I clacson della rivolta. I camionisti canadesi aprono la strada alla libertà vaccinale

Se anche non è la più grande, è finora la più vistosa e rumorosa delle proteste contro l’obbligo di vaccino: è il Freedom Convoy, la protesta itinerante dei camionisti canadesi (e statunitensi solidali) che ha pacificamente invaso il Canada per poi “assediare” Ottawa, la capitale, lo scorso fine settimana. La protesta vanta già alcuni tentativi di imitazione all’estero, prima di tutto in Olanda e in Francia.

Lo sciopero dei camionisti contro gli obblighi e le restrizioni delle politiche pandemiche non è la prima nel suo genere. Anche in Italia, a fine settembre, avevano tentato di bloccare le principali arterie autostradali, per manifestare contro l’introduzione del Green Pass. In Canada, la dinamica del Freedom Convoy è stata simile a quella dei portuali triestini: l’85% degli operatori nel settore, stando ai dati dell’Alleanza canadese degli autotrasportatori, è vaccinata, ma una nutrita e agguerrita minoranza, anche di vaccinati, ha protestato a favore di una minoranza discriminata. La discriminazione, in questo caso, è data dal divieto di ingresso nel Canada degli autotrasportatori non vaccinati. Almeno 12mila lavoratori (secondo le stime più generose) sono stati tagliati fuori dal loro stesso Paese.

L’obbligo di vaccinazione, in una nazione del Commonwealth con una tradizione giuridica britannica, è giunta come una novità e non ha mancato di sollevare un intenso dibattito. La prima serie di norme impositive è stata introdotta, dal governo laburista di Justin Trudeau, alla fine di ottobre, per tutti i lavoratori pubblici e per chi (se ha più di 12 anni) viaggia su mezzi pubblici a lunga percorrenza. L’estensione è giunta il 15 gennaio, con l’imposizione dell’obbligo vaccinale anche ai transfrontalieri. Come si può notare, in Italia le misure del Green Pass sono già molto più severe, includendo anche tutti i lavoratori del settore privato e l’intera gamma dei locali pubblici, oltre all’introduzione (che inizia oggi) di un obbligo universale per chi ha compiuto i 50 anni.

Ma in Canada, l’obbligo per i transfrontalieri ha fatto scoppiare la protesta dei camionisti. Viaggiatori, indipendenti, soprattutto nel Nord America sono il simbolo dei nuovi pionieri ed ora sono eretti a punto di riferimento per chi lotta per la libertà contro gli abusi dello statalismo sanitario. Fra questi anche l’imprenditore Elon Musk (Tesla e SpaceX), che con il tweet “Canadian Truckers Rule!”, (che si può tradurre meglio con: i camionisti canadesi sugli scudi!) è finora il più famoso sostenitore della protesta. Usando la piattaforma online GoFundMe, il Freedom Convoy ha raccolto in pochissimi giorni la considerevole somma di 6,3 milioni di dollari (5,6 milioni di euro).

Il 29 gennaio la carovana si è fermata a Ottawa e ad essa si è unito un grande corteo di manifestanti contro l’obbligo di vaccinazione. Erano in tutto 50mila persone, secondo gli organizzatori, “centinaia” secondo le forze dell’ordine. Le immagini aeree rivelano comunque una manifestazione di imponenti dimensioni, con migliaia di persone e una lunga fila di camion che attraversa le vie centrali della città. Destinazione finale: il Parlamento. Oltre al ritiro dell’obbligo per i transfrontalieri, i manifestanti chiedono la fine di tutte le altre imposizioni e dello stato d’emergenza sanitaria, iniziato nel marzo del 2020.

Il premier laburista Justin Trudeau ha da subito stigmatizzato la protesta, dipingendola come “anti-scientifica, dannosa per la pubblica quiete e per la salute”. Sabato, per ragioni di sicurezza, era stato trasferito in una località segreta, come se fosse in corso un attacco militare, dando l’impressione di voler fuggire di fronte alla prima seria manifestazione di dissenso. Contrariamente alle aspettative, le violenze non sono scoppiate. Nella capitale canadese la protesta e il blocco stradale sono avvenuti senza scontri con la polizia. Usando metodi ormai consueti, anche in Italia, i media hanno amplificato gli episodi più discutibili: un’anonima manifestante che si è messa a gridare “libertà!” sulla scalinata ai piedi del monumento del Milite Ignoto, ad esempio, ha suscitato la protesta del governo e sta montando lo scandalo. È partita subito l’accusa di dissacrazione (in un Paese che ha assistito alle manifestazioni della cancel culture in cui sono stati scientemente imbrattati e rimossi monumenti) per un episodio che non ha comportato né danneggiamenti, né un vilipendio vero e proprio. Oppure le svastiche disegnate sulla bandiera canadese: sono provocazioni per accusare di repressione “nazista” il governo, ma vengono mostrate così, nude e crude, e suonano come apologia al nazismo. Subito è passato il concetto che l’associazione spontanea del Freedom Convoy fosse un’organizzazione di estrema destra, “suprematista” bianca per motivi razziali e “sostenitrice di Donald Trump”.

“Anti-scientifica”, “irrispettosa dei simboli nazionali”, “di destra”, “Trump”, tutte le parole chiave che fanno scattare in automatico l’allarme dell’opinione pubblica di sinistra, in un Paese che ha appena rieletto un governo laburista. Ma quanto sono fondate? Difficile definire di estrema destra chi chiede maggiore libertà, prima di tutto. “Trump” poi è ormai l’uomo nero, evocato per demonizzare ogni movimento che non rientri nei canoni del politicamente corretto, anche se non è più in carica da un anno, in un Paese che non è quello in questione. “Anti-scientifica”: difficile accusare una categoria di essere contro i vaccini, dunque contro “la scienza”, se l’85% di quella categoria è vaccinato. Simbolicamente, due manifestanti, camminando fianco a fianco, portavano l’una il cartello: “Lei è vaccinata, assieme marciamo contro l’obbligo” e l’altra, specularmente “Lei non è vaccinata, assieme marciamo contro l’obbligo”. Questo è lo spirito, dunque: non una protesta contro il vaccino, ma contro un’imposizione che risulta indigesta e discriminatoria.

di Stefano Magni – La Nuova Bussola Quotidiana

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