Green pass, avvocati in sciopero della fame per protesta: «La mia dignità non mi permette d’accettare ricatti»

«Ho 54 anni e da oltre vent’anni esercito la professione di Avvocato. Dal giorno 15 febbraio non potrò più accedere ai palazzi di giustizia, per cui non potrò più, di fatto, continuare a lavorare», lo scrive in un email, inviata alla redazione de La Pekora Nera, l’avv. Lucio Nicolò Fonti Castelbonesi, di Castell’Umberto (ME).

«Tutto questo nasce dall’imposizione, per le persone che abbiano compiuto i cinquant’anni di età, del possesso di una sorta di “tessera per vivere” che lo Stato, per sua gentile concessione, rilascia solo a chi si è piegato al ricatto vaccinale, salvo le rare ipotesi di esenzione per motivi di salute o esenzione temporanea per guarigione da malattia covid 19. Questa tessera si chiama green pass rafforzato, se non la possiedi non puoi lavorare e se non puoi lavorare sei privato dei mezzi di sostentamento, non potendo procurarti il cibo per te e la tua famiglia», scrive l’avvocato.

Green pass: un’aberrazione giuridica

«Come ormai pacificamente riconosciuto da tutti, il green pass è una misura squisitamente politica che non ha alcuna valenza di prevenzione e contenimento della diffusione del virus SARS COV-2, anzi ne è il più potente strumento di diffusione, atteso che chi è vaccinato lo contrae e lo contagia però, esibendolo, può tranquillamente circolare e infettare chiunque.
Essendo strumento politico e non sanitario, a maggior ragione la sua introduzione rappresenta un’aberrazione giuridica e di fatto si traduce in un vile e feroce ricatto autoritario nei confronti di chi ha motivo di ritenere di non doversi vaccinare ed è, tra l’altro, per questo già sanzionato con la multa di cento euro.» sottolinea il legale «Non cito la Costituzione, perché tale aberrante tessera di nazista memoria, nulla ha a che vedere con la Carta Fondamentale che solo dei mistificatori senza scrupoli potrebbero discuterne accostandovela».

Sciopero della fame contro la «pena di morte per affamamento»

«Si tratta quindi di una surrettizia introduzione nel nostro ordinamento, non più giuridico, della PENA DI MORTE MEDIANTE AFFAMAMENTO DEI DISSIDENTI POLITICI E DEI LORO FAMILIARI» sottolinea l’avv. Lucio Nicolò Fonti Castelbonesi, poi dichiara che dal giorno «15 febbraio, data di entrata in vigore per gli ultracinquantenni dell’obbligo del possesso della “tessera per vivere” denominata green pass rafforzato ho deciso di intraprendere LO SCIOPERO DELLA FAME», conclude così il legale messinese.

«Unione per le libertà fondamentali»

Ma Lucio Nicolò Fonti Castelbonesi non è l’unico avvocato a scagliarsi contro il provvedimento governativo riguardante il Super green pass. Infatti si è costituito un coordinamento denominato Unione per le libertà fondamentali che ha intenzione di intraprendere iniziative forti, compreso lo sciopero della fame.

«Abbiamo lanciato un appello – è scritto in una nota dell’Unione libertà fondamentali – per lo sciopero della fame perché si adottino soluzioni alternative all’attuale sospensione dei diritti umani, a cominciare dalle cure precoci. C’è chi è disposto a continuare ad oltranza. L’attuale sospensione delle libertà fondamentali dei non vaccinati non ha precedenti nella storia repubblicana del nostro Paese: forze dell’ordine che controllano ragazzini sui campi di calcio, bambini ghettizzati in ambito scolastico, lavoratori ridotti alla fame, mezzi pubblici riservati ai soli vaccinati, come in passato ai soli bianchi». L’Ulf, che al momento riunisce avvocati di una quarantina di Fori (tra questi quelli di Roma, Napoli, Firenze, Catania, Savona, Milano, e Arezzo) lamenta delle vere e proprie discriminazioni, scrive Il Dubbio.

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