Comuni in rosso: Milano denuncia un buco di 200 milioni. E i cantieri del Pnrr saltano

Ieri il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha fatto sapere di avere incontrato il ministro Daniele Franco e il premier, Mario Draghi per battere cassa. «Servono 200 milioni o Milano non chiude il bilancio», ha detto. La legge Finanziaria ha già permesso a città iper indebitate come Torino, Palermo, Pordenone e Napoli di rifarsi con i cittadini alzando al di sopra delle soglie consentite le aliquote locali, si legge su La Verità.

C’è da scommettere che dopo il capoluogo lombardo si unirà al coro una folta lista di Comuni, rendendo impossibile al governo mettere nel Def, documento di finanza pubblica, miliardi aggiuntivi per gli enti locali. Durante il primo anno di Covid ne sono stati erogati 6 e nel 2021 si è quasi fatto il bis. Quest’anno l’obiettivo di Draghi – si legge ancora sul quotidiano di Belpietro -era sicuramente quello di chiudere i rubinetti del deficit. La guerra dovrebbe far cambiare idea, ma la scarsa propensione allo scostamento sembra dire il contrario. I Comuni italiani dal canto loro si finanziano anche con le partecipate. Solo che due anni di Covid hanno lasciato a terra gli aerei, svuotato le metropolitane e ridotto la richiesta di treni. Sono soldi che non entrano. Da fine febbraio si aggiunge quella che in molti chiamano già «economia di guerra».

Lo stesso Draghi, pur negando che il Paese ci sia già scivolato dentro, ha ammesso che dobbiamo prepararci all’eventualità. L’impressione è invece che i rincari e lo stop ai consumi siano già in fase avanzata. Il governo, Bankitalia, Bce e tutti i vertici dell’Unione europea hanno negato fino allo scorso dicembre che l’inflazione potesse essere un problema strutturale. Nascondendo l’evidenza degli effetti della pandemia e della fine della globalizzazione come l’abbiamo vissuta negli ultimi 20 anni. La guerra inasprirà i problemi dell’Europa finendo con l’accelerare la crisi.

Il racconto quotidiano della tragedia ucraina sta facendo finire sotto il tappeto anche l’enorme grana Pnrr, fa notare la Verità. Il ministro Roberto Cingolani, che forse dovrebbe ridurre il numero delle sue esternazioni, ha detto che con un’inflazione al 2% ce la caveremo. Ha ragione. Peccato che difficilmente l’inflazione scenderà sotto il 4/5% per l’intero anno. I cantieri del Pnrr sono chiaramente a rischio. Nell’ultimo decreto Energia per sostenere i centri di spesa e andare incontro alle aziende Palazzo Chigi ha stanziato 100 milioni. Una nullità. Nel 2022 l’Italia si è impegnata a portare a casa 102 obiettivi con una spesa di 40 miliardi. Con rincari delle materie prime e inflazione al 5% ballano come minimo due miliardi. Per mettere a terra i progetti le imprese dovrebbero rinunciare alla marginalità. Impossibile. E dunque è molto probabile che i progetti saltino, trasformando i prestiti del Recovery in debito vero e proprio. Ecco, questa sarebbe la chiusura del cerchio malefico nel quale ci stiamo infilando. Una economia di guerra fatta da vita più cara e meno servizi ai cittadini, conclude La Verità.

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