Vuoi parlare di Covid e diventare vip? Devi allinearti e raccontare balle con il «virologicamente corretto»

Visto che è stata dichiarata la «guerra al Covid», non sono consentite critiche alla vulgata. E i pochi esperti che dissentono devono pagare dazio al virologicamente corretto. Come accade a Guido Silvestri: anti chiusurista sui social, allineato sul «Corriere».

Come notava ieri su queste pagine [La Verità, ndr] il filosofo Flavio Cuniberto, ci troviamo in un’era di mobilitazione totale. È stata proclamata la «guerra al Covid», è necessario che tutti partecipino allo sforzo bellico. Come scriveva Ernst Jünger, con la mobilitazione totale «il complesso e ramificato pulsare della vita moderna viene convogliato in un sol colpo di leva nella grande corrente dell’energia bellica»: nessuno può sottrarsi allo sforzo, nessuno può permettersi di esprimere una opinione critica rispetto ai comunicati ufficiali della Cattedrale Sanitaria attualmente al potere.

Non siamo davvero in guerra, però siamo costretti a comportarci come se lo fossimo. Ci muoviamo per le città mostrando la carta verde (e chi ne è privo è espulso dalla società), ma a ben vedere non si tratta dell’unico lasciapassare che siamo costretti a esibire. Esistono altre tesserine, immateriali ma non meno invasive, che debbono essere sventolate se non si vuole essere messi al bando alla stregua di traditori della patria.

Si tratta di alcune formulette – per lo più basate su menzogne – che vanno ripetute al fine di qualificarsi come «sostenitori» o, per lo meno, «non avversari» della Cattedrale. Parliamo, in buona sostanza, di professioni di fede: dopo tutto, come già Jünger notava, l’elemento religioso – di fede nel Progresso e nella Scienza – è fondamentale in tempi di mobilitazione totale.

Al cronista che appaia in pubblico, ad esempio, è costantemente richiesto di dichiarare il proprio status vaccinale o, in alternativa, di ribadire che «bisogna vaccinarsi perché il vaccino è fondamentale». Non basta snocciolare la formuletta: bisogna scandirla mostrando di crederci. Per medici e scienziati, invece, la faccenda è appena più complicata. Molti di loro, in questi mesi, hanno covato pensieri e opinioni divergenti rispetto al sentiero unico tracciato dai Predicatori Sanitari. Fra questi dubbiosi, i più hanno preferito tacere, onde evitare conseguenze spiacevoli a livello di reputazione. Ora, di fronte al plateale fallimento della linea dominante, chi era stato confinato nell’oscurità o sui suoi profili social inizia a ritrovare spazio sui giornali, e riesce persino a esprimere concetti interessanti e «controcorrente». Prima, però, deve comunque pagare dazio. Prendiamo Guido Silvestri, luminare della Emory university di Atlanta. Ieri, su Facebook, ha condiviso una dichiarazione di Francois Balloux, professore di Computational biology allo university college of London, dai toni piuttosto decisi. Secondo Balloux, «Essenzialmente tutti alla fine verranno infettati da Sars-Cov-2 nel prossimo futuro, e probabilmente più di una volta nella loro vita». Secondo Balloux, «fingere di mantenere il controllo sta diventando troppo costoso».

Silvestri condivide in toto l’analisi del collega: «È esattamente quello che io sto sostenendo da mesi», chiosa. «E ora speriamo che i vari esperti […] comincino a fare una bella e salutare marcia indietro dalle loro posizioni “chiusuriste” a oltranza, che ormai stanno solo facendo enormi danni e ancor maggiore confusione».

C’è solo una nota lievemente stonata. Mentre su Facebook condivideva il post di Balloux, sul Corriere della Sera Silvestri appariva ben più annacquato. Per esempio definiva «giusta l’estensione del green pass», considerava «efficace» il (falso) lockdown tedesco e citava il solito dato (sbagliato) sull’80% di no vax ricoverati. Sorge allora un dubbio. E cioè che Silvestri abbia dovuto fare qualche concessione al virologicamente corretto. Ripetuti i due-tre luoghi comuni, ha potuto dire che «gli ospedali non sono sotto pressione neanche nella Londra da un milione di casi» e che il virus sembra stia diventando un raffreddore.

Intendiamoci: magari è soltanto un caso. Cose simili, tuttavia, accadono troppo spesso, e i dubbi sorgono. Anche gli organi di stampa «ufficiali» della Cattedrale agiscono così. Ripetono nei titoloni gli stessi concetti, gli stessi allarmi. Poi, ogni tanto, si concedono di dar voce a qualcuno che racconta una storia diversa, più aderente alla realtà. È accaduto ieri a Repubblica, uno dei quotidiani che più duramente hanno osteggiato i no vax e che con più entusiasmo hanno supportato le varie strette. In un quadratino di prima pagina, il giornale ha richiamato un articolo di Giorgio Buonanno (università di Cassino e del Lazio Meridionale, Queensland university of technology di Brisbane, Australia) che, in poche righe, demolisce tutta la retorica virologica prevalente. Dal 2020 Buonanno cerca di spiegare l’importanza della trasmissione aerea dei virus (aerosol) rispetto ai droplet e alle superfici» e insiste «per includere ulteriori misure di protezione relative agli ambienti chiusi». Ancora nel luglio 2020, tuttavia, le istituzioni sanitarie fingevano di non sentire e «attribuivano la responsabilità della ripresa dei contagi a fantomatici comportamenti non virtuosi dei giovani». Situazione analoga nel 2021: «Quest’anno le autorità sanitarie confidavano nella vaccinazione come soluzione del problema, senza interventi finalizzati alla riduzione del rischio negli ambienti chiusi. La verità è che ancora oggi non controlliamo i contagi a causa della ridotta efficacia dei vaccini nel proteggere dal contagio». Secondo Buonanno, «tutta la nostra scienza è stata soffocata da un dogma […] e nel nome di questo dogma non abbiamo affrontato i rischi degli ambienti chiusi, il vero tallone d’Achille delle nostre società. […] Siamo in grado di rendere gli ambienti chiusi come ambienti simil aperti ma questo ci è impedito».

Poche righe, cristalline: tanto basta per denunciare la cecità volontaria delle istituzioni italiane e internazionali. La voce di Buonanno la sentiamo ora, quasi sommersa dalle grida di regime. Sentiamo ora, pur con qualche difficoltà, anche la voce di Silvestri e di altri scienziati che da tempo tentano di suscitare un dibattito utile, rompendo gli steccati ideologici. E allora, forse, è giunto il momento di farla finita con la mobilitazione totale.

Non siamo mai entrati in una guerra, ma siamo comunque riusciti a perderla. Quindi o si cambia strategia o si cambiano i generali.

di Francesco Borgonovo – La Verità

Un pensiero su “Vuoi parlare di Covid e diventare vip? Devi allinearti e raccontare balle con il «virologicamente corretto»

  • 30 Dicembre 2021 in 10:20
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    Il “vàirus” è l’equivalente della Confraternita di Goldstein di “1984”, un nemico puramente virtuale e mediaticamente artefatto. Dei “due minuti d’odio” che ad essi venivano tributati, abbiamo oggi l’altro equivalente nelle invettive, estemporanee e no, contro gli obiettori di coscienza all’inoculazione fintamente vaccinante; tali, probabilmente, perché rimasti unici a possederne una… chi ancora parla di “dibattito utile” in merito a questioni del tutto insensate non ha capito – o finge di non capire – fino a che punto si spinga la virtualizzazione della presente Era Oscura. L’unico dogma di cui bisogna disfarsi è quello del contagio; tutto il resto non è che un accessorio ancor più illusorio di esso.

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