«Bella Ciao! Andrà tutto bene»: tassate anche le mance

Doccia fredda per camerieri e personale di ristoranti, bar, locali e hotel, attività di settori tra l’altro già colpiti dalla crisi per la pandemia. La Cassazione ha stabilito che le mance ottenute al lavoro da parte dei clienti devono essere tassate.

Il principio è contenuto nel pronunciamento della suprema corte in un giudizio in Sardegna. Le mance vanno considerate a tutti gli effetti come facenti parte del reddito di un lavoratore e, per questo, vanno sottoposte a tassazione, ha confermato la sezione tributaria della Cassazione con un’ordinanza depositata giovedì scorso nell’ambito di una causa che vede opposti l’Agenzia delle Entrate e un uomo impiegato con mansioni di capo ricevimento in un hotel in Sardegna.

Insomma, il giudice ha accolto la richiesta dell’Agenzia delle entrate e dato torto al lavoratore. La Suprema Corte infatti ha accolto il ricorso dell’ente riscossore e stabilito, anche ripercorrendo i principi già espressi in una sua pronuncia del 2006 (allora però si parlava delle mance dei croupiers)  che “in tema di reddito da lavoro dipendente le erogazioni liberali percepite dal lavoratore dipendente in relazione alla propria attività lavorativa, tra cui le cosiddette mance, rientrano nell’ambito della nozione onnicomprensiva di reddito fissata dall’articolo 51, primo comma, del dpr 917/1986 e sono pertanto soggette a tassazione”. Insomma, nessun extra: un cameriere fa affidamento sul fatto che riceverà delle mance che così diventano reddito tassabile.

Così la Cassazione ha annullato con rinvio la decisione della Commissione tributaria della Sardegna che aveva dato ragione al lavoratore, il quale aveva ricevuto un avviso di accertamento per l’anno 2007 per reddito da lavoro dipendente non dichiarato di ben 83.650 euro corrispondenti a mance. La Commissione tributaria regionale aveva accolto il ricorso dell’uomo, ritenendo non tassabili le mance, data la loro “natura aleatoria” e in quanto “percepite direttamente dai clienti senza alcuna relazione con il datore di lavoro”.

Di tutt’altro avviso la Cassazione che parla di “onnicomprensività del concetto di reddito da lavoro dipendente giustifica la totale imponibilità di tutto ciò che il dipendente riceve, anche, quindi, come nel caso in esame, non direttamente dal datore di lavoro, ma sulla cui percezione il dipendente può fare, per sua comune esperienza, ragionevole, se non certo, affidamento”.

Il caso tornerà ora all’esame della Commissione tributaria regionale che dovrà riesaminare la questione sulla base della linea dettata dalla Suprema Corte. Ma cosa cambia per tutti i lavoratori del settore?

Finora, le mance erano considerate escluse dalla tassazione in base alla circolare n.3/2008 dell’Agenzia delle Entrate che definiva “non imponibili le donazioni di valore limitato”. Ora potrebbe cambiare tutto o quasi.  Marcello Lupi, docente di diritto tributario all’Università Tor Vergata di Roma, ha spiegato al Messaggero che la prima conseguenza del pronunciamento dei giudici dovrebbe essere il pagamento delle tasse sulle mance ottenute solo in rapporti di lavoro stabile, dal quel si escludono pertanto impieghi occasionali, stagionali o altro.

Il Tempo

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