Vietato avere opinioni, Franca Mattiello: «Green pass come il passaporto istituito da Hitler», scoppia la bufera

«Il Green pass come il passaporto genealogico istituito da Hitler che certificava l’appartenenza alla razza ariana». A finire nella bufera per quanto scritto su Facebook è la leghista Franca Mattiello. L’esponente del Carroccio, secondo quanto scrive Il Gazzettino, se ieri non fosse mancato il numero legale sarebbe entrata a far parte del consiglio comunale di Vicenza. Quelle frasi ora rischiano di costarle care. «Parole così non sono degne di chi vuole ricoprire un ruolo di amministrazione – dice il commissario della Lega veneta, Alberto Stefani – Il Carroccio si dissocia e prenderà provvedimenti nei confronti della militante». Immediate le proteste dall’opposizione.

«In una delle regioni più colpite dal Covid e che ha pagato un prezzo altissimo di morti – sottolinea l’eurodeputata del Pd, Alessandra Moretti – il post negazionista rilanciato da Franca Mattiello è un oltraggio alle vittime oltre che alle decine di migliaia di professionisti che nelle istituzioni e nella sanità hanno speso l’ultimo anno e mezzo per salvare vite e aiutare le persone in difficoltà. Chi nega l’evidenza della pandemia e ostacola gli strumenti per affrontarla e superarla non è degno di ricoprire un ruolo pubblico», rende noto Adnkronos.

E pensare che la sinistra, da circa ottant’anni, dà del «fascista» ad ogni avversario politico.

Un pensiero su “Vietato avere opinioni, Franca Mattiello: «Green pass come il passaporto istituito da Hitler», scoppia la bufera

  • 18 Settembre 2021 in 21:20
    Permalink

    «Non permetteremo mai che il Green Pass nazionale diventi un metodo per ricattare i cittadini», con queste parole la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, si dice contraria al GreenPass ( https://www.ilmessaggero.it/politica/green_pass_giorgia_meloni_contraria_perche_news_9_giugno_2021-6012061.html )
    Ma a parte la dichiarazione non ha fatto nessuna opposizione.

    Il Ricatto è reato?
    La legge penale definisce il ricatto come la condotta violenta o minacciosa che, costringendo un’altra persona a fare o a omettere di fare qualcosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno.
    La punizione è la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da mille a quattromila euro.
    Il delitto appena descritto assume il nome, più giuridicamente preciso, di estorsione: e infatti, il ricatto non è altro che un’estorsione, penalmente punibile al ricorrere delle condizioni di legge.
    Con il Ricatto quando scatta l’estorsione?
    Perché il ricatto si tramuti in un’estorsione penalmente rilevante occorre che:
    il ricattatore abbia usato violenza nei confronti del ricattato, ovvero l’abbia minacciato, prospettandogli un male ingiusto e notevole;
    il ricattato, a seguito della condotta del ricattatore, è costretto, contro la propria volontà, a fare o a non fare qualcosa (ad esempio, il creditore rinuncia a recuperare i propri soldi perché minacciato di morte dal debitore:
    in questo caso, il creditore si astiene dal fare qualcosa, cioè dal recuperare il suo credito);
    il risultato del ricatto è, contemporaneamente, l’ingiusto profitto del ricattatore (o di terza persona) a fronte dell’ingiusto danno patito dal ricattato.
    In poche parole, affinché scatti l’estorsione occorre che la vittima sia posta davanti a questa scelta: assecondare le ingiuste richieste dell’estorsore oppure subire la sua violenza o la sua minaccia.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.