Ancora più radicale il bavaglio di Stato sul Covid su proposta di un ex grillino

Ordine del giorno impegna il governo (che approva) a attivarsi perché in tv, alla radio e sui giornali parlino solo medici autorizzati dalle strutture da cui dipendono, pubbliche o private. In pratica, potere di censura a Roberto Speranza. Si arrabbia anche Massimo Galli: «Grottesco».

Il clima si sta facendo mefitico. Non basta che sia stato sostanzialmente silenziato il dibattito pubblico e mediatico sulla gestione del Covid: c’è chi vorrebbe imporre una mordacchia più rigida, per di più con i galloni istituzionali. La geniale trovata l’ha scodellata Giorgio Trizzino, ex pentastellato trasferitosi al gruppo misto. Costui è il primo firmatario di un ordine del giorno presentato ieri alla Camera il cui obiettivo è quello di controllare le uscite dei medici in televisione, alla radio e sui giornali. Tale ordine del giorno ha ottenuto il parere positivo del governo (per tramite del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Deborah Bergamini) e l’approvazione dell’Aula. A uno sguardo superficiale, potrebbe persino sembrare una buona idea. Abbiamo trascorso mesi ad ascoltare le svalvolate di dottori di ogni ordine e grado che hanno detto ogni cosa e il suo contrario, contribuendo ad aumentare ansia e terrore, scrive La Verità.

Trizzino l’ex grillino

L’ordine del giorno di Trizzino impegna il governo a «valutare l’opportunità di intervenire […] affinché l’esercente la professione sanitaria dipendente di una struttura pubblica o privata, siano esse convenzionate o accreditate, nonché i dipendenti e i collaboratori, gli organismi ed enti di diretta collaborazione con il ministero della Salute possano fornire informazioni relative alle disposizioni concernenti la gestione dell’emergenza sanitaria in corso, tramite qualunque mezzo di comunicazione, previa esplicita autorizzazione della propria struttura sanitaria». Tutto ciò «al fine di evitare di diffondere notizie o informazioni lesive per il Sistema sanitario nazionale e di conseguenza per la salute dei cittadini». Tradotto: tutto il personale sanitario, prima di esprimersi tramite gli organi di informazione, dovrà chiedere l’autorizzazione alla struttura per cui lavora, pubblica o privata che sia, fa notare La Verità.

Ciò significa, nei fatti, che il ministero della Salute, se volesse, potrebbe imporre un controllo pressoché totale sulle opinioni di dottori, infermieri eccetera. Un medico che esponesse tesi devianti dalla linea ufficiale o che esprimesse pareri considerati «sanitariamente scorretti» potrebbe dunque essere zittito dal suo ospedale su pressione ministeriale. Già ora ci sono professionisti a cui viene concesso di pontificare in ogni dove e altri che vengono sistematicamente ignorati o addirittura vilipesi: l’ordine del giorno potrebbe istituzionalizzare questa prassi, si legge ancora su La Verità.

D’altronde, in un regime che si «rispetti» il controllo pieno dell’informazione dev’essere totale. E pensare che Trizzino e compagni erano quelli del «vaffa…» contro ogni tipo di casta.

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