[VIDEO] Giorgio Palù: «Contagiati è un termine improprio. Positivo non vuol dire ammalato e non vuol dire contagioso». Green pass scientificamente inutile

In un video, molto interessante, il virologo italiano Giorgio Palù ci parla di Covid19 con una narrazione autorevole, credibile, e completamente fuori dai dettami che in questi mesi ci hanno raccontato “Virustar”, politici e media di regime.

Vale la pena ascoltare questo racconto scientifico sulla malattia che ha dato l’alibi per calpestare i diritti costituzionali.

Questo video risale a un anno fa, circa, e dimostra il cambiamento radicale nelle spiegazioni della scienzah. Ci sarà lo zampino di Big Pharma?

«Il termine sintomatico è un termine molto chiaro, cioè dimostra una persona che ha dei sintomi e sappiamo quali sono: dal mal di gola, mal di testa, alla congiuntivite; alla febbre, alla diarrea, la perdita di olfatto e di gusto, e ci può essere anche qualche sindrome neurologica – afferma il virologo -. Ecco, per non parlare poi di uno stato più avanzato. Quindi questi sono i sintomi, che per larga misura sono simili a quelli dell’influenza, almeno nei prodromi e nelle nelle prime manifestazioni.

«Contagioso direi che è un termine improprio. Il termine di contagium vivum fluidum cioè di contagio vivo e fluido, fu per la prima volta nel 1909 applicato proprio ai primi video scoperti che erano i virus delle piante, da Ivanovskij in Russia e da Beijerinck in Olanda».

«Quindi contagio qualcosa che si diffonde, ma visibilmente. Quindi quando noi parliamo di contagiarti usiamo un termine improprio. Noi dovremmo parlare di soggetti positivi al test, e oggi il test che fa ancora riferimento è il cosiddetto tampone molecolare. Ci sono i positivi che contagiano, i positivi che non contagiano: positivo non vuol dire malato».

«Quindi questi termini la gente deve comprenderli il bene. Cioè, trovare un positivo vuol dire che io dopo tanti cicli di amplificazione con una tecnica che si chiama PCR polymerase Chain Reaction, che si fa in laboratorio, prendendo la materia che c’è sul tampone estraendola, amplificando la per milioni di volte, ecco».

«Se io trovo un segnale positivo vuol dire che ho un po’ di acido nucleico del virus, ma non è detto che quell’acido nucleico rappresenti una particella virale infettante, quindi in grado di infettare. Può essere un residuo, un virus morto. Oppure non è detto che quella acido nucleico sia il rappresentante di una concentrazione di virus sufficiente a infettare».

«Sappiamo, da almeno due lavori, e altri se ne sono succeduti, che hanno dimostrato, con studi in vitro, che l’infezione è possibile quando troviamo in un campione clinico almeno un milione di genomi equivalenti. Oggi non abbiamo ancora un test che dosi precisamente la carica virale, come l’abbiamo per tanti altri virus. Ricordo la HIV, ricordo il virus dell’epatite C, il virus dell’epatite B, il virus del Citomegalo. Perché non l’abbiamo? Perché non abbiamo ancora un farmaco».

«Per i virus che ho appena citato abbiamo dei farmaci, e sappiamo che dobbiamo dosare il farmaco fino ad azzerare, oppure rendere minuscola quella concentrazione perché sappiamo che, per esempio un soggetto, che abbia venti genomi equivalenti nel sangue di HIV, non è infettivo e non ha neanche i sintomi».

«Se lei è positivo, non vuol dire che sia malato. Quindi non vuol dire che sia asintomatico e non vuol neanche dire che sia contagioso. Allora, se lei è asintomatico può essere rintracciato solo nella ricerca che si fa durante lo screening o durante il tracciamento dei cosiddetti contatti, che si fa ovviamente con i tamponi, se lei è asintomatico non lo sa. Può sapere se positivo, da sintomatico, solo se fai il test. Ma quello che stavo cercando di dire è che positivo non vuol dire ammalato e positivo non vuol dire contagioso, per i motivi che ho cercato di spiegare: che ci vuole una certa soglia di concentrazione virale».

«Molti di questi ricoverati hanno sintomi lievi. Alcuni sono ricoverati per ragioni sociali, perché non hanno a casa nessuno; sono anziani; hanno paura; non hanno chi li assiste o perché vivono in una casa con i figlioli giovani, coi nipotini, che dicono “no è meglio che tu vada in ospedale perché hai un po’ di febbre, un po’ di sintomo, oppure è meglio che ti ricoveri perché non sei ambiente”. Quindi è una situazione diversa» afferma il virologo.

Poi fa sapere che in Italia il 95% sono asintomatici e che l’incidenza sulla mortalità è bassa. Da ascoltare fino alla fine.

3 pensieri riguardo “[VIDEO] Giorgio Palù: «Contagiati è un termine improprio. Positivo non vuol dire ammalato e non vuol dire contagioso». Green pass scientificamente inutile

  • 23 Settembre 2021 in 21:37
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    …sono andato a cercare su youtube e pare che quanto riportato nell’articolo si riferisca all’anno scorso ovvero ad un periodo antecedente l’istituzione dei “vaccini” e comunque prima che il signor in oggetto si fosse venduto a BigPharma. Ma che cambiamento….però!!!!
    Chiedo venia qualora nell’articolo fosse stato precisato ed io non sono stati capace di capirlo.
    Un abbraccio!

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    • 23 Settembre 2021 in 23:29
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      Sì, infatti. Adesso è stato specificato nell’articolo.

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  • 23 Settembre 2021 in 16:36
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    Ah ora ho capito perché non l’ho mai visto in tv!! Non fa terrorismo….

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