Undici accademici italiani: «Non si somministrano vaccini ma terapie geniche senza opportuni controlli»

Un gruppo di accademici italiani ha pubblicato oggi una lettere su La Verità lanciando un forte allarme sui vaccini: «sono terapie geniche»

Sul quotidiano fondato da Maurizio Belpietro, La Verità, è stata pubblicata oggi una lettera firmata da undici accademici italiani che lanciano un allarme che lascia basiti, o meglio, che conferma ciò che da più parti si grida da mesi e che viene tacciato come complottismo: quelli che ci stanno iniettando contro il Covid non sarebbero vaccini, ma terapie geniche.

Ecco la missiva nella quale si spiegano le ragioni che hanno portato gli undici studiosi di diverse università italiane a lanciare un allarme così forte:

«Un vaccino è un preparato biologico prodotto allo scopo di procurare un’immunità acquisita attiva contro un particolare tipo di infezione. Un farmaco, invece, è un prodotto, realizzato con principi attivi (naturali o sintetici, imprescindibilmente conformi alle norme di buona fabbricazione, definiti da specifiche regole, procedure e linee guida, in grado di indurre modificazioni funzionali in un organismo vivente. I vaccini vengono somministrati a persone sane con l’obbiettivo di conseguire un risultato immediato. Ne consegue che la sicurezza (inclusi gli effetti a lungo termine) dei primi in quanto somministrati a persone sane, è assai più rilevante rispetto ai secondi che vengono utilizzati individui più o meno gravemente malati.

Nel primo caso non si deve comunque compromettere una situazione che – in partenza – si ritiene essere “di buona salute”. Nel secondo ci propone di modificare la condizione attuale di malattia. Mentre nel secondo caso l’eventuale comparsa di eventi avversi potrebbe anche essere ascritta all’evoluzione della malattia e/o alla sua riposta al trattamento, gli effetti secondari dopo somministrazione del vaccino non potrebbero non essere ascritti al vaccino stesso, dato che la condizione di partenza è per definizione di “buona salute”.

Queste sostanziali differenze fanno sì che l’immissione in commercio di vaccini o farmaci siano soggette a differenti regolamentazione e controlli demandati ad organi diversi. Negli Usa, i farmaci sono supervisionati dal Center for drug evaluation and research (Cder), mentre i vaccini sono supervisionati dal Center for biologics evaluation and research (Cber), entrambi regolati dalla Food and drug administration (Fda). Anche la vigilanza circa gli eventi avversi è demandata a istituti distinti: per il vaccino al Center for disease control di Atlanta; per i farmaci alla stessa Fda. Per un farmaco, come la terapia genica, è obbligatorio valutare la mutagenicità e la canceroginità, due caposaldi della farmacovigilanza. Per i vaccini questo step valutativo non è invece – paradossalmente – richiesto. Di fatto, molte domande pertinenti la sicurezza ed efficacia dei vaccini a mRna restano a tutt’oggi inevase, come denunciato con forza dal British Medical Journal.

I vaccini Pfizer e Moderna (per non parlare di quelli a Dna) non sono in realtà vaccini ma esempi di “terapia genica”, come descritto in numerosi articoli scientifici e sottolineato da recenti dichiarazioni ufficiale del presidente della Bayer. Questi prodotti contengono acidi nucleici (Dna o Rna) che stimolano la produzione della proteina virale e hanno la capacità di interferire significativamente con le funzioni cellulari. L’utilizzo di questo ‘vaccini genetici’, il cui uso è stato finora limitato a campi limitati e in presenza di malattie (immunoterapia del cancro, terapia genica di malattie genetiche), è stato ampliato enormemente a tutta la popolazione sana senza i necessari controlli di sicurezza, soprattutto a lungo termine.

L’approvazione dei “vaccini” a mRna in regime di urgenza ha permesso di ‘risolvere’ i dubbi e la doverosa necessità di studi sulla sicurezza a breve e medio-lungo termine che, nel corso degli ultimi vent’anni, hanno impedito alla terapia genica di imporsi come metodi generalizzato di cura (senza per altro evidenza di efficacia).

L’obiettivo è chiaro: soppiantare l’apparato farmacologico tradizionale in cui la cura o la profilassi sono basate sull’evidenza, con una miriade di farmaci/vaccini basati sulla sequenza dell’Rna (o Dna), poco controllati, gestiti da poche multinazionali del farmaco e utilizzate su larga scala.

Questo spiega bene perché i media si industrino a negare il fatto che i due nuovi vaccini siano forme di terapia genica e perché lo stravolgimento delle regole normalmente seguite per l’immissione in commercio dei vaccini sia stato avallato tanto avventatamente.

Queste preoccupazioni meritano di essere affrontate con laica razionalità in ambito scientifico e legislativo, senza nascondersi dietro il paravento di slogan e della propaganda, ma propugnando il ritorno ad una scienza indipendente che non si pieghi ad essere serva di interessi economici o altro».

Firmatari:

  • Marco Cosentino – Università dell’Insubria
  • Stefano Dumontet – Università Parthenope
  • Davide Conversi – Università La Sapienza
  • Maria Luisa Chiusano – Università Federico II
  • Nicola Schiavone – Università di Firenze
  • Leonardo Vignoli – Università Roma Tre
  • Salvatore Valiante – Università Federico II
  • Marco Milanesi – Università del Piemonte Orientale
  • Carlo Gambacorti-Passerini – Università di Milano Bicocca
  • Monica Facco – Università di Padova
  • Daniela Porretta – Università La Sapienza

di Monia Sangermano – Meteoweb

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