Covid, Crisanti: i numeri dei morti non tornano, abbiamo perso tempo con i ‘no-vax’ ma il problema è un altro

I numeri dei morti dovuti al Covid non tornano. Ne è convinto Andrea Crisanti, professore ordinario di microbiologia all’Università di Padova, ospite della puntata del 18 novembre de L’Aria che Tira, programma di La7 condotto da Myrta Merlino: «Se si vedono gli altri paesi come Germania e Inghilterra il rapporto decessi-casi è molto vicino al 4 per mille, in Italia questo non accade perché probabilmente sottostimiamo molto il numero di casi. Saremo sui 20-25mila casi giornalieri almeno».

La Merlino prova quindi ad introdurre il tema del tracciamento che andrebbe migliorato e Crisanti, da sempre strenuo sostenitore di una campagna diversa sui tamponi, perde la pazienza: “Non abbiamo mai fatto il tracciamento e non ci abbiamo investito in logistica, è inutile che stanno a parla’, non hanno fatto niente, c’è bisogno di una rivoluzione copernicana e culturale. Stiamo parlando di cose irrealizzabili. Preoccupato? Si lo sono, in Italia abbiamo perso due mesi di tempo a parlare di no-vax quando era chiaro che il problema era un altro”.

“Questa caccia alle streghe sui no-vax – va avanti il virologo – distoglie dall’obiettivo principale, l’Italia ha questo atteggiamento così provinciale, pensano di essere i migliori. Già da un mese il governo inglese ha deciso di accelerare sulle terze dosi. C’è qualcosa che non capiamo, non è stata fatta nessuna analisi in Italia per capire quali erano i vaccini che davano più protezione. I no-vax non devono essere la foglia di fico per coprire errori di strategie e nelle decisioni“. Di certo Crisanti non può passare per un difensore dei non vaccinati: “La differenza dei non vaccinati in questo momento rispetto alla trasmissione non ha un grossissimo impatto. In Italia i no-vax, manifestando e riunendosi tutti insieme, annullano completamente l’effetto protezione che diamo loro noi vaccinati, là il virus si diffonde come una bomba. Quindi – conclude – l’unica restrizione da fare è di impedire loro di manifestare senza protezione”.

Il Tempo

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