Super Green pass sul lavoro, nonostante i dubbi giuridici e sociali

Il governo Draghi sarebbe pronto a imporre il Super Green pass anche sui luoghi di lavoro: si ipotizza un obbligo esteso a tutti i cittadini over 18

La decisione era stata stralciata all’ultimo nel precedente Consiglio dei ministri, ma in queste ore il governo sembra invece deciso a implementare il Super Green pass anche sui luoghi di lavoro. Una misura che, se approvata, permetterebbe di lavorare soltanto ai vaccinati o ai guariti da Covid-19, secondo il cosiddetto metodo 2G già in uso in Austria anche se non per i luoghi di lavoro, dove invece vale l’accesso anche a chi ha eseguito il tampone. Inizialmente la soluzione aveva incontrato le remore di Lega e M5S, ma in queste ultime ore la maggioranza sarebbe tornate coesa. Anzi, alcune forze politiche come il PD sarebbero addirittura favorevoli a misure ancora più drastiche, come l’estensione del Super Green pass sul lavoro a tutti i cittadini sopra i 18 anni.

A rompere per primo gli indugi è il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta: “È il momento del Super Green pass sul lavoro. Ed è una scelta in coerenza con quanto decidemmo a ottobre con il Green pass, una storia di successo che ha permesso di contemperare aperture e sicurezza, garantendoci un vantaggio sul resto d’Europa”. Una visione forse fin troppo ottimistica quella di Brunetta, che qualche giorno fa in un incontro a Norcia continuava a definire l’Italia “un modello per il contrasto alla pandemia, guadagnandosi il plauso dell’Europa e la fiducia degli investitori“.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il leader di Italia Viva Matteo Renzi, che propone “vaccini obbligatori sul lavoro, Green Pass solo ai guariti e ai vaccinati, anticipo della terza dose (in Francia stanno andando a tre mesi, in Israele sono pronti alla quarta dose), ma basta quarantene ai vaccinati. Basta!”. Secondo l’ex premier infatti le restrizioni anti contagio “devono valere solo per i no vax e per i positivi finché sono positivi, come peraltro hanno annunciato ieri negli Stati Uniti. Più che continuare a fare tamponi, è necessario investire sui vaccini: allunghiamo i turni degli hub vaccinali, per anticipare il più possibile la terza dose, come stanno facendo in molti altri Paesi”.

I dubbi giuridici di un Super Green pass sul lavoro

Come già detto, a essere favorevoli alla cosiddetta soluzione 2G a partire dai 18 anni in su sono soprattutto il PD, i sindacati e il ministro della Salute Roberto Speranza, ma singole adesioni si sono registrate anche all’interno di Forza Italia. Un entusiasmo bipartisan dunque, che però rischia di scontrarsi contro il muro della dura realtà e con i numerosi dubbi giuridici e sociali che stanno emergendo in merito al generico concetto di Super Green pass, non solo per i luoghi di lavoro.

Ci si chiede infatti cosa potrà infatti accadere a un avvocato non vaccinato che deve svolgere presenziare a un processo, o a un no vax che deve sporgere una denuncia in commissariato. Potranno rispettivamente accedere a questi luoghi? E in caso di violazione della norma quanto è moralmente accettabile far pagare la sanzione a pensionati e disoccupati, anche in ottica di consenso elettorale. Dubbi non di poco conto che avrebbero spinto il governo a concentrare l’obbligo di Super Green pass sulla cosiddetta popolazione lavorativamente attiva.

Ricciardi: “Il tampone non sempre è affidabile”

Favorevole alla linea del 2G anche il professor Walter Ricciardi, consulente del Ministero della Salute. Per prevenire un potenziale contagio egli infatti sostiene l’affidabilità della vaccinazione e della guarigione, ma non del tampone: “È urgente aumentare il numero delle persone che hanno ricevuto la terza dose ma anche ridurre coloro che non sono protetti. Vanno vaccinati i giovani e i bambini, certo. Ma non c’è dubbio che un passaggio cruciale sarà il Super Green pass per il lavoro. Deve esserci come premessa che per lavorare serve la vaccinazione o essere guariti, non basta un tampone non sempre affidabile, altrimenti ne soffrirà il nostro sistema sanitario nazionale. Se faremo questo, possiamo essere ottimisti: riusciremo a scavallare l’inverno. Molte forze politiche lo hanno capito”.

Il Giornale d’Italia

 

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