Paragone: smontano lo Stato di diritto con l’ipnosi dell’emergenza Covid

L’altro giorno il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha annunciato un provvedimento degno del fu Granducato, una specie di editto per cui chi non si vaccina verrà schedato, estromesso, bloccato all’ingresso, “esiliato” politicamente. Ovviamente non potrà fare nulla di tutto questo perché non ne ha minimamente diritto, ma lo ha detto quasi a voler spaventare i suoi sudditi, pardon cittadini.

Dev’essere un modus operandi di questi strani tempi. Tempi in cui il virologo di Che Tempo che Fa, il litizzetto Burioni, pub definire «sorci» coloro che rifiutano il vaccino senza che né il suo Ordine o la Rai elevino cartellini gialli. Tempi in cui l’ex direttore del Tguno Marcello Sorgi pub augurarsi su un editoriale edito dalla Stampa un governo militare: «a estremi mali, estremi rimedi». E pesano anche le parole del costituzionalista Alfonso Celotto, pronto a comprimere il diritto alla salute a coloro che non si vaccinano: «In caso di obbligo sarebbe legittimo togliere la sanità pubblica a chi non si immunizza».

Celotto si porta avanti con l’obbligatorietà, facendosi ultrà del siero, una specie di Crociato. Cosicché scivola non soltanto sull’articolo 32 ma pure su un principio che credevo indiscutibile, ovvero il riconoscimento dei diritti anche a coloro che fossero dalla parte dell’inosservanza. Sarebbe come negare a chi trasgredisce la legge un processo o il diritto alla difesa a meno che non si paghi un surplus di tassa. Quello che sta accadendo nell’ipnosi dell’emergenza Covid è la erosione delle libertà e dei diritti, dal lavoro alla salute passando per la libertà di manifestare il proprio pensiero senza per questo subire censure da parte dell’informazione, quella della televisione pubblica in primis.

La Costituzione non solo non prevede limitazioni al lavoro ma deve altresì consentire che la propria prestazione si possa svolgere: come la mettiamo con un Green Pass che invece condiziona all’esibizione di un tampone a pagamento ogni 48 ore la possibilità di poter lavorare? Da quando lo Stato chiede una “stecca” per lavorare? E da quando la Costituzione e la legge prevedono la discriminazione dei lavoratori? Celotto e Giani sono soltanto gli ultimi a scivolare non tanto su dichiarazioni o convinzioni personali (per quel che mi riguarda possono anche affermare di saper camminare sulle acque o di parlare coi marziani), quanto sul desiderio di smontare lo stato di diritto. L’articolo 32 della Costituzione al secondo comma sancisce che «Nessuno pub essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge», precisando che «La legge non pub in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana».

di Gianluigi Paragone – Il Tempo

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