Il vaccino anti Covid gli procura una pericardite: ora ha contro un muro di omertà

Il 12 novembre scorso, il quotidiano La Verità ha pubblicato l’esito di un importante analisi della Fondazione Hume sui dati delle segnalazioni dei decessi dopo la somministrazione dei vaccini anti-Covid negli Stati Uniti ed in Gran Bretagna. Ne è emerso un dato decisamente inquietante, ignorato o minimizzato dai media di regime. Dallo studio è emerso che negli USA la mortalità dei vaccini di Pfizer e di Moderna è di 22,7 per milione di dosi somministrate. Per avere un’idea dell’entità del problema, bisogna mettere questi dati a confronto con quelli del vaccino antinfluenzale (campagna 2019-2020), che registrava una mortalità di 0,26 ogni milione di dosi: quasi 90 volte in meno. Oppure con il dato di tutti i vaccini somministrati negli USA nei dieci anni precedenti l’introduzione del vaccino anti-Covid, che indica 1,6 morti per milione di dose.

Questi dati riguardano “solo” i decessi e non tutte le reazioni avverse considerate come gravi. Ma non esistono “solo” i tragici decessi. Così come non esistono solo i numeri. La realtà degli affetti avversi da vaccino ha a che fare con persone in carne ed ossa, che iniziano improvvisamente a star male nei giorni immediatamente successivi alla vaccinazione, quando non il giorno stesso, e che poi vivono una preoccupante trasformazione di questi sintomi e trovano spesso incomprensione nel mondo dei medici. Persone a cui la vita è stata stravolta.

Michele, quarantenne tecnico informatico di Roma, a gennaio ha un’infezione da Sars-Cov-2 e sviluppa la malattia. Tutto finisce bene, ma nell’estate la sua vita ha una svolta. Il 1° luglio Michele si sottopone alla prima e unica dose del vaccino Moderna allo Spallanzani di Roma e già la notte inizia a star male.

«La sera sono andato a letto con la febbre e avevo i linfonodi sotto le ascelle gonfi e doloranti; dopo circa due ore di sonno, mi sono risvegliato a causa di fitte taglienti al petto, come se avessi un infarto». Erano i primi segnali di una pericardite, come si riconoscerà in seguito, ma Michele cerca di non dare troppo peso, pensando a normali effetti avversi momentanei.

Per circa un mese, Michele sta meglio, ma dal 10 agosto, il dolore al petto si ripresenta di nuovo, saltuariamente, fino al 23, da quando la “spia”, come la chiama Michele, non si è più spenta. Il 23 agosto, si trovava in Grecia e lì si era recato al Pronto Soccorso di Atene, dove, dopo una serie di analisi, i medici diagnosticano una pericardite. Quattro giorni dopo, rientrato in Italia, Michele si rivolge al Pronto Soccorso dello Spallanzani, dove presenta i referti dei colleghi greci.

«Qui è successa una cosa strana. Dopo dieci ore di osservazione, mi rimandano a casa, con la diagnosi di dolore toracico aspecifico. Non mi fissano nemmeno una visita cardiologica, né mi fanno esami di approfondimento. Sono stato io, di testa mia ed ovviamente privatamente, a contattare un cardiologo. E lui, dopo un ecocardiodoppler, ha confermato la diagnosi dell’ospedale di Atene».  C’era già una diagnosi precisa, offerta su un vassoio, ma al PS romano preferiscono il limbo della aspecificità.

«Sono rimasto allibito per questo modo di fare, ma anche per la freddezza del medico, che mi ha liquidato, mentre io continuavo ad avere questo dolore al petto». Un atteggiamento che purtroppo abbiamo dovuto registrare in non poche delle testimonianze cui la Bussola ha dato voce; un mix di indifferenza, superficialità, ironico compatimento nei confronti di chi pretende pure di star male dopo la vaccinazione, mentre è dogma di fede che il vaccino sia sicuro.

Per fortuna, il cardiologo si dimostra disponibile e competente, ed avvia una terapia che sta iniziando a portare risultati positivi. La pericardite sembra, per ora, sotto controllo, ma Michele sta male anche per altri sintomi, per i quali non si riesce a venirne a capo. E come lui altre trecento persone con cui Michele è in contatto e che manifestano sintomi simili ai suoi: «Cerchiamo di comunicare tra di noi, di condividere eventuali farmaci e integratori che possono aver alleviato alcuni sintomi. Dobbiamo arrangiarci in qualche modo».

Di quali sintomi si tratta? «Bruciori, calori che invadono improvvisamente alcune zone del corpo; a me è soprattutto il petto a incendiarsi, mentre altri lo avverto in altre parti del corpo; poi strani formicolii alle gambe. Io ho anche un dolore al braccio, dove anni fa avevo avuto l’Herpes Zoster, come se si fosse riattivato; e poi dolore ai nervi, come degli aghi. Infine acufeni e ronzii alle orecchie. Inoltre, a settembre mi era comparsa una febbricola spossante, e i linfonodi sotto la gola erano gonfi e doloranti. Dopo un ciclo di antibiotici, pare che quest’ultimo problema sia risolto».

Dolori, ci spiega Michele, che appaiono e scompaiono, per poi ripresentarsi; bruciori che lo stanno logorando, perché lui non ha mai avuto problemi particolari. «E’ difficile spiegare di cosa si tratta: è come se qualcuno dentro di me accendesse e spegnesse degli interruttori. E poi adesso sono diverse notti che mi sveglio con una forte tachicardia».

Gli chiediamo perché abbia deciso di parlare. «Spero in un aiuto concreto e desidero anche rompere questo muro di omertà davvero odioso in cui mi trovo da solo a lottare contro gli effetti di un vaccino che non ho scelto davvero liberamente di voler fare».

di Luisella Scrosati – La Nuova Bussola Quotidiano

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