Covid, Speranza col cerino in mano: la cura imposta dal Ministero della Salute uccide

Uno studio dell’ateneo di Pavia, uscito sul «Journal of medical virology», demolisce la vigile attesa con paracetamolo: «Più ricoveri per polmonite, specie tra gli anziani». Il ministero della salute è stato un anno e mezzo ancorato al protocollo anti Covid basato su Tachipirina e vigile attesa. Ora, uno studio coordinato da due luminari di Roma e Pavia, pubblicato dal «Journal of medical virology», lo smonta: il paracetamolo aumenta i rischi di ricoveri con polmonite ed esiti infausti, specie tra gli anziani, si legge su La Verità.

Tachipirina e vigile attesa in caso di Covid, una cura nociva per la salute

Il ministero della Salute ne è sempre stato certo: per combattere a casa i sintomi del Covid-19 non c’è nulla di meglio che tachipirina e vigile attesa. Un’impostazione che non ha riscontri negli altri grandi Paesi europei perché nessuno di essi ha varato linee guida come quelle volute da Roberto Speranza. E da lui difese anche in sede giudiziaria: ministero e Agenzia del farmaco fecero ricorso al Tar (vincendolo) contro la sospensiva urgente del protocollo. La sospensiva avrebbe lasciato liberi i medici di trattare i casi «in scienza e coscienza» e forse avrebbe fatto comodo allo stesso ministero, che avrebbe potuto togliersi la responsabilità di imporre una terapia domiciliare precisa. Invece no, tachipirina e vigile attesa sono stati difesi con determinazione, scrive ancora La Verità.

Roberto Speranza usato, diventerà il  capro espiatorio

È sempre stato così, quando gli affari non sono trasparenti, alla luce del sole, si cerca un individuo duttile, affidabile e ingenuo, pronto a sacrificarsi per un po’ di gloria, ed il gioco è fatto. E Roberto Speranza ha, con molta probabilità, soddisfatto questi requisiti: basta leggere il suo libro, oltre a guardarlo negli occhi, per capirne la vulnerabilità.

Pertanto Cts, Big Pharma e varie lobby hanno imposto le loro direttive facendo ricadere le responsabilità sul ministro, il quale le ha accolte con ubbidienza e disciplina, applicandole come un bravo scolaretto.
È palese che nel momento in cui le scelte fatte durante la pandemia dovessero risultare errate, se non addirittura mortali, a rimanere col cerino in mano sarà il responsabile del ministero: Roberto Speranza, mentre gli altri ne usciranno puliti, pronti per essere riciclati. Perché?

Perché le decisioni finali sono state prese, formalmente, in via definitiva dal ministro. La responsabilità è di colui che emana decreti, non di chi li consiglia: funziona così. Altrimenti a cosa servono i ministri? A scaldare una sedia? Be’, in Italia normalmente funziona così, ed è quello che forse ha pensato, e sperato, Speranza, sicuro che la sua cieca ubbidienza, nei confronti dei “tecnici”, l’avrebbe scagionato da qualsiasi responsabilità: in pratica esattamente al contrario di ciò che succederà non appena scoppierà il bubbone.

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