di oggi. Oggi, il transumanesimo – il nuovo obbiettivo dell’umanità – è alle porte.

Opporre un modello alternativo di sviluppo ai transumanisti è un’impresa romantica e forse disperata. Il progresso è inarrestabile e la storia ci insegna che le grandi civiltà crollano di schianto, non tornano sui propri passi evitando la catastrofe. Così, siamo proiettati a folle velocità verso un distacco ancor più radicale dalla natura e dalla nostra condizione umana. Cyborg popoleranno la terra, l’intelligenza artificiale pianificherà il nostro modello di evoluzione.

E noi, cosa faremo? Vivremo sani – grazie alle vaccinazioni, all’eugenetica e alla clonazione – in una realtà finalmente a misura d’uomo? Ma è teorizzabile una realtà a misura d’uomo?
Io credo che proprio questo sia il punto. La paura della realtà è – come è sempre stato nella storia umana – la molla che ci ha spinto a creare una realtà virtuale. In questo mostruoso ossimoro (realtà e virtuale sono opposti inconciliabili) sta il pericolo del transumanesimo. Già scorgiamo tutti gli inconvenienti del virtuale: molti esseri umani non sono più in grado di comprendere il reale, se ne sono distaccati in parte, rifugiandosi nell’irreale.

Nonostante tutte le proprie conquiste, l’umanità ha sempre più paura. Ogni conquista umana è per sua natura effimera, destinata a dissolversi. Più si conquista, più si possiede, più si è dilaniati dall’ansia di perdere tutto. La realtà – inscalfibile, nei secoli immutabile – terrorizza.
Gli uomini più attivi del pianeta sono in preda a una vera frenesia nevrotica, sognano di contribuire al superamento della condizione umana, di cui non hanno compreso assolutamente nulla.
Spesso la loro malattia ha un nome – Asperger – altre volte è più subdola e nasce da traumi dell’infanzia, ma tutti, TUTTI, sono malati.

L’essere umano equilibrato non si sogna Dio creatore, non contribuisce alla folle corsa lontano dalla realtà perché – anche se non la comprende – accetta la propria condizione. Plasma il proprio Destino, vive nella società, ma non ambisce al superamento della propria condizione umana.
Non è un caso che il filosofo del Superuomo fosse un sifilitico, tutto il transumanesimo è infetto, ripugnante per chi sia sano.
Non è un caso che in questo nostro presente distopico i malati siano maggioranza, che l’affermazione del transumanesimo sia stata preceduta da una campagna mediatica che ha terrorizzato, reso malati anche molti uomini sani, predisponendoli a vedere nel superamento della condizione umana la soluzione, l’obbiettivo, la salvezza.

Ma ergersi al di sopra della propria condizione umana non è possibile né auspicabile. Disperarsi invece di accettare è patologico.
Forzare gli eventi verso il transumanesimo è un crimine contro la creazione, un peccato capitale di gravità pari al peccato originale, un errore capace di farci perdere tutto ciò che abbiamo: la nostra dimensione naturale.
Persone come Bill Gates andrebbero curate o rinchiuse in strutture dove non possano nuocere alla società.
Io voglio morire uomo, unico, irripetibile. Cagone e limitato. Soddisfatto della mia condizione umana. Non ambisco ad avere un cyborg per amico, non desidero illudermi che realtà e virtuale siano sullo stesso piano. Se ho compreso qualcosa della mia condizione, è grazie alla mia malattia. «Senza il dolore, non ci sarebbe coscienza» ha scritto Fëdor Michajlovič Dostoevskij.

Il transumanesimo si rivelerà per quello che è: l’ennesimo abbaglio dell’umanità. La fede nella scienza, questa stupida credenza contemporanea, non ci porterà a comprendere assolutamente nulla di essenziale. Come pensavano Antoine de Saint-Exupéry e Robert Musil, l’essenziale è invisibile agli occhi e tutte le nostre conoscenze empiriche non ci riveleranno nulla del mistero dell’esistenza.

Nascondersi nel virtuale sarà l’ennesimo gesto di codardia di una civiltà in declino governata da psicopatici. «Colui che vuole essere più di quello che è riuscirà solo a essere meno».

Avv. Alfredo Tocchi

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