Progettano altri lockdown: il super pass discrimina gli umani, non combatte il virus

Giornali e tv si sperticano a dire che nel primo giorno è filato tuo liscio (basta non fare i controlli…) però già minacciano ulteriori restrizioni nel caso salgano i positivi. Cosa che, andando verso l’inverno, è inevitabile.

Il super green pass servirebbe a evitare nuove chiusure, eppure 24 ore dopo l’entrata in vigore del super green pass, già si parla di nuove chiusure: benvenuti nel Paese del super paradosso.

Il nuovo certificato verde rafforzato, ricordiamolo, è diventato obbligatorio dall’altro ieri, lunedì 6 dicembre, e lo resterà fino al 15 gennaio, per entrare nei bar e nei ristoranti al chiuso, in palestre, impianti sportivi, cinema, teatri, discoteche e per assistere agli spettacoli e partecipare a feste e cerimonie pubbliche, anche in zona bianca. Sempre dall’altro ieri, il green pass base, ovvero quello che si ottiene con un tampone negativo, è diventato obbligatorio anche per il trasporto pubblico locale.

L’altro ieri, giorno di esordio del super green pass, fa sapere il ministero dell’Interno, sono state controllate dalle forze dell’ordine 119.539 persone, 937 delle quali sono state sanzionate per il mancato possesso del certificato verde. Altre 2.077 persone sono state multate perché sprovviste di mascherina. I controlli sono quasi raddoppiati rispetto a venerdì scorso, quando erano stati 66.925. Sui treni regionali sono state controllate 27.000 persone, 900 delle quali sono state bloccate sulle piattaforme perché sprovviste di green pass. «I controlli che stiamo facendo sul green pass», commenta il ministro Luciana Lamorgese, «sono rigorosi. Ho letto su alcuni media di una linea soft del Viminale. Non è vero. La nostra linea è del rigore: va garantita la salute pubblica, il diritto vivere con serenità quando si esce. Umanità sì ma nessuna linea soft». Umanità? La Lamorgese, ma non è una notizia, sembra non sapere di cosa parla. Ha fatto il giro dei social, infatti, il video di una novantenne di Firenze alla quale i poliziotti hanno impedito di salire sull’autobus. La nonnina, poveretta, ha spiegato con convinzione agli agenti di essere vaccinata, ma le è stato ugualmente vietato di prendere il mezzo pubblico.

Neanche il tempo di registrare le numerose richieste (vane) di concedere delle deroghe, almeno per gli studenti che devono avere il green pass per prendere l’autobus che li porta a scuola, ma che non ne hanno bisogno per entrare a scuola, ed ecco che si levano alte le preoccupazioni sul contagio che dilaga, seguite immancabilmente dalla prospettiva di nuove restrizioni. «Se non ci sono controlli serrati, in questo periodo natalizio», argomenta il presidente della Sicilia, Nello Musumeci, «si corre il rischio di dovere adottare provvedimenti restrittivi. E questo non ce lo possiamo e non ce lo dobbiamo permettere».

«Fra due settimane», incalza il presidente del Veneto, Luca Zaia, «potremmo essere in zona gialla, quindi Natale giallo. Le restrizioni implicano l’uso della mascherina all’aperto e la riduzione posti a sedere nei ristoranti che potrà essere bypassata con super green pass». Sembra di assistere a una commedia degli equivoci: il super green pass, panacea di tutti i contagi, arma letale per sconfiggere le chiusure, non serve assolutamente a niente, tanto è vero che si parla di nuove chiusure. Per noi della Verità non è una sorpresa: sono settimane che ripetiamo che i vaccinati si contagiano e contagiano, e che se c’è un problema, oggi, sono le persone fragili che si sono vaccinate cinque o sei mesi fa, e che oggi sono scoperte, possono ammalarsi, finire in terapia intensiva, eppure se ne vanno in giro tranquillamente, con il loro super green pass, che dura nove mesi. E intanto, piovono notizie all’insegna del più sfrenato catastrofismo: «Siamo in una situazione molto grave», fa sapere la direttrice dell’Agenzia europea per la prevenzione e il controllo delle malattie, Andrea Ammon, «con alti livelli di trasmissibilità del Covid. Il prossimo periodo festivo, in cui i contatti tra gruppi di persone aumentano, può peggiorare le cose. Con l’espansione ulteriore che attendiamo dalla variante Omicron la situazione potrebbe passare veramente di male in peggio», ammonisce la Ammon, «perciò occorre prendere altre misure di prevenzione, in parallelo ad un’espansione della vaccinazione». E quali potrebbero mai essere, queste ulteriori misure, se l’Italia è già totalmente sottomessa all’obbligo di un super green pass che a quanto pare non serve a nulla, perché se servisse a qualcosa non si parlerebbe più di ulteriori misure? Divieto di cenone in famiglia? Niente feste di capodanno nelle piazze, come già diversi sindaci annunciano? Non si sa. Quello che si sa è che anche sullo stato di emergenza, che dovrebbe terminare il prossimo 31 dicembre, siamo in pieno caos.

Alcune indiscrezioni riportano che il premier Mario Draghi non avrebbe intenzione di prorogarlo, e subito i pasdaran delle chiusure si ribellano: «Le discussioni sulla proroga o meno dello stato di emergenza in Italia», dice il ministro della Salute, Roberto Speranza, «non sono ancora mature in seno al governo, aspetteremo ancora il tempo necessario per consolidare una riflessione che sicuramente è in corso e poi faremo le nostre valutazioni». La proroga, secondo il presidente della Liguria, Giovanni Toti, «è quanto mai opportuna». Non resta che aggrapparsi (figuriamoci) alle parole del sottosegretario alla Salute, Andrea Costa: «Sul Natale non cambia nulla», dice Costa a Radio anch’io, «varranno le regole che valgono adesso. Non c’è nulla in previsione». Amen.

di Carlo Tarallo – La verità

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