Di Maio? Nel libro si vanta dei complimenti di Berlusconi. Ma gli dava del «ridicolo»

“Apocalittico, ridicolo, va compatito”. Nel 2018 Luigi Di Maio parlava così di Silvio Berlusconi, in risposta alle forti critiche ricevute dal leader di Forza Italia. Di Maio era ancora il ministro dello Sviluppo economico del governo Conte I, quello gialloverde, non il ministro degli Esteri. E su Facebook scriveva così in riferimento a Berlusconi: “Il capo di Mediaset politicamente ha fatto il suo tempo, oltre ad aver fatto solo danni. La sua preoccupazione oggi come negli ultimi vent’anni non è per l’Italia, ma solo per le sue televisioni. Il suo tentativo di cercare ancora visibilità è ridicolo e va compatito”. Il post era stato scritto in risposta a una critica di Berlusconi altrettanto dura nei confronti di Di Maio e del Movimento Cinque Stelle: “La risposta del vicepremier grillino è caratteristica del loro dilettantismo chiedere al Tesoro più soldi e, di fronte alle resistenze di Giovanni Tria che non vorrebbe sfasciare i conti pubblici, minacciare di cacciarlo”. Ai Cinque Stelle il Cavaliere rinfaccia di trattare il ministero dell’Economia “come un bancomat da cui prendere i denari di cui hanno bisogno per finanziale le loro promesse elettorali”.

Di Maio, la trasformazione dal “cambiamento” all’establishment

Al di là delle varie motivazioni, ciò che è interessante è il motivo per il quale Di Maio si sentiva in grado di liquidare con tale forza e quasi disprezzo le critiche di Berlusconi. Si sentiva alla guida del cosiddetto “vento del cambiamento”, col M5s che sembrava rappresentare il futuro dell’Italia in una tendenza irreversibile di sepoltura dell’esperienza che sembrava solo essere qualcosa di vecchio. Così non è stato. Il M5s ha subito un pesante riflusso, il governo del cambiamento ha prodotto più che altro problemi e la restaurazione dell’establishment è stata forte e netta. Prima col Conte bis e poi soprattutto con Mario Draghi. Una restaurazione della quale Di Maio ha fatto parte con forza e fierezza. Altro che cambiamento.

Di Maio, anticipazioni sul libro “Un amore chiamato politica”

La dimostrazione plastica di questa nuova postura di Di Maio sta in alcune anticipazioni sul suo libro, “Un amore chiamato politica”, edizioni Piemme, da oggi in vendita e di cui negli scorsi giorni ha parlato anche Maurizio Crozza nella sua imitazione del ministro M5s. Un libro nel quale il ministro degli Esteri dimostra, come già fatto in diverse occasioni in questi ultimi due anni, di aver capito i suoi errori e di aver compreso come stare dentro il Palazzo senza distruggere la cristalleria. Cosa che diceva di voler fare prima di entrarci. Simbolo di questa trasformazione clamorosa i complimenti ricevuti da Berlusconi ed esibiti nel libro e pubblicati in anteprima da Il Foglio. “Ricordo che una sera, durante la campagna elettorale per le elezioni europee nel 2019, mi ero recato agli studi di Mediaset di Milano per partecipare a una puntata del programma di Paolo Del Debbio. Quella sera, non appena terminai la mia intervista – scrive il ministro degli Esteri – lui iniziò a inseguirmi lungo i corridoi dicendo: ‘Di Maio, Di Maio, fermati’. Poi, a un certo punto, decisi di fermarmi. Lui mi porse la mano: ‘Ciao, Di Maio, volevo dirti che sei davvero bravo’”.

Ancora più interessante, il libro contiene anche i dubbi esistenziali sull’incontrare Berlusconi o meno. All’epoca infatti parlare di Berlusconi nel M5s era tabù. “Io e i miei collaboratori sapevamo che avrebbe potuto cercare il colpo di scena con me, come suo solito. Non avevo paura di incontrarlo, ma non volevo si ripetesse la famosa scena della campagna elettorale del 2013 quando fece il ‘gesto delle manette’ ad Antonio Ingroia, candidato premier di Rivoluzione civile. Incrociandolo all’uscita di uno studio televisivo, a una settimana dalle elezioni, sorrise a Ingroia incrociando le mani, Ingroia reagì ingenuamente sorridendogli e ne venne fuori uno scatto che assegnò cento punti a Berlusconi. Il magistrato della trattativa stato-mafia, che aveva accusato Berlusconi di collusione con la mafia, gli sorrideva. Gioco, partita, incontro per Silvio”. Alla fine l’incontro ci fu, così come i complimenti incassati. E, significativamente, ora esibiti.

Il Giornale d’Italia

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