Mario Giordano: il super pass è una ‘supercazzola’. Parola di Draghi e Speranza

Anche i vaccinati devono fare un tampone per entrare in Italia. Grossi problemi con i frontalieri e con la Ue, che si infuria: la carta serviva a far circolare le persone non a discriminarle. Ma non eravamo un esempio?

Ciò vale sia per gli stranieri (di qui l’incazzatura di Bruxelles). Sia per gli italiani. Se dunque voi andate in Francia o in Germania e poi rientrate, anche se avete il super green pass con tre stelle Michelin e certificato deluxe dovete pazientemente sottoporre le vostre narici all’intrusione antigenica o molecolare. Non è meraviglioso? Se avessimo ancora bisogno di una prova che il super green pass, in realtà, è una supercazzola ci pensa Palazzo Chigi a fornircela. Infatti funziona talmente bene che non si fidano nemmeno loro.

Ma come? Non doveva essere lo strumento principe della tutela sanitaria? Non doveva darci la «garanzia» (copyright Mario Draghi) di non infettarci? Non doveva «rendere più sicuri i luoghi di ritrovo o di lavoro»? Non ci hanno sfracassato gli zebedei per mesi e mesi spiegandoci che i non vaccinati sono pericolosi untori e potenziali assassini? Non hanno fomentato l’odio degli italiani contro gli italiani eleggendo la dose Pfizer a gesto di altruismo e protezione della società? Non ci hanno detto che l’Italia era il modello del mondo e che tutta l’Europa ci avrebbe invidiato e imitato? Il castello di balle, che già si era sgretolato giorno dopo giorno sotto i colpi implacabili della realtà e dei dati statistici, ora viene giù di botto. Perché a contestare le verità calate dall’alto e imposte nei talk show di regime, ci ha pensato lo stesso governo. Con una sola decisione. Che, in un amen, sconfessa ufficialmente mesi di narrazione pinocchiesca. Dimostrando che le bugie hanno le gambe corte, e il tampone rapido.

Infatti: se il super green pass fosse stato davvero uno strumento di tutela sanitaria, se fosse stato sufficiente a rendere più sicuri i luoghi di ritrovo e di lavoro e se avesse dato la «garanzia» di non infettarsi, che bisogno c’era di richiedere il tampone a chi ha già il super green pass? Se il vaccino ci mettesse davvero al riparo dal contagiarsi e dal contagiare, se fosse un gesto d’altruismo per proteggere gli altri (e non un gesto di egoismo per proteggere sé stessi, come in realtà è) che bisogno c’era di richiedere il tampone a chi è già vaccinato? E se davvero l’Italia è quel Paese modello che vogliono farci credere, luce che illumina l’Europa, esempio ammirato e seguito, con più tentativi d’imitazione della Settimana enigmistica, ebbene: allora perché l’Europa medesima ci ha appena fatto sapere che queste misure a Bruxelles sono gradite come un cactus nelle mutande?

Un sospetto noi ce lo abbiamo: il green pass era stato inventato a livello europeo per aiutare la circolazione e evitare le discriminazioni. Noi ne abbiamo fatto uno strumento per evitare la circolazione e aumentare le discriminazioni. Non male per il governo dei migliori europeisti del bigoncio, no? Questi signori ci stanno imponendo ogni riforma economica e sociale in nome dell’Europa, però quando l’Europa fa qualche osservazione sulle nostre norme anti Covid allora niente, giriamo la testa dall’altra parte. «C’è poco da riflettere», ha tagliato corto ieri Mario Draghi. Epperò temo che oggi e domani dovrà discuterne al Consiglio europeo. Da una parte le posizioni degli organi Ue come l’Ecdc (Centro di prevenzione e controllo), che da sempre sostiene che la chiusura delle frontiere ha un impatto pressoché irrilevante sulla diffusione del virus. Dall’altro le nostre misure che invece chiudono le frontiere, sulla scorta delle profonde analisi di Walterino Ultimo Guappo Ricciardi e dell’ex consigliere comunale di Potenza Roberto Speranza. In mezzo l’Europa unita, come sempre, alla stregua della torta sbrisolona.

Resta un ultimo aspetto: la rivalutazione del tampone. Fino all’altro giorno, infatti, per spingere il super green pass, avevamo assistito alla sua demonizzazione. Gli stessi scienziati che fino a qualche mese prima andavano in giro a discettare dell’importanza delle tre t (testare, tracciare, trattare) all’improvviso si erano messi a criticarlo come uno strumento di Satana per favorire la diffusione del virus, a differenza del vaccino capace di fermarla anche solo con la forza del pensiero. Lo sapevano benissimo che stavano mentendo e infatti alle conferenze stampa di Palazzo Chigi, come negli studi televisivi, per essere davvero sicuri non ci si accontentava del certificato verde: si chiedeva il tampone. Ora però c’è qualcosa in più: siamo di fronte a un provvedimento ufficiale del governo che riguarda le nostre frontiere e la tutela del Paese. E che non si può ignorare. Dunque, contrordine del contrordine, cari virologi: il tampone torna a essere importantissimo, fondamentale, sicuro e attendibile. E il super green pass? Come volevasi dimostrare: serve solo come strumento di pressione per spingere la gente a vaccinarsi. O come strumento di segregazione per punire chi ha dubbi sul vaccino. O per introdurre forme di controllo sociale e un po’ di apartheid. O per mettere amici, colleghi e familiari gli uni contro gli altri. Serve per il peggio, insomma. Ma non come strumento di tutela sanitaria. Per questo, probabilmente, viene prolungato fino al 31 marzo.

di Mario Giordano – La Verità

Un pensiero su “Mario Giordano: il super pass è una ‘supercazzola’. Parola di Draghi e Speranza

  • 16 Dicembre 2021 in 10:09
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    Analisi lucida, vera e purtroppo inascoltata dalla massa di ebeti che espongono orgogliosi il loro superipercazpaz. Tanto, i poveri babbei, tra breve faranno la conoscenza con la verita’ e non gli piacera’ per niente.

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