Il Green pass sarà uno strumento di controllo permanente, conterrà tutti i nostri dati e spostamenti

C’è il rischio degli esodati della terza dose e il governo pensa di togliere la scadenza al documento. Ma non è una bella notizia: significa che non ce ne libereremo più. Come conferma la Ue: raccoglierà tutti i nostri dati. E non solo sanitari.

Il green pass è per sempre. Ha troppe funzionalità nascoste e opportunità di tracciamento ai fini fiscali per immaginare che una volta costruita l’impalcatura qualche governante voglia mettersi a smontarla. Per capirlo basta osservare fatti recenti in Italia e progetti vecchi di qualche anno avviati a Bruxelles. Introdotta con la scusa dello stato di emergenza, la carta verde italiana è stata poi messa in stretta correlazione con il numero delle dosi vaccinali. Un mese fa il governo chiede al Parlamento di prorogare la tracciabilità Covid degli italiani fino a fine 2022, nonostante lo stato di emergenza scada a marzo e l’obbligo vaccinale a giugno. Infine, in queste ore, lungi dal mandare in pensione il green pass, si discute di prorogare senza data di scadenza la tessera verde a chi è già tridosato. Insomma, il passo definitivo per sganciare il lasciapassare da qualunque criterio sanitario. Per capire ancor di più bisogna però tornare indietro al 2020 e prestare ascolto alle richieste dell’Ue.

Ursula von der Leyen a settembre del 2020 pronuncia il suo discorso sullo stato dell’Unione. A un certo punto fa un riferimento preciso al decennio digitale europeo e a un documento presentato a febbraio del medesimo anno, poco prima dello scoppio della pandemia.

«Ogni volta che una app o un sito web ci chiede di creare una nuova identità digitale, non abbiamo idea di cosa ne sia veramente dei nostri dati», commenta la von der Leyen. «Per questo motivo, la Commissione proporrà presto un’identità digitale europea sicura. Che ogni cittadino potrà usare ovunque per fare qualsiasi cosa, da pagare le tasse a prendere a noleggio una bicicletta. Una tecnologia sicura». La tecnologia ora c’è e si chiama blockchain, la stessa che la presidente della Commissione ha richiamato l’altro ieri ricordando che presto sarà attivo in tutta l’Unione il passaporto sanitario vaccinale.

Un modo per fornire a ciascun cittadino un’identità e un wallet (portafoglio) digitale. Ci preme ricordare che questa tecnologia è la medesima che tiene in piedi il green pass. Il quale non è altro che un wallet scaricabile su ciascun cellulare. Per il momento i dati sono relativi alla vaccinazione o all’esito di un tampone. Nell’immediato futuro, come ha confermato l’altro ieri la von der Leyen, l’identità digitale potrà raccogliere le intere informazioni sanitarie e di mobilità. Soprattutto potrà essere il pilastro di ciò che l’Ue vuole realizzare: la trasformazione del cittadino in un utente. La von der Leyen vende il tutto come una grande opportunità: il digitale facilita la vita delle persone. Per la Commissione in futuro potremo con una app e in un istante: usufruire di servizi pubblici; aprire un conto in banca; presentare la dichiarazione dei redditi; iscriversi a un’università, nel proprio Paese o in un altro Stato membro; conservare una ricetta medica utilizzabile ovunque in Europa e così via. La realtà è invece molto più complessa.

Affidare i propri dati alla Silicon Valley può essere pericoloso (marketing e pubblicità), affidarlo a uno Stato può essere terribile. La presidente della Commissione racconta solo il lato glamour. La realtà è quella che stanno cominciando a sperimentare gli italiani con il green pass. L’accesso a determinati luoghi o la possibilità di svolgere attività o di incontrare persone può essere inibita da un semplice semaforo rosso sullo smartphone.

Quando è scoppiata la pandemia, abbiamo assistito a un monumentale sforzo tecnico, essenzialmente riconducibile ai tecnocrati dell’e-Health network, per sviluppare l’Efgs, Eu federation gateway service e per permettere l’interoperabilità tra i sistemi di contact tracing (tracciamento) degli Stati membri. Il governo Draghi, già dall’aprile 2021 con il decreto Sostegni, poi a maggio e giugno, rispettivamente con l’introduzione della governance per il Pnrr ex decreto 31 maggio 2021 e con il decreto del 17 giugno 2021, ha tirato in piedi, non certo dal nulla, la ciclopica macchina della piattaforma nazionale Digital green certificate per l’emissione, il rilascio e la verifica dei certificati verdi. Ha reso interoperabili le banche dati dell’anagrafe nazionale vaccinale (Anv), quelle regionali e le ha collegate al sistema della tessera sanitaria gestita dal ministero dell’Economia e dell’Eu-Dgcg sopra menzionata, facendo diventare il tutto il pilastro portante dell’intera infrastruttura digitale. Nel frattempo, l’attenzione degli italiani è stata travolta dai numeri del Covid e anche dall’introduzione dello stato di emergenza. Lo stesso che ha messo in secondo piano valori primari come la privacy, il diritto al lavoro e altri dettagli tutti formalmente inseriti nella Costituzione. La domanda più spontanea è che succederà all’infrastruttura una volta terminato lo stato di emergenza? Nulla. Per lanciare il decennio digitale, l’Ue aveva infatti bisogno di fare un salto di qualità, usando un eufemismo. Serviva infatti trovare il modo di costruire una enorme base dati utente valida in tutto il continente. La pandemia ha permesso l’estensione capillare e il primo test applicativo. Il green pass – facile dedurre – sarà poi il passaporto Ue e probabilmente l’autostrada dell’euro digitale. Sono ipotesi, ma in fondo semplici da quagliare. La futura creazione di portafogli di identità digitale, auspicata anche dalla Bce già dal 2009, è parte del cambiamento delle regole di identificazione elettronica. Passo quest’ultimo che è già a buon punto di realizzazione, proprio per le caraeristiche del sistema del green pass e l’anonimizzazione dei dati scambiati nella rete attraverso l’impiego di protocolli criografici comuni.

Al di là dei tecnicismi, si comprende alla luce delle varie uscite e dichiarazioni dei vertici dell’Ue che il green pass non andrà per nulla in soffitta. Vedremo quando si concretizzeranno le indiscrezioni sul prolungamento senza scadenza della carta verde. Ultimo spunto. Il decreto sostegni ter (non ancora pubblicato in Gazzetta) contiene un capitolo dedicato allo sviluppo del fascicolo sanitario elettronico. Guarda caso un altro tassello del progetto elogiato dalla Commissione Ue.

di Claudio Antonelli – La Verità

2 pensieri riguardo “Il Green pass sarà uno strumento di controllo permanente, conterrà tutti i nostri dati e spostamenti

  • 25 Gennaio 2022 in 16:15
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    Ma se gli stati in questa settimana hanno abbandonato il green pass (come nell’Europa dell’est) non sarà così facile no?

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  • 25 Gennaio 2022 in 10:27
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    E chi ancora crede al “piu’ Europa” gliela si infili ancora piu’ su’

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