Accordo Italia-Francia: quanti punti oscuri

C’è chi festeggia, c’è chi mugugna. “E’ un momento storico. L’Italia salda un’alleanza politica senza precedenti con un Paese amico, la Francia, con cui ci sono interessi sempre più forti e comuni: due grandi Paesi, due grandi economie decidono di governare e gestire nel dialogo e nella continuità le loro relazioni bilaterali e la loro azione in Europa e nel mondo. Sono contento sia per ragioni politiche che personali: se pensate che solo nel 2019 Giorgia Meloni e Luigi Di Maio volevano togliermi la nazionalità per la mia scelta transnazionale con la candidatura al Parlamento europeo e poi il mio incarico a Parigi, capite quanto e’ cambiato il clima a Roma con il governo Draghi”. Lo ha detto Sandro Gozi in un’intervista a Repubblica.it. “Sono convinto che la costruzione europea a 27 debba poggiare su di una base politica, industriale, geopolitica solida, su un treppiede Roma, Parigi, Berlino. Questo non significa affatto creare cerchi o nuove divisioni tra Paesi: significa al contrario favorire un gruppo dinamico di Paesi e popoli che spinge in modo deciso e inclusivo per raggiungere veramente tutti gli obiettivi comuni decisi a 27”, ha proseguito l’eurodeputato di Renew Europe, promotore dell’intesa bilaterale.

Ma c’è anche chi non celebra l’accordo, anzi lo critica. Per esempio la Verità, che parla di “note stonate” e sottolinea: “Il Trattato del Quirinale impegna l’Italia su fronti strategici, ma con troppe zone d’ombra. Dalle implicazioni militari nella lotta al terrorismo al rischio di dipendere dal nucleare francese. Vaghe anche le implicazioni su migranti, spazio e lotta alle fake news”. Si citano per esempio le consultazioni sulla sicurezza marittima anche in riferimento all’Indo-Pacifico. “Ciò significa che vi sarà un coinvolgimento militare del nostro paese in quest’area? E se sì, sotto quale ombrello?” E ancora: “Mettersi a traino dei francesi non sembra convenire, visto lo schiaffo che hanno rimediato a settembre da Washington con Aukus”.

Si parla poi di spazio: “Il rischio è che, a partire dal settore della radaristica, l’Italia finisca con l’utilizzare soldi del Pnrr per finanziare aziende francesi”. C’è anche la questione energetica. “A pagina 9 del Trattato si legge che le parti si adoperano per la decarbonizzazione in tutti i settori appropriati, in particolare sviluppando le energie rinnovabili e promuovendo l’efficienza energetica”. Ma la Verità ricorda che “l’Italia importa parte della propria energia elettrica proprio dal nucleare francese e, a pensar male, si potrebbe ritenere che Parigi abbia qualche interesse da tutelare su questo fronte”.

Sul fronte strategico, il Fatto Quotidiano nota che “non si fanno nomi ingombranti, ad esempio, la Libia. Così come, in campo economico, riferimenti a casi come Tim-Vivendi. Eppure, dopo la vicenda Fincantieri-Stx un chiarimento sarebbe stato utile”. Mentre, secondo la Verità, “dal Sahel al Corno d’Africa nel documento prevalgono le priorità dei francesi”.

Affari Italiani

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