«No vax? Non lavori neanche online». Difficile non fare parallelismi con leggi razziali

Il Tar decide sul caso di una psicologa alla quale l’Ordine ha vietato di proseguire a distanza le terapie con i suoi pazienti. Un provvedimento punitivo e irrazionale.

È giusto che una psicologa venga sospesa dall’Ordine professionale perché contraria all’uso del vaccino contro il Covid? È logico, soprattutto, che le sia impedito di proseguire a distanza le terapie con i suoi pazienti, per esempio attraverso sedute telematiche che garantiscono loro una totale sicurezza sanitaria? Su questi interrogativi, posti da una psicoterapeuta milanese, dovrà pronunciarsi oggi il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia.

La vicenda comincia lo scorso 10 novembre, quando l’Ordine degli psicologi sospende una prima volta la professionista, iscritta dal 1993 e convinta che i vaccini disponibili non siano in grado di contrastare efficacemente la diffusione del Covid. Tre mesi fa, però, l’Ordine si limita a sospenderle il «diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio». Visto che la sospensione ha anche una durata limitata (fino al 31 dicembre), la psicologa non la impugna, e anzi si adegua: interrompe tutte le terapie di persona e le prosegue utilizzando esclusivamente mezzi telematici. La psicoterapia, del resto, non ha bisogno di contatti fisici, né di svolgersi in presenza: parlare con i pazienti, osservandosi reciprocamente attraverso uno schermo, è sufficiente.

Poi la situazione peggiora, di colpo, il successivo 22 dicembre. Perché, alla luce delle nuove prescrizioni stabilite nel decreto legge numero 172, varato il 26 novembre 2021 dal ministro della Salute Roberto Speranza, l’Ordine torna a chiedere alla psicoterapeuta di vaccinarsi, altrimenti non potrà più «esercitare alcuna attività riconducibile alla professione»: non potrà più lavorare, insomma, nemmeno a distanza. Sui vaccini, però, la dottoressa non cambia idea, così il 18 gennaio 2022 l’Ordine la sospende fino al 15 giugno.

È a quel punto che la psicoterapeuta si rivolge al Tar. Nel ricorso, il suo avvocato Stefano De Bosio scrive che, mentre il divieto di attività in presenza può forse avere una giustificazione sanitaria per figure mediche il cui contatto fisico con il paziente sia imprescindibile, per psicologi e psicoterapeuti il divieto di attività professionale da remoto non ha giustificazioni e ha una funzione esclusivamente «punitiva, incompatibile con l’obiettivo della norma», che è quello di limitare il contagio, «e soprattutto con la Costituzione». Il legale ricorda che il decreto 172 ha modificato in parte un precedente decreto (il numero 44 del primo aprile 2021), che con maggiore logicità prevedeva la sospensione dei sanitari non vaccinati dalle attività sanitarie che «implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio». Il decreto 172, invece, ordina «l’immediata sospensione dall’esercizio delle professioni sanitarie», senza distinzioni.

Il ricorso sottolinea l’evidente irrazionalità della norma: la psicoterapia da remoto non comporta alcun rischio di contagio, e semmai elimina quelli dovuti agli spostamenti dei pazienti. «Il divieto di lavoro», aggiunge inoltre l’avvocato De Bosio, «non soltanto sta rovinando la carriera della mia cliente, ma espone a danni irreparabili alcuni dei suoi pazienti, in molti casi sotto terapia da lungo tempo». Il ricorso accenna esplicitamente al rischio di qualche suicidio.

Per tutto questo, la psicoterapeuta chiede l’annullamento della decisione dall’Ordine, ma invita il Tar anche a sottoporre il decreto 172 al vaglio della Corte costituzionale, affinché ne valuti i potenziali profili d’incostituzionalità. Tra i punti segnalati, uno riguarda la diversità di trattamento riservata dalla legge ad altri liberi professionisti, come notai, commercialisti e avvocati, che possono lavorare in presenza del cliente anche se non vaccinati. Il Tar si riunisce oggi. L’ordinanza dovrebbe essere depositata entro 24 ore.

di Maurizio TortorellaLa Verità

2 pensieri riguardo “«No vax? Non lavori neanche online». Difficile non fare parallelismi con leggi razziali

  • 10 Febbraio 2022 in 22:49
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    Da sanitaria sospesa posso solo dire che fin quando non sarà chiaro alla gente che i vaccini uccidono e quindi non si possono togliere diritti e libertà e non si può obbligare nessuno a ” morire” ,non ne verremo più fuori….mi spiace per la dottoressa,però mi sento anche di dire che la 44/2021 va sospesa x tutti i sanitari ,senza distinzioni….

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  • 9 Febbraio 2022 in 16:57
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    Molti ordini medici e professionali si sono trasformati in ordini repressivi simili alle purghe staliniane o della stasi.Oltre a minacciare con estorsione di togliere dagli ordini i loro migliori elementi gli vogliono costringere a fare da cavie a prodotti sperimentali tossici, ovviamente firmando uno scarico di responsabilità, compresa la loro che gli costringono a bucarsi.Si devono vergognare!
    I vertici di questi ordini andrebbero subito tutti indagati; non ci sono scuse all’ ignoranza sui dati della elevata tossicità di questi veleni, che se non conoscono è motivo in piu’ per radiare i “radianti” dagli ordini professionali.

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