Lockdown per i no vax anche in Italia: tre regioni puntano allo scandaloso modello Austria

Sono tre al momento in Italia i territori che auspicano l’applicazione di un lockdown mirato per i non vaccinati, su modello di quello vigente in Austria dal 15 novembre. Emilia-Romagna, Liguria e provincia autonoma di Bolzano si dicono infatti possibiliste in merito a una misura di questo tipo, sia per incrementare ulteriormente il tasso dei vaccinati che per evitare una nuova stagione di chiusure in vista delle festività natalizie.

Lockdown modello Austria: in Italia tre regioni lo invocano

A spingere con più forza per l’applicazione di nuove restrizioni ai non vaccinati è la provincia autonoma di Bolzano, con il direttore dell’azienda sanitaria locale Florian Zerzer che invoca il modello austriaco anche alla luce del recente aumento dei contagi nel territorio: “Idati non confortanti dell’Alto Adige sono la conseguenza di una copertura vaccinale non sufficiente. Fortunatamente all’aumento quotidiano dei positivi non corrisponde un incremento di ingressi in terapia intensiva. E questo grazie al vaccino che protegge non solo dalla malattia ma anche, e soprattutto, dalle conseguenze più gravi dell’infezione”.

“La Provincia di Bolzano – ha poi continuato Zerzer – guarda con molto interesse alla soluzione adottata a pochi chilometri di distanza, oltre il confine di Brennero: in Austria vige infatti un lockdown molto severo, ma solo per coloro che non hanno completato il ciclo vaccinale”. Attualmente la provincia autonoma registra 397 casi settimanali ogni 100mila abitanti e il 9% di ricoveri in terapia intensiva. Una situazione che pone Bolzano a un passo dalla zona gialla.

Bonaccini pronto a discutere un lockdown modello Austria: anche Toti possibilista

Favorevole a restrizioni in stile austriaco anche il presidente della Liguria Giovanni Toti, che in un’intervista rilasciata al Corriere della sera ha scongiurato nuove chiusure, le quali a suo dire “farebbero gravissimi danni al Paese”. Secondo Toti infatti è purtroppo possibile “che serva qualche altra forzatura. Ma non sulla libertà di spostamento: non possiamo permetterci chiusure e stop”.

Da qui l’ipotesi di restrizioni selettive per i cittadini non vaccinati: “Chi si è vaccinato, proteggendo se stesso e la sua famiglia, ha diritto di vivere una vita normale. Chi no, con il tampone potrà solo accedere ad attività essenziali alla sopravvivenza: potrà lavorare, fare acquisti indispensabili (alimentari, farmaceutici) ma non frequentare luoghi dove mette a rischio la propria salute e anche quella altrui”.

Più cauto invece il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, che però si è detto disponibile a discutere la proposta per un lockdown di questo tipo. Intervenendo a Mattino5, Bonaccini ha infatti dichiarato: “Intanto penso che la prima cosa da fare sia proseguire sulle vaccinazioni. L’Italia, che veniva un po’ presa in giro all’inizio di quest’anno, oggi è un esempio a livello internazionale per numero di vaccinati. Non so più cosa debba succedere per convincere le persone a vaccinarsi. Basta andare nei paesi dell’est dove la situazione è tragica”.

Locatelli frena sulla possibilità di un lockdown modello Austria

I desideri delle regioni si scontrano tuttavia con quanto dichiarato qualche giorno fa dal presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli, che ha definito non praticabile in Italia un lockdown selettivo come quello austriaco: “La praticabilità, sia in termini concreti e operativi sia per quel che riguarda la compatibilità con i diritti costituzionali, è alquanto problematica, quindi non credo che sia una soluzione in questo momento proponibile nel nostro Paese. Ha magari un suo razionale medico, ma la misura non è considerabile”.

Il Giornale d’Italia

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