Accordo: flat tax del 15% per multinazionali. Le Pmi continueranno ad essere strozzate dal fisco

Si parte dal 2023. Gli unici quattro Paesi che non hanno aderito sono Kenya, Nigeria, Pakistan e Sri Lanka

Il segretario generale dell’Ocse, Mathias Cormann, ha annunciato l’accordo sulla minimum tax che prevede un’imposta minima del 15% alle multinazionali. «Questo renderà il nostro regime fiscale internazionale più equo ed efficace», ha sottolineato Cormann, aggiungendo che si tratta di «una grande vittoria per un multilateralismo efficace». Il presidente Commissione Ue, von der Leyen, soddisfatta «dell’accordo sulla riforma fiscale globale».

Gli unici quattro Paesi che non hanno aderito sono Kenya, Nigeria, Pakistan e Sri Lanka. I restanti 136 che hanno detto sì, tra cui l’Italia, «rappresentano oltre il 90% del Pil mondiale», precisa l’Ocse, aggiungendo che l’intesa consentirà «di riattribuire a Paesi del mondo intero i benefici per oltre 125 miliardi di dollari realizzati da 100 aziende multinazionali tra le più grandi e più redditizie al mondo».

L’obiettivo è fare in modo «che queste società possano onorare la propria giusta parte fiscale qualunque siano le giurisdizioni in cui esercitano le loro attività e realizzano benefici», ha spiegato Cormann.

«Si tratta di un accordo di grande portata che garantisce che il nostro sistema fiscale internazionale si adatti ad un’economia globale digitale. Adesso – ha poi concluso – dobbiamo lavorare con diligenza per garantire l’attuazione effettiva di questa riforma maggiore»,  si legge su Tgcom24.

Mentre in Italia la pressione fiscale su una piccola media impresa sarà circa il doppio rispetto a quella di una grande multinazionale tecnologica.

Un articolo, del 04 gennaio 2020, dell’Agi, rendeva noto che «Le nostre piccole e medie imprese (Pmi) hanno un carico fiscale complessivo che si attesta al 59,1 per cento.

Soluzione Tasse scriveva nel luglio 2020 che una partita Iva ha un carico fiscale pari al 60,79%.

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