No vax «disertori e untori» è l’alibi degli incapaci

Chiamati disertori e untori, vengono accusati d’aver provocato l’aumento dei contagi e perciò vogliono chiuderli in casa. Ma basta guardarsi intorno, da Trieste a Bolzano, dall’Europa a Israele, fino agli Usa per capire che le cose non stanno così. La verità è che i vaccini non bastano. E i capri espiatori servono solo a nasconderlo.

Ad alcuni governatori piace l’idea di rinchiudere in casa chi non si vaccina. Spaventati dalla crescita dei contagi, vorrebbero fare come a Vienna, imponendo gli arresti domiciliari ai renitenti all’iniezione, considerandoli alla stregua di disertori o di untori. A spingere in questa direzione è anche ciò che è successo a Trieste, dove, dopo le proteste seguite all’introduzione dell’obbligo di disporre del green pass per poter lavorare, si è verificato un certo numero di ricoveri fra i no vax. Secondo i talebani dell’obbligo vaccinale, questa sarebbe la prova provata che per impedire la circolazione del virus bisogna impedire la circolazione dei non vaccinati. In pratica, in nome della libertà si vorrebbe levarla a chi non si mette in riga con il pensiero unico delle dosi. Peccato che le cose non stiano proprio come vengono descritte. È vero che nel capoluogo giuliano si sono registrati contagi fra chi non si è immunizzato e non pochi tra gli infettati sono finiti in ospedale. Tuttavia, il principale problema non sono i portuali e i loro amici che hanno incrociato le braccia contro il certificato verde, bensì le frontiere gruviera, dove nessuno controlla gli ingressi. Già, mentre agli italiani sono imposte regole draconiane e chi non offre il braccio alla patria rischia di essere privato, dopo quello del lavoro, anche del diritto a uscire di casa, per chi arriva dalla Slovenia le porte sono aperte e non incontra né ostacoli né idranti come invece è capitato ai portuali.

Secondo le stime ogni giorno sono 12.000 i transfrontalieri che attraversano i confini nelle due direzioni e guarda caso a Lubiana e dintorni il 40% dei tamponi dà esito positivo. Da Basovizza procedendo verso Est i vaccinati sono appena il 54,2% e dunque è piuttosto scontato quel che sta accadendo e cioè che il virus corra veloce. Ma siccome è difficile prendersela con gli sloveni e rinchiuderli in casa propria, a qualcuno è venuta l’idea di prendersela con gli italiani che non hanno intenzione di immunizzarsi, trasformandoli in perfetti capri espiatori, da sbertucciare e, perché no, da rinchiudere.

Del resto, che ci sia un problema di flussi da Paesi a più bassa vaccinazione e più alto contagio lo dimostra anche l’aumento dei malati di Covid in Alto Adige, dove è vero che una quota di residenti rifiuta l’iniezione, ma le persone che hanno completato il ciclo vaccinale rappresentano il 78% della popolazione, cui si aggiunge un 3,8% di individui in attesa della seconda dose. Insomma, la provincia di Bolzano nonostante sia il fanalino di coda della penisola (dove i vaccinati stanno all’84,3, cui va sommato un 2,5% di immunizzati con una sola iniezione), sta avanti e non di poco rispetto all’Austria, dove la media non raggiunge il 64%. Dunque, visto che le frontiere con l’Est ma anche con il Nord Europa, dove il virus circola molto di più che da noi, non sono sigillate che senso ha rinchiudere gli italiani? Perché prendere esempio dall’Austria, dove le cose non vanno benissimo e non, invece, da Israele dove vanno meglio?

Ieri, sul sito del Corriere della Sera erano presentati in grande spolvero i risultati ottenuti dal governo di Naftali Bennett con la terza dose. La vaccinazione aggiuntiva, il famoso «booster», avrebbe diminuito drasticamente i decessi e ovviamente questo fa ben sperare. Tuttavia, a nessuno, men che meno al Corriere, è venuto in mente di ricordare il tasso di vaccinazione che si registra a Gerusalemme e dintorni, dove, dopo un avvio a razzo, la campagna vaccinale si è fermata al 62% della popolazione. Nonostante le sollecitazioni e gli appelli, a molti ultraortodossi non è neppure passato per la mente di sottoporsi all’iniezione anti Covid. E tuttavia, a parte un blando green pass che impedisce alle persone non vaccinate di entrare in ristoranti o musei, a nessuno è venuta l’idea di togliere il diritto al lavoro, come è accaduto da noi. Anzi, da quel che ci risulta a Tel Aviv non sono nemmeno sfiorati dall’idea di mettere agli arresti domiciliari chi non si è immunizzato.

La realtà è che nella testa di alcuni governatori, ma anche di chi al ministero dovrebbe occuparsi di tutelare la nostra salute, c’è molta confusione. Non si spiega altrimenti l’incomprensibile decisione di ridurre la validità del passaporto vaccinale che da 12 mesi passerà a nove. Sono passati appena tre giorni da che l’Istituto superiore di sanità ha ammesso che dopo sei mesi l’efficacia del vaccino si riduce. Se dunque si è coperti contro il Covid per un semestre e forse anche meno, come mai ridurre di soli tre mesi il lasciapassare, limitandone la validità a 9 mesi? Forse prendersela con chi non si è vaccinato è più facile che spiegare ai 45 milioni che lo sono perché bisogna ricominciare da capo? E perché presto dovranno rimboccarsi la manica per ricevere una nuova iniezione, in quanto le prime non bastano? E magari è anche più facile che spiegare come mai si sono smontati gli hub vaccinali. Il mio è un sospetto, ma non credo di andare lontano dal vero. E dunque: dagli all’untore.

di Maurizio Belpietro – La Verità

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