Belpietro: è più difficile non vaccinarsi che rubare. Gli sbarchi? Sestuplicati

L’emergenza pandemica ha fatto dimenticare gli enormi afflussi di balordi, che delinquono e minacciano la sicurezza. D’altronde, le forze dell’ordine sono concentrate solo a controllare i green pass. Ennesimo flop di un ministro dell’Interno che deve dimettersi.

Ci sono molte buone ragioni per augurarsi che l’anno nuovo si porti via, dal Viminale ovvio, Luciana Lamorgese. La cocca di Sergio Mattarella, presidente della Repubblica che perfino Matteo Renzi si è pentito di aver mandato al Quirinale vista l’indecisione, ha dato prova di non sapersi occupare dell’ordine pubblico (a tutti è nota la gestione della piazza che consentì a un corteo di facinorosi di prendere d’assalto la sede della Cgil), né di essere in grado di tenere a freno fenomeni criminali (non saprei definire in altro modo l’occupazione di suolo pubblico con il dichiarato intento di violare la legge e di spacciare droga) come i rave party. Tuttavia, il ministro dell’Interno il peggio lo ha dimostrato occupandosi di immigrazione.

Con lei alla guida del dicastero che fu di Matteo Salvini, in meno di tre anni gli sbarchi si sono sestuplicati. Da poco più di 11.000 che erano nel 2019, l’anno dopo gli arrivi hanno superato quota 34.000 e quest’anno, complice la disattenzione al tema causata dall’epidemia di Covid, hanno sfiorato i 65.000. In un Paese normale basterebbero questi dati a invitare la prefetta prestata alla politica a fare le valigie, ma nel caso in cui qualcuno, con l’occasione del Natale, invitasse all’indulgenza, in quanto la nascita del Bambinello suggerisce a tutti di essere più buoni, sarebbe necessario dare uno sguardo alla percentuale di reati commessa da stranieri.

Fabio Amendolara ha fatto per noi questo lavoro statistico e i risultati sono impressionanti anche per me, che da anni, grazie a Marzio Barbagli, sociologo di sinistra, sono abituato a non indulgere alla retorica buonista dell’accoglienza. Sul totale delle denunce, quelle che riguardano persone di origine straniera sono in strabiliante aumento. Dal 30 per cento del 2020 siamo infatti passati al 31 per cento di quest’anno. Tuttavia, nonostante gli immigrati non rappresentino un terzo della popolazione, ciò significa ancora poco. Per capire l’entità del fenomeno, bisogna infatti dare uno sguardo alle percentuali dei singoli reati, dove l’incidenza cambia.

Nei primi sei mesi del 2021, oltre la metà delle persone segnalate per furti con destrezza non era italiana (59 per cento), mentre gli stranieri denunciati per furti in esercizi commerciali rappresentavano il 54 del totale e quelli arrestati per rapine in pubblica via il 52 per cento. In pratica, più della metà dei reati che maggiormente destano allarme sociale era opera di immigrati. Il dato cala, ma resta comunque allarmante quando si parla di violenze sessuali. A fronte di una popolazione immigrata inferiore al 9 per cento (questi per lo meno sono i dati ufficiali, che ovviamente escludono i clandestini), il numero di persone denunciate per reati di questo tipo sfiora il 40 per cento, per scendere al 36 per cento in tema di spaccio di sostanze stupefacenti e al 25 per quanto riguarda le minacce e le percosse. La media si abbassa un poco (20 per cento) quando si parla di omicidi, volontari o colposi, di truffe e frodi informatiche, di riciclaggio e impiego di denaro sporco. Sta di fatto che, nonostante tutto, anche l’incidenza di questi reati commessi da stranieri rimane costantemente superiore a quella compiuta dagli autoctoni se raffrontata alla popolazione.

Del resto, un dato che dovrebbe far riflettere Luciana Lamorgese e compagni è il numero di extracomunitari detenuti, a spese del contribuente, nelle patrie galere. Su 54.000 ospiti delle case circondariali, 17.000 non risultano nati in Italia, vale a dire il 31 per cento. Quasi il 20 per cento di costoro sono di nazionalità marocchina, mentre i rumeni rappresentano il 12 per cento, gli albanesi il 10, ex aequo con i tunisini: seguono i nigeriani. Amendolara ha scoperto che il maggior numero di detenuti stranieri è ospite dei penitenziari lombardi, seguito da quelli del Lazio e del Piemonte, con una particolarità, ovvero che alcune prigioni sarde sembrano dedicate quasi esclusivamente agli extracomunitari, con una percentuale di occupazione che sfiora l’80 per cento. È straniero il 30 per cento dei detenuti che deve scontare pene tra i 5 e i 10 anni, mentre quelli che hanno condanne oltre i 20 anni scendono al 12,5 per cento, frutto anche delle difficoltà di ottenere condanne per associazioni a delinquere di stampo mafioso quando si parla di traffico di droga e prostituzione, attività in cui la mafia nigeriana e non solo è molto attiva.

Tornando a Luciana Lamorgese e alle responsabilità del ministro dell’Interno, questi dati parlano da soli, così come parlano da soli i numeri degli sbarchi. Se poi non servisse, basterebbe dare un’occhiata alla situazione di generale abbandono delle principali città italiane, a cominciare da Milano per procedere verso Firenze e Roma. Il Covid ha impedito di affrontare alcune situazioni. Ma un’emergenza non può servire a nasconderne un’altra. Tanto meno si può accettare che per inseguire i non vaccinati si chiudano gli occhi sui reati. A tutti è nota, perché La Verità l’ha pubblicata in esclusiva, la circolare con cui il Viminale invitava a perseguire i viaggiatori sui mezzi pubblici non in possesso del green pass. Non essersi vaccinati a quanto pare è giudicato peggio che rubare: una graduatoria della gravità dei reati che da sola dovrebbe indurre la titolare del ministero dell’Interno a cambiare le valigie. Evento che noi ci auguriamo avvenga prestissimo. Anno nuovo, ministro nuovo.

di Maurizio Belpietro – La Verità

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