Covid-19, crescono i contagi tra i vaccinati

In aumento anche le ospedalizzazioni. L’alto numero di iniezioni causa il paradosso: in termini assoluti, tra gli infetti ci sono più vaccinati di chi ha rifiutato la puntura.

Si continua a discutere di un super green pass, dei vaccini ai bambini dai 5 ai 12 anni, della terza dose e dei contagi da tenere soo controllo in vista del Natale. Ma soprattutto si continua a dire che questa quarta ondata di Covid 19 è diventata la pandemia dei non vaccinati, malgrado i numeri dicano una cosa più precisa e che si evita di sottolineare: crescono i contagi fra le persone immunizzate. E, nonostante le rassicurazioni del sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, che ieri ha affermato che «quello del 2021 sarà un Natale libero, avendo raggiunto un’alta protezione», i fan del «vaccino unica arma contro il Covid» e i talebani del «lookdown per i non vaccinati» devono ammettere che le due dosi non bastano e serve un richiamo, ma sembrano non accettare che il vaccino viene «bucato» dal virus e quindi anche i vaccinati da 4, 5 o 6 mesi s’infettano e vanno in ospedale oltre che nelle terapie intensive dove qualcuno ci muore pure.

È l’«effeo paradosso» come dice il bollettino prodotto dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) che riporta i dati della sorveglianza integrata dei casi di infezione da virus Sars-CoV-2 riportati sul territorio nazionale e coordinata dall’Iss. Nero su bianco si dice che negli ultimi 30 giorni, sono stati notificati 40.182 casi (41,9%) fra i non vaccinati, 3.466 casi (3.6%) fra i vaccinati con ciclo completo, 43.928 (45,8%) fra i vaccinati con ciclo completo entro sei mesi, 8.088 (8,4%) fra i vaccinati con ciclo completo da oltre sei mesi e 286 casi (0,3%) fra i vaccinati con ciclo completo con dose aggiuntiva o booster. Il 53,1% delle ospedalizzazioni, il 66,4% dei ricoveri in terapia intensiva e il 46,8% dei decessi sono avvenuti tra coloro che non hanno ricevuto alcuna dose di vaccino.

Come spiega il report, dopo i sei mesi dal completamento del ciclo vaccinale «si osserva una forte diminuzione dell’efficacia vaccinale nel prevenire le diagnosi in corrispondenza di tutte le fasce di età» e si verifica il cosiddetto «effetto paradosso» proprio nel momento in cui le vaccinazioni nella popolazione raggiungono alti livelli di copertura, per cui il numero assoluto di infezioni, ospedalizzazioni e decessi può essere simile, se non maggiore, tra vaccinati e non vaccinati, per via della progressiva diminuzione nel numero di questi ultimi.

Nella tabella che accompagna l’analisi si osserva come nella fascia di età da 80 anni in poi, al 23 ottobre il 3,1% della popolazione aveva completato il ciclo con la dose aggiuntiva o booster, mentre la percentuale di popolazione che aveva completato il ciclo vaccinale negli ultimi sei mesi e da oltre sei mesi era pari rispettivamente al 50,8% e al 38,9%. Complessivamente più del 90% della popolazione ha completato il ciclo vaccinale mentre il numero di ospedalizzazioni, fra il 1 e il 30 ottobre scorso, fra i vaccinati con ciclo completo da meno e da oltre sei mesi è pari rispettivamente a 664 e 487, mentre nei non vaccinati il numero di ospedalizzazioni è pari a 439. Un numero pressoché uguale, non in proporzione, ma certamente in numeri assoluti. Inoltre, si osserva un aumento del numero di casi diagnosticati tra gli operatori sanitari sicuramente vaccinati più che nel resto della popolazione.

di Sarina Biraghi – La Verità

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