Giornalista di Repubblica aggredito, l’avevamo previsto

L’avevamo previsto, non bisognava essere né maghi né scienziati per capire che qualche collega sarebbe stato aggredito anche qui in Italia.

In un articolo del 26 giugno 2021, quando il giornalista della Bbc Nicholas Watt è stato aggredito a Londra, abbiamo scritto: «Prima a poi, se la tendenza non cambia, la stessa sorte potrebbe toccare a qualche collega “propagandista” di covid-19 anche qui da noi: la gente è esausta».

Ad eccoci qui a raccontare che Francesco Giovannetti, cronista de La Repubblica, è stato aggredito durante la manifestazione di docenti e personale Ata contro il green pass davanti alla sede del Miur in viale Trastevere a Roma. Giovannetti avrebbe ricevuto anche minacce di morte, si legge su Libero Quotidiano: «Mi ha colpito alla faccia con quattro o cinque cazzotti – racconta – dopo avermi minacciato. Non mi lasciava andare, ma per fortuna erano presenti agenti della polizia che sono intervenuti. Ero lì da cinque minuti, ho chiesto a un gruppetto di persone se avevano voglia di parlare, di rispondere a delle domande. Mi hanno chiesto per chi scrivessi e hanno iniziato a criticare Repubblica, ma in maniera civile». Inizialmente. Poi però, «quest’uomo, non so chi fosse o che ruolo avesse, si è girato, ha mimato il gesto di sgozzarmi, ha detto “ti taglio la gola se non te ne vai” e quando gli ho chiesto se stesse minacciando mi ha aggredito e colpito». Gli altri manifestanti si sono dissociati dall’azione violenta e hanno chiesto scusa al giornalista

Quindi, non è corretto scrivere «giornalista aggredito dai no vax», altrimenti la gente, già irritata per la situazione, rischia di diventare sempre più violenta. Scrivete un titolo onesto: «Giornalista aggredito da sconosciuto durante manifestazione no vax». Perché è stato un tizio, secondo quanto dichiarato da Giovanneti, e non da tutti i no vax presenti. Fare del giornalismo significa fare informazione, non propaganda, altrimenti è da ipocriti sentirsi delle vittime. “Libertà d’informazione“ non è di scrivere menzogne, ma scrivere verità, anche scomode per i vostri editori e sponsor politici.

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