Ucraina, le Borse Ue rimbalzano. Mosca fa +20%. Si sgonfia il gas

Ai mercati piacciono le sanzioni ancora soft. Gli investitori poi scommettono che i rincari dei prezzi energetici freneranno i consumi e l’azione di Fed e Bce. Positivi anche i mercati asiatici. Sul Nyse effetto buyback. Gli investitori apprezzano che il blocco Nato non tocca né il gas russo, né lo Swift.

Le Borse europee rimbalzano in apertura. Dopo la sessione da incubo di ieri, i principali indici sono trainati dalla chiusura positiva di Wall Street che ha virato in rialzo dopo l’annuncio di sanzioni a Mosca fatto dal presidente Joe Biden. A Francoforte il Dax a 14.235,48 punti segna il +1,36% mentre a Londra l’Ftse 100 è a quota 7.275,10 punti e avanza dello 0,94%. Il Cac 40 di Parigi si posiziona a 6.585,58 punti e guadagna lo 0,99%. Bene anche l’Ftse Mib di Milano che avanza dell’1,03% a quota 25.136,59 punti.

Forte rimbalzo anche per la Borsa di Mosca. Parziale recupero del rublo

Forte risalita per gli indici della Borsa di Mosca che erano crollati all’annuncio dell’avvio delle operazioni militari russe in Ucraina. L’indice di riferimento Moex, che ieri era caduto del 33%, guadagna il 18,9%. L’indice Rts denominato in dollari, che ieri aveva ceduto il 38%, rimbalza del 24,3%. Recupero parziale anche per la moneta russa: il cambio tra dollaro americano e rublo scende a 83,5 (84,75 ieri), il cambio tra euro e rublo a 93,76 da 95,7.

Si sgonfiano i prezzi del gas in Europa: -14% a 115 euro al megawattora

Calano i prezzi del gas dopo la fiammata di ieri, con l’avvio della guerra in Ucraina, che ha portato il contratto marzo del Ttf a chiudere a 134 euro al megawattora. La stessa scadenza scivola del 14,3% a 115 euro al riavvio delle negoziazioni, mentre il future aprile scivola in medesima misura a 114 (-14%). Per quanto riguarda i metalli più sensibili alla crisi ucraina, frena il prezzo dell’alluminio che al London Metal Exchange perde lo 0,7% a 3374 dollari per tonnellata, sale di quasi l’1% il Nickel a 24,55 dollari per tonnellata. sale ancora il palladio a 2465 dollari l’oncia.

A Piazza Affari deboli ancora le banche. Petrolio Wti a 95,1 dollari

A Piazza Affari sono ben impostate quasi tutte le blue chips. Moncler, dopo un rialzo di quasi il 3% in avvio, sale dell’1,1%, all’indomani della diffusione dei conti 2021 in forte crescita: il gruppo ha registrato un utile netto di 411,4 milioni di euro contro i 300,4 milioni del 2020 e i 358,7 milioni dell’esercizio 2019. Anche Inwit guadagna l’1,2%, dopo la pubblicazione del bilancio 2021, chiuso un utile netto di 191,4 milioni, in crescita del 22,2% rispetto allo stesso periodo del 2020. Leonardo continua a salire dopo la buona performance della vigilia.

Sono deboli, invece, le Intesa Sanpaolo e le Banca Mediolanum, in calo di oltre l’1%. Sul fronte dei cambi, l’euro riprende quota sul biglietto verde: si attesta a 1,1193 dollari (da 1,1146 dollari di ieri in chiusura). Vale inoltre 129 yen (128,61), mentre il dollaro-yen è pari a 115,3 (115,41). Il petrolio, però, continua a salire: il wti contratto di aprile si attesta a 95,15 dollari al barile, in progresso del 2,5%. 

Le scommesse degli investitori

Ieri Wall Street ha fatto una specie di miracolo: ha rialzato la testa. Incredibilmente Microsoft, Tesla e Amazon sono salite di oltre il 4%. Che è successo? I mercati scommettono su Joe Biden che annuncia nuove sanzioni ‘soft’ contro la Russia? Oppure scommettono sul fatto che la guerra costringerà le banche centrali a frenare sui rialzi dei tassi? 

Non e’ facile trovare una risposta, ma una cosa e’ certa: i mercati sono cinici, pensano ai soldi (non a caso ieri a Wall Street hanno brillato i titoli del settore della difesa), ma le Borse non sono miopi e sanno guardare anche lontano. Vedono che Putin sta vincendo la guerra in Ucraina ma non si lasciano impressionare più di tanto e a New York i listini avanzano. Questo non significa che Wall Street scommette su Putin, anzi, il contrario. I mercati fanno capire a Putin che non si spaventano, probabilmente, secondo gli analisti, il rimbalzo di oggi è anche legato ai buyback dei big di Wall Street, in qualche modo la grande finanza e il governo Usa fanno quadrato, si alleano contro Putin, che vince in Ucraina, lo sfidano, oppure più realisticamente prendono atto che otterrà in parte ciò che vuole.

In ogni modo l’America, attraverso Wall Street lancia un messaggio a Putin, gli fa anche capire che non ha paura ma apprezza anche il fatto che la Russia verrà punita senza esagerare. Biden vara contro Mosca delle misure che congelano asset di proprietà russa per centinaia di miliardi di dollari, colpendo le attività in valuta estera delle maggiori banche tra cui la statale Vtb e Sberbank, ma non tocca ne’ il gas, né lo Swift, il sistema che permette di scambiare le informazioni necessarie per le transazioni finanziarie da un paese a un altro. Insomma, Biden e l’Europa restano unite contro Putin, cercando di non farsi troppo male. Anche se la situazione è fluida: il ministro francese, Bruno le Maire, poco fa ha detto che “l’opzione di ultima istanza Swift resta sul tavolo”. 

Bruxelles fa sapere che le sanzioni “senza precedenti” contro Mosca saranno innanzitutto “finanziarie”, non riguarderanno i big dell’energia e non escluderanno i russi dal sistema Swift. Insomma, ai mercati non dispiace del tutto che Putin vinca la guerra, non perché tifano per lui, ma perché guardano oltre: apprezzano che la Russia non sia stata estromessa dallo Swift, che le sanzioni siano soft, che l’Europa non verra’ penalizzata eccessivamente sul gas e che le banche centrali in futuro saranno probabilmente meno aggressive.

Digeriscono perfino il petrolio che vola sopra i 100 dollari, anche perché, se il greggio resterà a lungo su quei livelli, il potere d’acquisto dei lavoratori in America e in Europa scenderà’, il che sarà un problema per i consumi, sarà un freno per l’economia, ma forse costringerà le banche centrali e in particolare la Fed a rivedere i loro piani sui rialzi dei tassi e a farne meno del previsto. Fantaeconomia? Può darsi. Può anche darsi che le Borse tornino a flettere.

Anzi, sicuramente lo faranno, visto che l‘indice Vix, meglio noto come l‘indicatore della paura di Wall Street, è in rialzo del 13,6% rispetto a venerdì scorso. Tuttavia non è un caso che ieri il rendimento dei Treasury, che nei giorni scorsi era sceso all’1,8%, sia risalito quasi al 2%. Incredibilmente il tasso sui decennali risale e il Nasdaq, che in questi casi scende, avanza anch’esso.

Un’anomalia? Oppure il segnale che a questo punto i mercati possono tirare un sospiro di sollievo, rispondere a muso duro a Putin, rimbalzando a Wall Street, magari con una ‘mirata’ operazione di buyback, e aspettarsi che la Fed rialzi i tassi, che la curva dei rendimenti si appiattisca e che l’economia a un certo punto inizi a frenare, costringendo le banche centrali a essere meno aggressive.
Affari Italiani

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