Saviano: «Combattete la mafia tradendo vostra moglie»

Tradire la moglie? Ribellarsi ai “vecchi vincoli familiari” praticando l’amore libero? E’ l’ultima provocazione di Roberto Saviano, che si scaglia contro la famiglia tradizionale in un delirio che farebbe impallidire il senatore Pillon, quello del Family Day.

Ma andiamo con ordine. L’autore di Gomorra affronta il tema nel suo ultimo, lunghissimo articolo per il Corriere della sera. L’argomento è il modo in cui la mafia e le organizzazioni criminali in genere hanno sempre vissuto il tema della sessualità. Applicando tra le regole più stringenti quella della monogamia. Se si litigava per soldi, sostanzialmente, si doveva cercare di mettersi d’accordo. Ma se un affiliato aveva un amante o praticava altri comportamenti sessualmente riprovevoli per Cosa nostra (vedasi l’omosessualità) poteva essere giustiziato senza neanche il bisogno di chiedere il permesso al boss. Un destino che, in particolare, riguardava le poveri mogli di mafiosi carcerati che cercavano consolazione e compagnia tra altre braccia e che poi, invece, puntualmente trovavano la morte. Talvolta per mano dei loro stessi familiari, ansiosi di intestarsi la “pulizia” morale.

Saviano racconta una serie di episodi criminosi al riguardo, partendo dal famoso confronto in tribunale tra Riina e Tommaso Buscetta, quanto Totò ‘u curtu si tirò indietro all’ultimo momento giudicando il pentito moralmente non alla sua altezza, perché “ha avuto troppe amanti”. Insomma, uno stragista poteva perdonare un omicidio, un furto. Ma non una scappatella.

L’articolo è godibile e ricco di riferimenti. Il finale, però, è spiazzante. Se la mafia sostiene la monogamia, il modo migliore di ribellarsi a Cosa nostra è rifiutare la stessa monogamia. Per evitare di equivocare, si riportano le parole dello stesso scrittore: “La prima scelta contro la prassi mafiosa è rompere le sue regole, scardinare la sua aberrazione moralista, smontare nel vivere quotidiano i meccanismi socialmente accettati che risultano da concime al potere criminale. Scegliere la vita, la sessualità libera di vincoli, un corpo non assoggettato dalla morsa della convenzione è un atto antimafia. Anzi: è l’atto antimafia”.

Nella peggiore delle ipotesi, può diventare l’autodifesa perfetta: “Cara, non è come pensi. Non ti stavo tradendo. Stavo combattendo la mafia”.

Il Tempo

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