Modena, poliziotto con 31 anni di servizio dice no al Green pass

Trentuno anni e mezzo di servizio, figlio di un militare in servizio per 40 anni nella Guardia di Finanza, una vita intera dedicata allo Stato e alla Polizia. Il modenese Enrico Orlandi dal 15 ottobre, data dell’entrata in vigore dell’obbligo di Green Pass sui luoghi di lavoro in Italia, ha detto no. Ha deciso di non scaricare il certificato verde e di subirne le conseguenze. Assistente capo coordinatore della Stradale di Modena, Orlandi da un mese si presenta ogni giorno sul luogo di lavoro e viene puntualmente mandato a casa per non essere in grado di esibire il Green Pass. Nelle ultime due settimane, per non disturbare, invia una mail ogni sera per comunicare il suo stato, perché, come egli spiega, la sfida non è certo all’amministrazione locale o ai colleghi che non fanno altro che applicare la legge.

Ma in fondo quella di Enrico Orlandi non è neppure una sfida. Questo agente della Stradale non vuole mettere in difficoltà nessuno. La sua è una testimonianza di coerenza rispetto a convinzioni personali ad oggi totalmente legittime, poiché come sappiamo nel nostro Paese non vige alcun obbligo di sottoporsi al trattamento vaccinale contro il Covid. Esiste invece l’obbligo di presentare un certificato verde per lavorare e questo obbligo Orlandi preferisce non sottostare. «Perché ad un certo punto della vita non deve essere sicuro, conveniente o popolare, deve essere giusto. Ecco, per me è giusto» – spiega Orlandi parafrasando Martin Luther King.

Un ‘giusto’ per inseguire il quale Orlandi sta rinunciando allo stipendio, ai contributi previdenziali e alla propria carriera. Una scelta tutt’altro che semplice, perché la pensione, per lui che ha 52 anni, è lontana. Ma i principi vengono prima di tutto. E nelle sue parole Orlandi non cita quasi mai i vaccini, perché il tema è un altro. Il livello di discussione è un altro. «Il 21 luglio 1990 mi sono arruolato e per me la divisa è fonte di orgoglio e lo sarà sempre – spiega Orlandi -. Essere stato allontanato dal lavoro per non avere il Green Pass è stato il giorno più triste della mia carriera, ma io ho giurato sulla Costituzione e dal 15 ottobre mi sono chiesto se questa realtà è in linea con i miei ideali di Giustizia e se è vero che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, io ho fatto la mia scelta».
Una scelta che comporta una rinuncia enorme, che egli argomenta in modo pacato ma fermo e che non può che aprire interrogativi profondi.

di Giuseppe Leonelli – LaPressa

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