Ci prendono per gretini: il G20 a Roma un summit solo di parole senza decisioni

Emettiti la mascherina, e togliti la mascherina. I cosiddetti Grandi del G20 erano troppo impegnati per assumere determinazioni serie sulle questioni affrontate e lo sfarzoso vertice mondiale si è caratterizzato per una vaghezza assoluta di contenuti e impegni da assumere. Clima, pandemia, minimum tax: scelte al ribasso ma col tentativo di spacciarle come strategiche.

Del resto, lo stesso Mario Draghi, nel tirare le fila del summit di Roma, ha provato ad eccitare i cronisti (“siamo orgogliosi dei risultati”), ma poi ha dovuto rendere omaggio alla realtà (“siamo solo all’inizio”). Aldilà dei salamelecchi di rito, è anno zero.

A partire dal clima, dove la battuta più benevola è che “ci hanno preso per Gretini”. Hai voglia il premier ad esaltare “gli attivisti che ci stimolano”, ma il movimento giovanile mondiale che sull’ambiente si è caratterizzato con una ambiziosa piattaforma non potrà essere felice dei risultati.

Sul tema più delicato, si continua di rinvio in rinvio. Per carità, si conferma l’obiettivo della conferenza di Parigi – accadeva nell’ormai lontano 2015… – sul riscaldamento globale da ridurre, prima a 2 e poi a 1,5. Quando? 2050! Macché, nelle conclusioni del vertice si è arrivati a scrivere “entro o attorno a metà secolo”, il che vuol dire fare come ci pare. Anche perché poi si fa riferimento alle responsabilità differenziate di ciascun paese. Torneremo alle mezze stagioni…

Il flop del G20 è stato proprio sul clima visto che Cina e Russia (i paesi che inquinano di più) hanno rifiutato di accettare impegni stringenti e vincolanti sul programma di riduzione delle emissioni nocive. In compenso l’Italia si farà carico di 7 miliardi in cinque anni per i cosiddetti “paesi emergenti”. Un successone, dice il presidente del Consiglio e chi lo applaude senza aver letto con attenzione i documenti finali del summit.

Poi, il capitolo pandemia, con la guerra di cifre che campeggia. “Istruito” da Roberto Speranza, il presidente del Consiglio ha ricordato che c’è l’accordo G20 sulla vaccinazione globale per il 40% della popolazione mondiale entro quest’anno; e il 70 entro giugno 2022.

Delle due l’una: ci fanno o ci sono? Le statistiche sono assolutamente difformi tra loro al punto che alcuni dati già proiettano ora il pianeta già al 40 per cento, e questo a due mesi dalla fine dell’anno. Ma con lo squilibrio enorme tra paesi ricchi e paesi poveri: qui il vaccino è stato inoculato ad appena il 3 per cento della popolazione (in alcuni territori si raggiunge il 5). Il problema non sarebbe la produzione del siero, ma portarlo in quei paesi e iniettarlo praticamente a tutti.

Però, le cifre del direttore generale dell’Oms sono molto diverse: un paio di giorni fa ha raccontato una realtà diversa e assai. “Non dico che è impossibile – ha detto Tedros Adhanom Ghebreyesus – ma a settembre la percentuale mondiale dei vaccinati non ha raggiunto neanche l’obiettivo globale del 10%. C’era stato un impegno per donare un miliardo di dosi ai Paesi più poveri e ne è arrivato appena il 15%. Non dico che l’obiettivo del 40% entro la fine di quest’anno è irraggiungibile, se si vuole davvero raggiungere un obiettivo i mezzi si trovano”. Soldi da sborsare, dunque. Chi lo farà? E soprattutto c’è da chiedersi chi è che dice la verità.

I Grandi hanno esitato anche sulla cosiddetta minimum tax: l’hanno trasformata in una specie di flat tax del 15 applicata alle multinazionali, tra i mugugni di quanti hanno seguito i lavori. Perché si chiedeva uno sforzo decisamente superiore. Oggettivamente ci si aspettava molto di più. Sicuramente i vertici dei 20 grandi paesi hanno gradito la cacio e pepe di Roma, per il resto poca roba.

Chissà quale desiderio avranno espresso per il penoso lancio della monetina a Fontana di Trevi, in un specie di minima redistribuzione della ricchezza. Magari testa per i tagli alla sanità, croce per i tagli alle pensioni. Sembrava vacanze romane… mancavano Totò e Peppino impegnati nella famosa compravendita. La prossima volta un vertice così lo facciano in smart working: staremo tutti più tranquilli.

di Francesco Storace – Il Tempo

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