Green pass: il «Corriere» censura i dubbi svilendo degli accademici

Pubblichiamo la lettera dei docenti universitari contrari al passaporto vaccinale tenuta nel cassetto dal quotidiano milanese. Il portavoce: «Da Massimo Gramellini e Aldo Grasso toni sprezzanti. Contestiamo moralismo aggressivo e clima di ricatti», si legge su La Verità.

Nei giorni scorsi il Corriere ha ospitato due pezzi, da parte di due firme prestigiose, Massimo Gramellini e Aldo Grasso, che prendevano di mira lo storico Alessandro Barbero. L’imputazione a Barbero era d’essere cofirmatario di un documento di contestazione al green pass (ad oggi sottoscritto da quasi 1000 accademici). Visti i toni sprezzanti estesi all’appello stesso e a tutti i firmatari, crediamo che una breve una breve replica sia doverosa – scrive Andrea Zhok
su La Verità -. L’invettiva di Gramellini punta su un grande classico: l’opportunismo accademico. I docenti – i firmatari – sarebbero una corporazione che si sveglia solo a tutela del proprio «particulare».

Sfugge a Gramellini che i sottoscrittori – che, come dice l’appello, si sono in gran parte spontaneamente vaccinati – difficilmente potrebbero essere mossi da istanze di autopreservazione. Al contrario, a ben vedere, sarebbe stato molto più conforme alla cura del proprio «particulare» rimanere in silenzio, piuttosto che esporsi in un dibattito dove a chi esce dall’ortodossia viene riservato un sistematico trattamento denigratorio, quando non apertamente diffamatorio. Sarebbe poi bello chiedere al dott. Gramellini cosa volesse dire mentre rampognava i docenti che «se ne stavano muti finché il green pass colpiva i ristoratori». L’obiezione sarebbe stata impertinente anche se fondata, ma non essendo ancora i ristoratori soggetti al green pass, siamo lasciati soli con un serio problema interpretativo. Comprendiamo però che l’impeto di lanciare strali iracondi a destra e manca mal si concili con la lucidità, e dunque non abuseremo oltre della pazienza del dott. Gramellini.

Più articolato l’attacco giunto da parte di Aldo Grasso, che afferma di non riuscire a contenere la propria delusione nei confronti del professor Barbero. La delusione sarebbe motivata dall’aver questi sottoscritto un appello in cui «si straparla di discriminazioni» e che sarebbe firmato da docenti «né famosi né conosciuti» (se ne fa garante Grasso, dall’alto della sua expertise multisettoriale sull’accademia italiana). Ora, è difficile replicare con argomenti ad un’invettiva, dove gli argomenti latitano, sostituiti da retorica e mozioni degli affetti. Desideriamo tuttavia appellarci comunque alla coscienza del dott. Grasso – e dei suoi lettori – chiedendogli di intrattenere due semplici possibilità, diverse dalla lettura squalificante da lui proposta, afferma La Verità.

1 In primo luogo lo invitiamo a considerare la possibilità che molti dei firmatari, come docenti – e spesso anche come genitori – abbiano percepito, in parallelo con l’implementazione del green pass, il dispiegarsi di un’atmosfera di moralismo aggressivo, atteggiamenti discriminatori, ricatti, colpevolizzazioni, diffamazioni, cacce all’untore incompatibili con la convivenza civile. E che di fronte a questo processo si siano ritratti disgustati, considerandolo inaccettabile per la propria coscienza.

2 In secondo luogo, lo invitiamo a considerare la possibilità che, in quanto cittadini che dedicano la propria vita all’approfondimento culturale e scientifico, essi abbiano maturato convinzioni razionalmente fondate circa l’ingiustificabilità del green pass; che valutino in scienza e coscienza che l’attuale vaccinazione semiforzosa, indiscriminata e a tappeto (in particolare dei giovani) non sia utile né a proteggere chi davvero ha bisogno di protezione, né ad evitare la trasmissione della malattia, né a favorire un ritorno alla normalità. Essendo queste le motivazioni sbandierate a legittimazione del green pass, esso ci appare perciò un atto discriminatorio ingiustificato. Comprendiamo bene come nell’atmosfera di consenso bulgaro oggi vigente una tale posizione possa sembrare blasfema. E non dubitiamo che il dott. Grasso sarebbe in grado di far cadere il castello di carte delle nostre convinzioni con una batteria dei suoi migliori argomenti. Perciò, nell’eventualità che egli volesse prestarsi ad emendare i nostri errori, ci diciamo sin d’ora disponibili in qualunque momento ad un confronto pubblico in merito.

di Andrea ZhokLa Verità

Un pensiero su “Green pass: il «Corriere» censura i dubbi svilendo degli accademici

  • 24 Settembre 2021 in 20:33
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    Gramelli e Grasso sono due nullità, considerati esclusivamente e finché leccano i piedi a chi li paga profumatamente; due servi fortunati e, contemporaneamente, due utili idioti.

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