L’effetto della guerra in Ucraina sullo sport

L’avanzata delle truppe russe in Ucraina sta creando un effetto tsunami sullo sport, tra eventi annullati, sospesi o spostati. La prima conseguenza è che la finale di Champions League del 28 maggio non si dovrebbe disputare più a San Pietroburgo ma in qualche altra città europea. La questione è all’ordine del giorno di un esecutivo straordinario dell’Uefa convocato per domani mattina dal presidente Aleksander Ceferin.

L’Uefa ha già espresso “la forte condanna dell’invasione militare russa in Ucraina” e ha fatto filtrare che verrà sospesa la sede della finale Champions lasciandola ‘sub iudice’, senza indicare quindi una sede alternativa alla città russa.

Il Comitato olimpico internazionale (Cio) ha condannato “con forza la violazione della tregua olimpica da parte del governo russo“, tregua che si doveva protrarre fino al 20 marzo, sette giorni dopo la chiusura dei Giochi Paralimpici.

In Ucraina è stato sospeso per almeno 30 giorni il massimo campionato di calcio che sarebbe dovuto riprendere domani. Nella Super League ucraina è in testa lo Shakhtar Donetsk guidato da Roberto De Zerbi e il tecnico bresciano è rimasto bloccato in un hotel di Kiev insieme a otto collaboratori italiani e alla squadra. Un calciatore argentino dell’Oleksandria, club di prima divisione, è riuscito a fuggire in auto in Polonia insieme ad alcuni compagni.

Dal mondo del calcio è arrivata una netta condanna per l’offensiva di Mosca. Il presidente della Figc, Gabriele Gravina, ha espresso grande preoccupazione: “L’auspicio è che lo sport, e in modo particolare il calcio, possa dimostrare quanto sia fondamentale la sua forza dirompente per essere collante tra i popoli e per abbattere le barriere”, ha affermato. In Germania lo Schalke 04, club di seconda divisione, ha annunciato che toglierà la scritta dello sponsor Gazprom dalle magliette. Subito dopo si è dimesso dai quadri del club Matthias Warning, ad del progetto Nord Stream 2.

“Oggi è un momento difficile per tutti noi. Ma dobbiamo unirci! Insieme vinceremo!”, ha twittato Andriy Shevchenko, l’ex bomber del Milan che è stato anche ct della nazionale ucraina. Ora a rischio ci sono anche i playoff per i mondiali di calcio in Qatar: il 24 marzo Mosca dovrebbe ospitare la sfida Russia-Polonia e la federcalcio polacca ha chiesto “chiarimenti urgenti” alla Fifa.

Quella della Svezia, che se battesse la Repubblica Ceca rischia di dover andare a giocare a Mosca, ha definito “quasi impensabile” una simile trasferta. Resta anche da vedere se la nazionale ucraina potrà partire per la sua partita di playoff in Scozia.

Gli effetti della guerra non si riverberano solo sul calcio: nel basket il Barcellona ha scelto di non volare in Russia per le sfide di Eurolega, domani contro lo Zenit e domenica contro il Cska Mosca. Una decisione presa nonostante l’Eurolega avesse insistito che le partite si devono giocare regolarmente se non ci son rischi per la sicurezza.

La Formula 1 ha reso noto che sta monitorando la situazione in vista del Gran Premio di Sochi, in Russia, del 25 settembre. L’ex ferrarista Sebastian Vettel, ora alla Aston Martin, si e’ detto contrario a gareggiare: “Mi dispiace per le persone innocenti che stanno perdendo la vita, vengono uccise per ragioni stupide”, ha detto.

Sulla stessa lunghezza ‘onda il campione del mondo Max Verstappen: “Quando un Paese è in guerra, non è giusto andare a correre li’. Ma decidera’ il paddock”. Si potrebbe anche aprire il caso dei mondiali di pallavolo in programma in Russia dal 26 agosto all’11 settembre.

La federazione mondiale Fivb ha auspicato che “lo sport resti fuori dalla politica”, ma ha aggiunto che sta monitorando da vicino la situazione per “garantire la sicurezza e il benessere di tutti i partecipanti”. L’Italia campione d’Europa e’ inserita nel gruppo E che giochera’ a Ekaterinburg.

AGI – Immagine: stadio dello Zenit di San Pietroburgo

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