Capezzone: «Ecco i veri numeri degli effetti avversi dei vaccini»

I database degli Usa e del Regno Unito e le stesse cifre fornite dai produttori segnalano una mortalità con i farmaci anti Covid assai superiore a quella coi sieri tradizionali. In aumento trombosi, ictus e infarti. Mario Menichella: «Sotto i 40 anni i rischi superano i benefici. Però progettano di abolire la possibilità di ottenere il green pass con il tampone negativo.

Studio della Fondazione Hume sugli effetti avversi dei vaccini, con risultati choc: i morti post iniezione superano quelli di qualsiasi campagna vaccinale precedente, con picchi tra i giovanissimi. Frutto di molti mesi di ricerca, più simile a un libro che a un paper (per la dimensione extralarge) e corredato da una bibliografia enorme, il nuovo lavoro di Mario Menichella, divulgatore scientifico impegnato con la Fondazione David Hume (www.fondazionehume.it) guidata da Luca Ricolfi, è destinato a far discutere non poco, perché affronta direttamente il tema rovente degli effetti avversi – e quindi anche delle morti – post vaccino.

Il punto di partenza è quello dell’analisi dei vari database relativi agli eventi negativi. E qui arriva la prima notizia preoccupante, che Menichella ricava dal Vaers (il database Usa), che mostra tra l’altro una impressionante convergenza rispeo al database del Regno Unito. E cosa si ricava? Purtroppo, una notevolissima crescita dei morti post vaccino Covid rispeo alle altre vaccinazioni.
Lasciamo la parola a Menichella: «Poiché i morti negli Usa segnalati al Vaers nella campagna antinfluenzale 2019-2020 sono stati circa 45 su 170 milioni di vaccinati (pari a 0,26 morti per milione di abitanti), la mortalità da vaccini antinfluenzali è stata di circa 0,26 morti per milione di dosi. Viceversa, poiché i morti segnalati in relazione ai vaccini anti Covid negli Usa sono stati, dal 14 dicembre 2020 al 19 febbraio 2021 (circa 2 mesi), 966 su 41.977.401 dosi somministrate, l’incidenza è stata di circa 23,0 casi per milione di dosi. Dunque, i morti in eccesso prodotti dai 2 vaccini anti Covid Pfizer + Moderna sono stimabili in (23,0-0,26=) 22,7 morti per milione di dosi somministrate». «Vorrei sottolineare», aggiunge Menichella, «che questo risultato è molto “solido”, poiché (primo) la platea dei vaccinati per l’antinfluenzale è composta per lo più da anziani, quindi in realtà se si facessero le correzioni per età il rapporto in questione risulterebbe ancora più grande; (secondo) entrambe le vaccinazioni sono state fatte a una platea vastissima (decine di milioni di persone), perciò l’errore statistico risulta essere del tutto ininfluente». Alla ricerca di una conferma in Uk, Menichella l’ha purtroppo trovata: «Il risultato è stato che, nel Regno Unito, si sono avuti 21,2 morti per milione di dosi con Pfizer e 28,3 con Astrazeneca. Un buon accordo, quindi, con il dato statunitense di 22,7 morti per milioni di dosi con Pfizer più Moderna, il che rafforza la fiducia nell’attendibilità dei dati trovati e nei due database», conclude.

Ripetendo l’analisi rispetto a dati più recenti nel tempo e riferiti a un arco temporale più ampio (tra il 14 dicembre 2020 e il 17 settembre 2021), tutto pare disgraziatamente confermato. Scrive testualmente Menichella: «I dati sono in linea con i precedenti, ovvero si collocano intorno ai 20 morti per milione di dosi (da confrontarsi con gli appena 1,6 morti per milione di dosi che si sono avuti per tutti gli altri vaccini messi insieme nei 10 anni precedenti)». Ad aggravare il quadro, chiosa Menichella, c’è il fatto che «i database segnalano solo gli effetti avversi verificatisi nel giro di un certo numero di giorni dalla vaccinazione, non gli effetti verificatisi successivamente, quindi a medio o a lungo termine».

E tutto ciò perfino al netto di altre considerazioni. In Italia si pratica una sorveglianza passiva (cioè basata sulle segnalazioni), non una attiva, degli effetti avversi, che invece è avvenuta nei trial eseguiti direttamente dai produttori. E cosa viene fuori? Sintetizza Menichella alla Verità: «Nei trial di Pfizer e Moderna sono morte più persone fra i vaccinati che non fra quelli del gruppo placebo, e ciò non è esattamente quel che ci si aspetta da un vaccino: lo scarto totale è di 2 morti in più fra i vaccinati, ma se si tiene conto che, nel trial di Pfizer, due del gruppo placebo sono morti dopo essersi alla fine vaccinati, lo scarto reale è di almeno 4 su una sessantina di morti totali. Inoltre, sono venuti alla luce di recente (con Astrazeneca) casi di persone escluse dai trial dopo aver manifestato effetti avversi gravi, ma escluse dallo studio poi pubblicato dove compaiono semplicemente (e falsamente) come “ritiratesi”. Per non parlare del “Vaccinegate” scoppiato qualche giorno fa con l’articolo del British medical journal», che segnalava casi di falsificazione dei dati e altre scorrettezze procedurali gravissime.

E non finisce qui. Secondo il ragionamento di Menichella, il fenomeno delle trombosi di nuovo tipo era così eclatante che non si poteva «far finta di nulla», e lo stesso per le miopericarditi, «che in soggetti giovani vaccinati si presentano in percentuali assolutamente anomale, per cui anche volendo – scrive l’autore della ricerca – non si poteva nascondere la cosa». «Ma – prosegue Menichella – per quasi tutto il resto, ad esempio l’aumento enorme dell’incidenza di infarti, ictus, segnalato dai database degli effetti avversi, Vaers in testa, non si è mai proceduto ad effettuare il dovuto approfondimento, giocando sul fatto che eventi come infarti e ictus da vaccino sono difficili da distinguere da quelli per altre cause».

Non solo: Menichella si sofferma anche sulla variazione della mortalità della popolazione più giovane (under 50). Menichella, sintetizzando la ricerca alla Verità, parla di «un picco di morti in eccesso proprio in corrispondenza temporale con la loro vaccinazione. Nel caso israeliano l’aumento è notevole, corrispondente a quello che si osserva in una guerra. La cosa è confermata dai dati di Inghilterra, Galles, Ungheria e altri 23 dati europei».
E questa inquietante tendenza è confermata se si osservano i dati di EuroMomo, il network europeo che esiste da anni proprio per calcolare la mortalità in eccesso della popolazione dei 420 milioni di persone che fanno parte dei Paesi che aderiscono al network. Qui Menichella parla addirittura di una «pistola fumante»: «Se si guarda l’eccesso di mortalità della classe 0-14 anni nel 2021, si vede che a inizio anno addirittura diminuisce» ma «poi a un certo si inverte e sale notevolmente in corrispondenza della vaccinazione di massa di quella classe di età. Via via che ci si sposta verso classi di età più grandi, la correlazione fra i due andamenti risulta essere via via minore e, per gli over 75, sembra invertirsi (cioè sugli anziani la vaccinazione riduce la mortalità, come ci si aspetta). Questa correlazione crescente, al diminuire dell’età, fra eccesso di mortalità osservato e campagna vaccinale della classe di età considerata, è in ottimo accordo con i dati diffusi dall’Aifa fin da gennaio, che mostrano come l’incidenza degli effetti avversi aumenti via via al calare dell’età: in altre parole sono scarsi negli anziani, che hanno un sistema immunitario molto debole, mentre sono sempre più frequenti via via che l’età si abbassa, in quanto i più giovani hanno un sistema immunitario molto più forte». Una ragione di più per essere per lo meno cauti nella vaccinazione dei più giovani.

Menichella aggiunge una considerazione delicata, a sua volta destinata a sollevare discussioni, perché l’autore della ricerca non si limita a queste correlazioni temporali e quantitative, ma dedica una parte consistente del suo saggio al nesso causale tra mortalità post vaccino e campagna vaccinale della corrispondente classe di età. Scrive il ricercatore: «Ho evidenziato il notevole parallelismo fra le tipologie di effetti della malattia Covid naturale e quelli legati alle segnalazioni di effetti avversi post vaccino, che sono in particolare cardiovascolari e neurologici. Non è difficile capire il perché vi sia un tale parallelismo: sia la malattia naturale sia i vaccini hanno in comune la proteina spike, che è responsabile in entrambi i casi degli effetti prodotti, sebbene solo ora si comincino a capire in dettaglio i processi coinvolti. Quindi, ora iniziamo ad avere non solo sempre più forti segnali di una correlazione fra morti e vaccini, ma anche un sempre più chiaro e plausibile meccanismo causale».

Dice Menichella: «La questione sta diventando così importante che non si può nascondere sotto il tappeto come la polvere, anche perché tutto ciò impatta sul rapporto rischi-benefici che interessa ai fini delle strategie vaccinali». E qui arriva l’altra parte incandescente del lavoro di Menichella. Ricorderete che lo stesso autore nella primavera scorsa aveva individuato intorno ai 25 anni di età il punto di pareggio del rapporto rischi-benefici (la cosa fu poi confermata dall’Ema, che collocò il break- even point intorno ai 30 anni, ma per il solo vaccino Astrazeneca, mentre la ricerca di Menichella riguardava tutti i vaccini). E ora, alla luce di tutto questo nuovo materiale? Scrive Menichella: «Oggi, con i nuovi dati, il nuovo punto di pareggio risulta spostato verso classi di età più elevate: direi che si colloca sui 40-45 anni, a essere prudenti. Questo significa che, mentre la vaccinazione degli over 50 ha sicuramente senso (poiché il 99% dei morti per Covid sono over 50), quella delle persone giovani e dei bambini andrebbe fermata (quanto meno finché non si chiariscono le questioni sollevate dalle varie analisi e fonti citate). Nel caso dei giovani under 30 e dei bambini, in realtà, vi sono ragioni ancora più numerose e forti che sconsigliano di procedere alla loro vaccinazione (tanto meno tramite un obbligo surrettizio)».
Nel lavoro di Menichella, si troveranno invece motivi di ottimismo rispetto a Novavax e ai vaccini di seconda generazione, che non dovrebbero comportare molti dei rischi appena descritti.

In conclusione, si tratta di un lavoro che non può davvero lasciare indifferenti. C’è da augurarsi che non scatti la solita congiura del silenzio, né un’altrettanto automatica condanna aprioristica dell’eretico. La serietà dei dati e delle ricerche di Menichella merita una discussione seria, scientifica, argomentata. Il dibattito è aperto.

Daniele CapezzoneLa Verità

Un pensiero su “Capezzone: «Ecco i veri numeri degli effetti avversi dei vaccini»

  • 14 Novembre 2021 in 23:14
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    Di fronte all’acquapiattismo dei virostar, influencer e politici nazionali, bisogna rivolgersi ai “terrapiattisti” per avere un minimo di informazione scientifica sulla vicenda covidemica.

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