Afghanistan, pallavolista decapitata dai talebani: «Giocava senza hijab»

Una giocatrice della nazionale giovanile di pallavolo dell’Afghanistan, Mahjubin Hakimi, sarebbe stata uccisa brutalmente dai talebani a Kabul. «L’hanno decapitata» titola l’Independent Persian. La notizia è stata confermata al Corriere da Mauro Berruto, l’ex c.t. della nazionale di volley e oggi responsabile sport del Pd che dopo la presa di Kabul si era speso per portare in Italia decine di atlete afghane.

«Qualche mese fa una sua compagna di squadra mi aveva rivolto un appello disperato. Mi uccideranno come hanno fatto con la mia compagna di squadra, diceva, l’hanno massacrata come un animale». Ora quella compagna rimasta anonima ha un nome. Mahjubin Hakimi, 18 anni, di etnia hazara. «Probabilmente è stata uccisa addirittura prima della presa di Kabul, ma la notizia è uscita solo ora perché la famiglia era stata minacciata di ritorsioni da parte dei talebani».

Mahjubin Hakimi lavorava come poliziotta. Giocava per la squadra comunale della capitale afghana, il Kabul Municipality Volleyball Club, e nella nazionale giovanile del Paese.

Poche settimane dopo la caduta di Kabul, con il divieto di praticare sport alle donne (il vicepresidente della «Commissione culturale» Ahmadullah Wasiq ha spiegato che «non è necessario per donne fare attività sportiva, in particolare in pubblico»), molte sportive afghane avevano tentato la fuga all’estero. Tutte le altre erano state costrette a nascondersi. Alcune, come le calciatrici di Herat, erano riuscite ad arrivare in Italia. Con una fuga drammatica Zakia Khudadadi, era riuscita ad arrivare a Tokyo diventando la prima atleta afghana a competere alle Paralimpiadi.

«Guardatela come se fosse vostra figlia: Mahjubin è stata decapitata, perché hazara e perché giocava a pallavolo senza hijab», ha scritto Berruto su Twitter. «Questo è oggi l’Afghanistan. Abbiamo persone lì che sono cadaveri ambulanti. Fermiamo questo genocidio con i corridoi umanitari o ne saremo responsabili».

Corriere della Sera

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