Covid: «Vaccinarsi è un atto d’egoismo, lo si fa per sé stessi e per avere il green pass»

«Un medico impegnato da due anni nella lotta contro la pandemia (è tra coloro che in un grande ospedale procedono alle intubazioni di pazienti i cui polmoni sono collassati) mi ha dato una lucida definizione a proposito della campagna vaccinale. Chi si sottopone all’inoculazione anti Covid non fa un atto d’amore verso la collettività, come dicono politici e professori: compie un atto di egoismo», scrive Maurizio Belpietro su La Verità.

In pratica chi si vaccina lo fa per difendere sé stesso, non gli altri, per salvare la sua pelle e per possedere il pass che gli consente di lavorare e divertirsi, a differenza di chi fa una scelta diversa rinunciando ad una vita normale.

«Le parole del medico che il coronavirus lo vede da vicino, non come certi presunti esperti che stanno sempre in tv, mi sembrano di stringente attualità, – fa notare Belpietro – in un momento in cui si discute di obbligo vaccinale e di regole sempre più coercitive nei confronti di chi sceglie di non offrire il braccio alla patria.  L’iniezione non è necessaria per impedire la diffusione del virus, perché come si è visto le varianti circolano a prescindere dalle percentuali di vaccinati. La famosa immunità di gregge, ormai lo hanno capito anche i colleghi dei giornaloni, è un miraggio e dunque impossibile da raggiungere. Infatti, nessuno tra coloro che fino a ieri l’avevano eletta a dogma ne parla più: sparita, come sono sparite le percentuali degli inoculati che, dopo essere state seguite con attenzione spasmodica paragonabile solo alla conta per l’elezione del capo dello Stato, adesso non interessano più».

Tant’è che «il professor Massimo Galli positivo dopo una cena con sette commensali tutti «immunizzati» non è un caso isolato», fa notare il direttore de La Verità, che aggiunge «trovo incredibile che per combattere i pericolosi irriducibili al siero sia scesa in campo l’Agenzia delle entrate, per stanare i cinquantenni che non si sono ancora vaccinati. Incrociando l’elenco delle persone residenti e quello dei vaccinati (del resto il certificato verde è gestito da Sogei, società informatica del ministero dell’Economia, non da quello della Salute), per l’Agenzia delle entrate sarà un gioco da ragazzi scoprire chi non si è adeguato all’obbligo e dunque scatterà la sanzione. La multa arriverà a casa insieme con la cartella delle imposte, perché naturalmente è più facile scovare un non vaccinato che un evasore».

A Palazzo Chigi – si legge ancora nell’editoriale – qualcuno si è reso conto della stupidaggine di costringere al vaccino persone che già hanno un’immunità naturale data dalla malattia e ha deciso di correggere le norme volute da Speranza & C., concedendo il green pass». Ma, sempre a Palazzo Chigi, hanno adottato un provvedimento assurdo che riguarda gli stranieri, «ai quali sarà consentito ciò che non è permesso agli italiani. In pratica, con il tampone genico turisti o lavoratori in ingresso nel nostro Paese potranno accedere ai servizi negati ai comuni cittadini anche se si sono sottoposti al test anti Covid. Una palese violazione dei diritti riconosciuti dalla Costituzione, secondo la quale tutti sono uguali davanti alla legge, anche a quella di Palazzo Chigi. Una violazione di fronte alla quale, opinionisti, partiti e magistratura si volteranno dall’altra parte per fingere di non vedere».

La chiusura dell’articolo di Belpietro è emblematica ed evidenzia in modo insindacabile come funziona il Draghistan: «È l’Italia democratica, bellezza, dove uno straniero ha più diritti di chi paga le tasse e pure le multe anti Covid».

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