Sanremo: il festival del “pensiero unico” nel Draghistan

Per qualche giorno il mainstream ci dà tregua su dati farlocchi relativi a statistiche non aggiornate, o peggio gonfiate, della pandemia, ormai quasi estinta in gran parte dell’Europa, tranne nel Draghistan.

Adesso i giornaloni sfoggiano titoli sensazionalistici sulla kermesse canora. Repubblica ha abbandonato i dati sui deceduti (per Covid o con Covid) degli ultra ottantenni con le «Pagelle Sanremo 2022: i voti alle canzoni della terza serata». La Stampa ha sostituito gli elogi ai virostar magnificando altri personaggi «Drusilla Foer: elegante, ironica, unica». Insomma il Festival del «pensiero unico», non più della canzone italiana, è un altro strumento politico che piace al potere e che deve piacere al popolino, con i soliti buffoni di corte che bramano nel farsi compiacere dai Palazzi romani che contano.

Ora al governo c’è la sinistra della finanza e non più un certo Cavalliere al quale si poteva dire di tutto e di più, talvolta con ragione. Adesso nel Draghistan, come in Cina, nella Corea del Nord o a Cuba, bisogna fare satira sull’opposizione e non su chi governa, altrimenti il popolino si accorgerebbe che la democrazia, nel senso più ampio, non rispecchia più l’attuale forma di governo.

Bisogna magnificare i «diversi» del pensiero unico, non i «diversi» per scelte politiche o per libertà di cura. Il «tengo famiglia» fa sì che ci si debba attenere al consueto copione pro vax e LGBT proposto anche quotidianamente dal mainstream. Sarebbe impensabile non venisse adottato dai dirigenti Rai che a loro volta sono designati dalla politica. Pertanto conduttori ed ospiti, di un qualsiasi programma televisivo italico, devono attenersi alle regole, altrimenti scatta l’emarginazione.

La satira, quella vera che ha come obiettivo i potenti, è «vietata» così come è vietato prendere un caffè al bar senza nazi pass: il «controllore» (una volta chiamato censore) ti farebbe scendere alla prima fermata, come avviene sui mezzi pubblici italiani e nello stesso modo in cui avveniva negli Stati Uniti negli anni ’50, oppure in Sudafrica con l’apartheid.

Gran brutto periodo signori. La superficialità è spacciata come cultura, la propaganda come informazione, ed il «diverso» dal pensiero unico è il nemico da eliminare anche fisicamente, come hanno affermato alcuni operatori sanitari durante l’emergenza Covid. Ma si badi bene a non fare paragoni con nazismo, il manovratore che è socialobbista, preferisce commisurarsi con la Cina di Xi Jinping, anche se caratterizzata da dure repressioni nei confronti dei dissidenti, nonché dall’oppressione sistematica delle minoranze etniche. D’altronde nel Draghistan chi non intende sottoporsi alla sperimentazione del farmaco genico anti Covid, che piace tanto a Fiorello & compagni, denominato subdolamente vaccino, gli vengono tolti i diritti fondamentali, come il lavoro, la scuola e la libera circolazione: qualcuno ha perfino proposto di togliere ai dissidenti No vax le cure mediche.

Guardiamoci Sanremo, continuiamo a gioire delle noccioline lanciate attraverso le sbarre nel quale ci hanno rinchiuso, regalandoci pure qualche premietto se si è fatto il compitino, come per gli animali che lavorano al circo. Mentre i capi continuano a gestire lo zoo, con l’aiuto degli inservienti. Buon Festival.

Antonio Ferrero

Un pensiero su “Sanremo: il festival del “pensiero unico” nel Draghistan

  • 4 Febbraio 2022 in 13:53
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    Bisogna dire che abbiamo dittatori coerenti; stanno sodomizzando tutti con nazi pass e povertà e promuovono la sodomia anche a Sanremo.
    Unico grande è stato Checco Zalone, seguitissimo dal popolo e che cerca di far pensare alle assurdità che oramai sono quotidiane in Italia

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