Americani: voi che mettete in ogni camera d’albergo una Bibbia, leggetela

Cinquanta sfumature di grigio

di Alfredo Tocchi

Il sonno della ragione genera mostri (Francisco Goya)
Americani! Voi che mettete in ogni camera d’albergo una Bibbia, leggetela!
«Non ho gioia più grande di questa: sapere che i miei figli camminano nella verità».
I Vostri figli – i nostri figli perché la Vostra cultura è anche ormai la nostra – vedono la realtà in bianco e nero.

Come nelle favole Disneyane, come nei Vostri telefilm di una rivoltante stupidità (non saprei come definire chi guardi per più di cinque minuti un episodio di Walker Texas Ranger!) per Voi esistono sempre e comunque il bene e il male. Voi, naturalmente siete il bene e il bene, si sa, trionfa sempre.

«Andrà tutto bene» è la Vostra filosofia (la Vostra unica filosofia!).

L’Occidente muore rassicurato dalle Vostre bugie, illuso di essere stato sempre dalla parte del bene.

I Vostri scienziati hanno giocato insieme a quelli Cinesi al Gain of Function. Dato che non lo potevano fare sul Vostro territorio (Obama l’aveva vietato), sono andati a Wuhan e in Ucraina a giocare coi loro virus chimera. Uno è sfuggito dal laboratorio e allora via con una puntata di fiction planetaria: tanto questa umanità è rimbambita davanti a Walker Texas Ranger, al Grande Fratello, ad Amici di Maria De Filippi e chi più ne ha più ne metta! Soprattutto – ma non soltanto – i nostri figli, incollati ai loro telefonini, sempre altrove, persi in un metaverso che è il verso della vita.

Così, nelle menti deboli, sempre più deboli dell’Occidente che avete plasmato con la Vostra unica filosofia, sono scomparse le cinquanta sfumature di grigio che esistono tra il bianco e il nero.

C’era una volta l’Europa, un vecchio continente culla di figli straordinari, persone capaci di osservare cinquanta sfumature di bianco e altrettante di nero. Culla di filosofi, scrittori, artisti ed eroi: tutti insieme hanno contribuito a costruire ciò che il resto del mondo poteva soltanto contemplare: città, opere d’arte, musica di una complessità e di una qualità straordinarie. Poi, sotto il Vostro barbaro dominio culturale, dal sublime Sergei Rachmaninoff, dal profondo e tormentato Fëdor Michajlovič Dostoevskij si è arrivati a Walker Texas Ranger

Non fraintendetemi: io amo il Vostro David Foster Wallace e l’ho citato pure la scorsa settimana, come amo Samuel Barber: il suo Adagio per Archi è un’ottima colonna sonora per la nostra agonia, come lo è stato per Platoon

Amavo il Vostro idealismo, anche se era del tutto idiota, anche se era un chiaro indice della Vostra incapacità di osservare tutti i contrasti e le sfumature.

Oggi, dopo due anni di bugie, di propaganda, di mistificazione, io odio la Vostra ipocrisia. La odio al punto di esserne accecato, non vedo altro. Mi avete fatto diventare come Voi: un essere che ragiona in bianco e nero, manovrato da una minoranza di cinici militaristi.

Americani, io proprio non avrei voluto diventare così. La delusione che provo mi ferisce nel profondo. Avete distrutto la culla della civiltà Occidentale, imposto ai nostri figli il sonno della ragione. Ne avete fatto dei mostri.

David Foster Wallace, fratello dall’immenso talento, tutto è stato già scritto, nessuno più legge. Sono tutti davanti ai propri schermi, scrivono messaggi. Sono insieme a noi, al nostro fianco, ma sono inebetiti, ormai credono a qualsiasi cosa. Del tutto incapaci di osservare i contrasti e le sfumature, l’immensità dei contrasti e delle sfumature, la straordinaria unicità di ogni istante, di ogni creatura. Da un po’ di tempo, mi ritrovo spesso a citare Montaigne: «La qualità più universale è la diversità». Chi sia capace di osservare la diversità scoprirà l’harmonia caelestis, che è un miracoloso fuoco d’artificio di sfumature.

Voglio assistere all’agonia dell’Occidente standomene in disparte, con il mio Sergei Rachmaninoff, il mio Fëdor Michajlovič Dostoevskij e senza Walker Texas Ranger

Sono un inguaribile snob, lo so bene. Ma Voi, con la Vostra visione del mondo da quattro soldi, mi fate compassione. E me ne faccio anch’io.

In fondo, la mia vita è stata inutile, come la maggior parte delle nostre vite individuali. Senza più una religione, né una spinta ideale, abbiamo perso la sacralità della vita: ben venga l’Apocalisse – sotto forma di un nuovo virus chimera – e stermini cinque miliardi di inutili esseri umana, di “cagoni”, come ci definiva Céline: fiat voluntas tua, Bill Gates!

Ogni essere vivente, quando muore di vecchiaia, arriva al punto di trovarsi ripugnante e di rimpiangere la propria età migliore. Io – piccola cellula dell’Occidente in agonia – sono arrivato a quel punto. Come il memorabile Ivan Il’ic di Lev Tolstoj, comprendo davvero la vita soltanto alla sua fine. Sarà un caso se ho citato tre grandi Russi?

Avv. Alfredo Tocchi, LL.M.

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