Galli: l’infettivologo dalle tante contraddizioni

Massimo Galli è tuttora uno dei protagonisti indiscussi della narrazione dell’emergenza sanitaria. Già primario di infettivologia all’ospedale Sacco di Milano, classe 1951, ha raggiunto la vera notorietà in qualità di opinionista sul Covid-19.

Disponibile, con collegamenti dall’alba a notte fonda, ha dimostrato di trovarsi perfettamente a suo agio davanti alle telecamere; mai stanco, ma certamente spesso nervoso. Come quando a novembre 2021, ospite di Bianca Berlinguer, ha rifilato un violento, Ora lei sta zitta! E mi lascia parlare, vivaddio, a Maddalena Loy, la giornalista che stava provando ad invocare cautela e prudenza per la vaccinazione Covid-19 ai bambini per via degli effetti collaterali a lungo termine. Cosa sulla quale il professore era d’accordissimo solo a novembre 2020, quando disse, «non c’è farmaco e non c’è vaccino su cui possiamo dire a priori “non mi farà male tra 10 anni”».

A febbraio del 2020quando il Covid iniziava ad invadere la vita degli italiani, il professor Galli era convinto che di emergenza si potesse anche non parlare: “L’esiguità del numero dei casi riscontrati fino ad ora e la modalità con cui si sono manifestati, ci dà la dimensione del contenimento complessivo della problematica. In Italia la situazione è sotto controllo: la malattia difficilmente potrà diffondersi”. Ma, già poco prima che il Governo Conte chiudesse l’Italia, sosteneva non si potesse più negare la presenza del virus sul territorio nazionale: “I locali e i punti di aggregazione vanno chiusi pure nelle regioni non ancora intensamente coinvolte dal problema. Chiudere tutto, subito!”.

Il 10 febbraio 2020, il professore era dell’idea che il coronavirus colpisse “in prevalenza uomini con un’età media di 55 anni, e risparmia i giovanissimi sotto i 16 anni ed ha una letalità del 3%”, ma già il 29 luglio 2021 chiedeva interventi ai governi a livello internazionale: “Se in tutto il mondo lasceremo che il virus circoli tra i bambini, senza nessuna forma di contenimento, non lo fermiamo più”. Le parole di Galli si collocavano nel contesto politico legato all’ipotesi di inoculazione ai bambini, e, ad ottobre 2021, indicava la strada per la libertà dal Covid-19: “Se non cominciamo a vaccinare i bambini il virus non lo fermiamo”.

E se ancora a maggio 2021 si diceva contro l’obbligo vaccinale (“mettere l’obbligo di vaccinazione ora sarebbe come mettere il carro davanti ai buoi. [..] Lavorare sulla persuasione credo sia la cosa più corretta”), a dicembre era di tutt’altra opinione, “è arrivato il momento di considerare senza se e senza ma un obbligo vaccinale per tutti che metta le cose a posto”. Anche perché il professor Galli a luglio scorso era convinto che la protezione dei vaccinati potesse durare oltre un anno, così come quella dei guariti. Tanto che ad agosto insisteva: “Mi sento di affermare con tutta tranquillità che chi invoca la terza dose e parla di minore protezione immunitaria dopo nove mesi, probabilmente non ha presente che con questa affermazione sta dicendo anche che scadono di conseguenza i vaccini e la protezione di tutti coloro che si sono vaccinati per primi, a gennaio”. Ma a novembre già aveva cambiato idea: “Dopo sei mesi la protezione del vaccino cala”, confermava il professore.

E se in piena primavera, a maggio, asseriva: “La protezione vaccinale consentirà di partire con uno zoccolo duro di protezione che renderà più improbabile una ripresa dell’infezione in autunno comparabile a quanto abbiamo vissuto lo scorso autunno”; il 24 novembre 2021 si era già smentito: “Le cose stanno andando peggio del previsto, temo. Lemergenza non finirà tanto presto. L’anno prossimo potremmo ancora chiederci: come sarà il Natale?”. Quindi non valeva più quanto ci aveva raccontato ad agosto 2021: “In generale bisogna aver fiducia nel vaccino, dato che è uno strumento che ci permetterà di non avere la quarta ondata con le caratteristiche delle precedenti”.

Anche sul numero di dosi da farsi inoculare, gli italiani non hanno potuto godere di troppa chiarezza. Quando a febbraio scorso si procedeva alla somministrazione della prima dose, il professor Galli raccontava: “Gli israeliani ci dicono che la prima dose già garantisce abbastanza circa la risposta immunitaria necessaria per contrastare l’infezione. Sui più anziani e le persone immunodepresse si può pensare alla seconda, per gli altri ci si può transitoriamente accontentare della prima dose”. Ma, dopo la prima, è arrivata la seconda e poi la terza. “Sulla terza dose sono un po’ sconcertato”, dichiarava il professore, il 30 luglio 2021. “A parlare molto di terza dose è soprattutto la casa farmaceutica che produce il vaccino. Sicuramente provoca un’impennata di anticorpi, ma quello che dobbiamo chiederci è: serve? È provata l’utilità della terza dose o si tenta di farla così, tanto per?”; per poi ribadire il concetto a settembre 2021: “Francamente in un Paese avanzato lo stile da sanità pubblica che interviene in maniera indiscriminata con una terza dose a tutti, mi lascia perplesso per molti versi”.

Ma il tempo di metterci l’estate alle spalle, e a novembre il professor Galli rilanciava: “Terza dose benedetta e subito. Va considerata per tutti”. Ammettendo, però, questa volta, di aver cambiato ampiamente idea, fino ad arrivare al 23 dicembre 2021, con “la terza dose non sarà l’ultima dose necessaria”. “La variante Omicron? C’è un allarme eccessivo”, diceva il 29 novembre 2021. Ma il 14 gennaio 2022: “La derubricazione di Omicron a normale influenza non è realistica, specie con questi numeri”.

Dopo che il professor Galli ha raccontato della sua infezione da coronavirus, è stato invitato spesso in televisione. In tutte le trasmissioni in cui è stato ospite gli è sempre stato chiesto: “Come ha fatto a contagiarsi se aveva le tre dosi di vaccino e fa una vita claustrale come racconta?”. Così, Galli, il 7 gennaio, a Mattino 5 ha raccontato di aver “incontrato  al massimo una dozzina di persone in ambito conviviale, quindi senza mascherina, ma mai tutte insieme, massimo sei alla volta”. Il 10 gennaio, ad Agorà raccontava invece di essersi contagiato “ad una riunione di otto persone, tutte trivaccinate. È successo che una di queste fosse infetta, nonostante il tampone rapido e sei su otto ci siamo trovati con l’infezione”. Ma l’11 gennaio a Carta Bianca il professor Galli raccontava ancora un’altra versione del contagio: “Alla cena del 31 dicembre, alla quale eravamo in tre, tutti sottoposti a tampone antigienico e tutti e tre vaccinati”.

A lungo, e a più riprese, il professor Galli ha discettato sull’inesistenza di cure per combattere il Covid. “Oggi parlare di cure anti-Covid alternative al vaccino è inaccettabile. Credo che la nostra priorità è cercare di liberarci da questa infezione e lo strumento migliore in questo momento è il vaccino”. Diceva così Galli il 16 settembre 2021, ma era prima di risultare positivo al Covid e necessitare di cure per evitare il ricovero. “Ho fatto la cura con gli anticorpi monoclonali in ospedale perché mi è stato consigliato visti i miei fattori di rischio”, confidava alla stampa l’8 gennaio 2022, aggiungendo: “In ogni caso: allo stato attuale il vaccino è l’unica arma che abbiamo, quindi bisognerebbe ampliare l’obbligo”. Pertanto la cura di anticorpi monoclonali poteva anche non farla, professore?

di Lorenza Formicola – La Nuova Bussola Quotidiana

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