La guerra in Ucraina e pessime gestioni affondando le Borse europee

Oltre una settimana di guerra costa a Piazza Affari una perdita complessiva superiore al 12%, pari a circa il 12,3%. Si tratta della performance peggiore tra i principali mercati europei. Le altre Borse hanno sofferto ma hanno saputo attenuare maggiormente i picchi negativi, tanto che il bilancio parziale vede Francoforte cedere il 10,1%, Parigi il 10% e Londra fermarsi al -6,1%. Lo riporta l’agenzia AGI.

Dopo i due primi giorni in cui il mercato ha oscillato bruscamente, -4,10% giovedì 24 febbraio, quando all’alba il mondo si è svegliato con l’annuncio dell’inizio delle operazioni belliche, e un rimbalzo del +3,59% venerdì 25 febbraio, nelle cinque sedute seguenti il listino ha inanellato quattro ribassi, di cui due sopra il 4%.

TIM bersagliata dalle vendite

Tim e i titoli bancari sono stati i più bersagliati dalle vendite, per motivi diversi. Sulle banche hanno inciso le incertezze relative all’esposizione verso la Russia e alle conseguenze delle sanzioni, mentre per Tim hanno giocato negativamente i conti 2021 chiusi con un rosso di 8,7 miliardi di euro e la poca chiarezza sulla guidance del 2022, mentre l’ancora di salvezza dell’Opa di Kkr con la sua valutazione di 0,50 euro per azione sembra ormai tramontata. Come risultato complessivo il titolo segna una perdita di circa il 34,2% con prezzo sotto gli 0,25 euro, al minimo storico.

Tra le banche la performance peggiore è di Unicredit, la più esposta in Russia, con un tracollo del 34,9%, mentre Intesa cede il 23,8%, Bper il 25,6% e Banco Bpm il 27,1%.

Nell’industria il ribasso è meno accentuato ma resta importante. Per Stellantis (-19,4%) la presentazione del piano strategico al 2030 non è servita a confortare gli investitori. Pirelli a sua volta cede il 21,7%, scontando la presenza in Russia. Schizza invece Leonardo (+20,6%) che gli operatori premiano per la presenza nel settore difesa, in considerazione del futuro aumento delle spese per armamenti, già deciso ad esempio dalla Germania, dopo il conflitto in Ucraina.

Qualche cenno di resistenza nel settore energetico. Eni dall’inizio del conflitto vanta un bilancio quasi alla pari, con un -2,8%, favorito dalla corsa del prezzo del greggio. Peggio Enel, che accusa un ribasso del 9,9% che le costa la discesa sotto la soglia dei 6 euro. Tra le altre blue chip, corsa a parte per Inwit (-0,4%), che tiene le posizioni con Tim che sta negoziando la cessione della propria quota ad Ardian.

(AGI) Gla – Immagine Johannes Eisele / AFP

 

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