L’UE a Speranza: «Basta sorveglianza di emergenza, i Paesi si concentrino sui sintomatici»

Un rapporto dell’agenzia dell’Unione europea per la prevenzione delle malattie smonta l’intera strategia adottata dall’Italia. «Basta sorveglianza di emergenza, i Paesi si concentrino sulla segnalazione dei sintomatici». Il contrario di ciò che facciamo noi.

Dall’Ecdc è arrivata un’altra bacchettata all’Italia. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ha invitato gli Stati dell’Unione a passare dalla sorveglianza di emergenza a sistemi di sorveglianza più sostenibili e basati su obiettivi comuni, per meglio comprendere sintomi compatibili con Covid e altri agenti patogeni in circolazione. Il nostro Paese non ha saputo applicare a inizio pandemia, e neppure nei mesi successivi, la strategia delle tre  ‘T’ (testare, tracciare e trattare) per definire i possibili contatti a rischio ed isolarli, mentre adesso fa tamponi a tappeto sugli asintomatici «sprecando» test e trascurando il contact tracing di positivi confermati, attività di ricerca e gestione contatti essenziale per combattere l’epidemia in corso. «I Paesi dovrebbero concentrarsi sulla segnalazione di casi sintomatici, ovvero casi che sono stati testati a causa di sintomi compatibili con Covid-19, poiché ciò migliorerà la comparabilità», fa notare invece l’Ecdc.

Precisa che «se non è possibile eseguire un test completo di tutti coloro che presentano sintomi, dovrebbe essere testato un sottoinsieme rappresentativo di casi sintomatici, preferibilmente mediante Pcr», ovvero il tampone molecolare. Il più affidabile per la diagnosi di infezione perché evidenzia la presenza di materiale genetico del virus.
Gli esperti dell’agenzia europea consigliano anche di «sequenziare un sottoinsieme rappresentativo di campioni positivi per Sars-Cov-2. La sorveglianza genomica di campioni rappresentativi dovrebbe essere associata a un campionamento completo mirato in ambienti o popolazioni special».

Quando il Covid ci travolse, l’Italia non aveva un piano pandemico adeguato e nemmeno mise in atto quelle misure necessarie per cercare di contenere il virus. Ricorderete la circolare del ministro della Salute, Roberto Speranza, datata 22 gennaio 2020 dove, tra i casi che dovevano essere segnalati entro 24 ore, rientrava anche il soggetto «che manifesta un decorso clinico insolito o inaspettato, soprattutto un deterioramento improvviso nonostante un trattamento adeguato, senza tener conto del luogo di residenza o storia di viaggio, anche se è stata identificata un’altra eziologia che spiega pienamente la situazione clinica».

Non era necessario che arrivasse da Wuhan, bastava che avesse una polmonite anomala, però nella circolare successiva quella definizione sparì e il protocollo ministeriale non contemplò più l’opportunità di diagnosticare per tempo l’infezione in decine di migliaia di persone. La Regione Veneto estese il test anche agli asintomatici che erano entrati in contatto con i positivi e contro questa decisione si scagliò Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute. «Chi ha dato l’indicazione di fare i tamponi anche alle persone senza sintomi, gli asintomatici, ha sbagliato», tuonò il professore sul Corriere della Sera, perché avrebbe provocato «confusione e allarme sociale». Le linee guida di Speranza del 21 febbraio 2020, che prevedevano «test solo su soggetti sintomatici in presenza di due caratteristiche: il contatto con malati di Covid-19 accertati e la provenienza da zone di focolai», sarebbero state quelle più indicate. Invece sappiamo che disastri combinarono.

«Il virus è già diffuso nella popolazione: quando i buoi sono scappati dalla stalla è inutile chiudere la stalla», commentò a marzo Giorgio Palù, ormai scettico sull’utilità di uno screening a tappeto della popolazione. Il professore emerito di microbiologia e virologia, che a fine anno sarebbe diventato presidente dell’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco, al magazine dell’Università di Padova IlBolive fece anche un’osservazione che sarebbe stata preziosa per potenziare le cure domiciliari del Covid. «Come sostengo da tempo» disse, «questa è un’infezione nosocomiale, cioè il virus si diffonde bene negli ospedali. Anche la Sars si comportava così». Aggiunse: «Un ospedale pieno di pazienti positivi al virus ricrea un modello di un melting pot, un calderone». Con la non strategia dei tamponi subito, a quanta più popolazione possibile, gli ospedali invece collassarono e molte persone non furono salvate.

Sul contact tracing non siamo purtroppo migliorati, nemmeno quando i casi sono diminuiti. «Da novembre 2020 a giugno 2021 ogni settimana c’è stato almeno un 30% di persone che si sono infettate e su cui le Asl locali non erano riuscite a capire come si fossero contagiate», faceva notare lo scorso luglio Youtrend. A novembre, momento di esplosione di positivi individuati «la quota di casi non associati a catene note è arrivata a essere superiore al 43%», scriveva Lorenzo Ruffino.

Dalla sua analisi emergeva con chiarezza come non stiano funzionando le operazioni di tracciamento, moltissimi casi restano sconosciuti, non si conosce l’origine del contagio ed è perciò impossibile fermare focolai non localizzati. Youtrend evidenziava due problemi, tra le cause della scarsa capacità di tracciamento in Italia: la diminuzione del numero di addetti al contact tracing e il tempo medio tra sintomi e tampone che «è storicamente di tre giorni, quindi metà dei casi vengono individuati troppo tardi» perché l’attività di ricerca e gestione dei contatti sia utile. Adesso l’Ecdc fa notare che bisogna effeuttare una «sorveglianza integrata di Covid-19, influenza e altri agenti patogeni respiratori che potrebbero co-circolare nella popolazione», sorvegliando l’influenza per tuo il 2022 e comunicando ogni settimana i dati all’agenzia europea. Speranza sarà in grado di fare questo tracciamento?

di Patrizia Floder Reitter – La Verità

Un pensiero su “L’UE a Speranza: «Basta sorveglianza di emergenza, i Paesi si concentrino sui sintomatici»

  • 21 Novembre 2021 in 8:53
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    Buongiorno, mi dite cortesemente quale è rapporto dell’Ecdc che fa riferimento al non tampone per gli asintomatici. E’ molto importante per noi che lavoriamo
    Grazie
    Cordiali saluti
    Luciana Blasi

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