Sars-Cov-2, il primo virus “intelligente”, lo dice la scienza: infetta solo “No Green pass” e “No vax”

A Trieste, 20 giorni fa, c’erano velisti a migliaia e calca agli stand. Intanto Roberto Dipiazza fa il tampone: «Era a una festa con dei positivi».

Irresponsabili, complottisti, untori, «minoranza che rischia di rovinare trent’anni di rilancio», come ha lamentato al Corriere della Sera Riccardo Illy. I portuali di Trieste sono diventati l’epitome del male assoluto. Loro non mollano. Il Coordinamento no green pass ha indetto, per sabato, un’altra mobilitazione, reagendo all’interdizione di piazza Unità fino a fine anno, sancito dal prefetto Valerio Valenti. Ma la tenaglia politico-mediatica li sta stritolando.

È impossibile negare che, nella provincia giuliana, il quadro epidemiologico si sia aggravato più che nel resto del Paese. Ieri si è toccata un’incidenza di 376 casi ogni 100.000 abitanti e, ha riferito Riccardo Riccardi, vicegovernatore della regione, 141 dei 160 nuovi positivi sono stati registrati a Trieste. È pur vero che gli infetti non arrivano solo dai cortei contro il foglio verde: tra i contagiati ci sono persino un infermiere, un operatore sociosanitario, un addetto di una Rsa, un dirigente medico e uno psicologo dell’Asl giuliano-isontina, un’ostetrica triestina. Quanto al focolaio scatenato da oltre 90 manifestanti, il calcolo si basa su supposte autodichiarazioni degli stessi infettati.

Ovviamente, ci fidiamo della parola dei medici. Nondimeno, è strano che il virus sia riuscito a infilarsi tra gli idranti del porto e nella piazza centrale di Trieste, ma non alla Barcolana. Ovvero, la maxi rassegna che si è tenuta in città dall’1 al 10 ottobre scorsi e che, si legge sul sito, «è arrivata a essere la gara di vela con il maggior numero di partecipanti: circa 25.000 velisti e un totale di 250.000 persone». Quest’anno c’erano 1.650 iscritti, anche se alla gara finale hanno potuto partecipare «solo» 300 imbarcazioni, a causa delle condizioni meteo. La Regione ha comunque celebrato, in un comunicato, il notevole «afflusso di turisti e di visitatori». Costoro, a differenza di chi solidarizza con i portuali, non venivano da fuori a importare malattie…

A margine dell’evento, peraltro, tra gli stand del Villaggio Barcolana, come testimoniano le foto pubblicate su Internet, c’era una marea di gente. Tutti vaccinati e dotati di green pass? Di sicuro, quasi tutti senza mascherina. A quanto sembra, tuttavia, lì non si temevano colpi di coda del coronavirus. Nondimeno, la coincidenza delle date dovrebbe indurci a qualche riflessione. Ci è sempre stato detto che gli effetti dei cluster si misurano almeno due settimane dopo la trasmissione iniziale. Nel caso dei camalli, il tentativo di occupare il porto risale al 15 ottobre; lo sgombero con gli idranti al 18; il sit in dei 7.000 in piazza Unità a una settimana fa. La Barcolana si è chiusa il 10, quindi un eventuale incremento delle infezioni sarebbe stato riscontrabile proprio dal 25 ottobre in avanti. Evidentemente, le «vasche» in giro per le città erano bombe sanitarie solo l’anno scorso, quando quasi nessuno protestava e l’unico fenomeno da stigmatizzare erano le passeggiate in centro, durante le rare pause dai lockdown.

È singolare che, della calca alla Barcolana, non si fossero minimamente preoccupati quegli stessi censori che, adesso, si stracciano le vesti per gli untori no pass. E che li equiparano a «disertori», come ha fatto il presidente della locale Confindustria, Michelangelo Agrusti. La sortita, ieri, era stata per errore attribuita dalle agenzie direttamente al sindaco forzista, Roberto Dipiazza. Pure lui, in occasione della Barcolana – e in attesa del balloaggio – appariva molto più a suo agio tra il popolo: un video lo ritrae mentre bacia una signora, rigorosamente a volto scoperto, e si abbandona a un bagno di folla. In periodo di campagna elettorale non si corrono pericoli?

Ieri, invero, Dipiazza ha vissuto la sua nemesi. La concittadina Barbara Zennaro Lovrencic (che ha anche riferito l’aneddoto in un post su Facebook) ha raccontato alla Verità di essersi trovata nella farmacia «Ai due mori» di piazza Santin, intono alle 10 del mattino. «Mentre ero al banco,», ha detto la signora, «è entrato il sindaco e ha chiesto di effettuare un tampone». Il motivo? Dipiazza avrebbe confessato di aver partecipato a una festa, alla quale sarebbero stati presenti diversi invitati, risultati poi positivi al Covid. Del party hanno iniziato a circolare, su Telegram, alcune foto: impossibile stabilire con certezza se siano state scattate proprio all’evento «incriminato», ma nelle immagini si scorgono il primo cittadino e altri convitati senza le mascherine.È un caso canonico di «predicare bene e razzolare male»?

Campioni di ipocrisia anche gli altri grandi accusatori dei camalli. A cominciare dall’avvocato Mitja Gialuz, già noto per essere il compagno di Debora Serracchiani, ma soprattutto presidente della Società velica di Barcola e Grignano, che organizza la Barcolana. Il prof ha lanciato una petizione online su Trieste, città «che della scienza si fida». L’appello, firmato da Vip del calibro di Diego Abatantuono, non si rivolge però ai «terruncielli», bensì alla «comunità di persone razionali». Talmente razionali da comportarsi come se il Sars-Cov-2 fosse un patogeno selettivo, che pizzica i presunti negazionisti, graziando le famigliole assembrate in allegria sul molo. Tra i sottoscrittori figura il citato Illy, ex presidente della Regione, quello che punta il dito contro la «minoranza» (non s’era detto che le minoranze vanno tutelate?) e immagina «misure più drastiche» del divieto di andare in piazza. Non vogliamo immaginare quali. L’imprenditore del caffè, sponsor della Barcolana, è un altro che, di quella folla «buona», non si curava. In fondo, gli assembramenti non sono tutti uguali: alcuni sono più uguali degli altri.

di Alessandro Rico – La Verità

 

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