Cts: specialisti nel cambio regole, esperti in gaffe e giravolte

Gaffe, ripensamenti, proposte finite nel nulla e palesi contraddizioni. E lo scenario che emerge leggendo uno per uno gli ultimi verbali appena desecretati del Comitato tecnico scientifico. Il compito degli undici esperti quello di fornire al governo pareri scientifici autorevoli sui più disparati aspetti dell’emergenza coronavirus: dalle modalità di somministrazione dei vaccini alle norme per stare seduti al ristorante fino alle regole da osservare in spiaggia quando si prende il sole. Ecco cosa si sono detti tra maggio e giugno i tecnici capitanati dal coordinatore Franco Locatelli (Consiglio superiore di sanità) e dal portavoce Silvio Brusaferro (Istituto superiore di sanità). Partiamo dalla seduta del 28 maggio, scrive Il Tempo.

Sono tutti collegati in videoconferenza, tranne gli assenti Gianni Rezza e Sergio Abrignani. La riunione importante perché sono presenti i rappresentanti delle Regioni. Bisogna discutere delle «Linee guida per la ripresa delle attività economiche e sociali». Ci si confronta sul tema «ristorazione e cerimonie». In precedenza il Cts aveva proposto di introdurre delle «barriere fisiche di separazione» per far rispettare le distanze tra i clienti, a patto che «non rappresentino un elemento nella perturbazione della ventilazione e non comportino la riduzione del ricambio d’aria». I delegati regionali respingono la proposta e fanno notare quanto sia assurda l’idea: «Le barriere fisiche di separazione comportano necessariamente una perturbazione della ventilazione». Gli esperti del Cts non possono far altro che riconoscere la validità dell’obiezione. Per salvare la faccia suggeriscono che sia in ogni caso inserita la formula: «garantendo comunque i ricambi d’aria». A questo punto, il confronto si sposta sull’utilizzo delle mascherine al ristorante. Il Cts vorrebbe che il dispositivo di protezione su naso e bocca sia indossato in ogni momento, «tranne che nei momenti del bere e del mangiare». Ancora una voltai rappresentanti delle Regioni sono costretti ad obiettare: «Non sarebbe ragionevole imporre ai clienti di indossare i dispositivi nelle pause tra l’assunzione delle diverse pietanze o bevande». Gli esperti governativi, ovviamente, «accolgono il rilievo».

Poi si passa all’esame della sezione «spiagge e stabilimenti balneari». Il Cts vorrebbe «definire il numero massimo di presenze in relazione alla superficie disponibile» sulle spiagge libere. Nuovo altolà dalle Regioni: proprio perché sono «libere», non è possibile controllare tutte le persone che entrano ed escono. Obiezione ancora una volta accolta dal Cts che, almeno, ha il merito di sapersi rendere conto di quanto alcune sue proposte siano assurde. I giorni seguenti, a causa della morte di una ragazza di 18 anni per trombosi dopo la somministrazione del vaccino, esplode il caso AstraZeneca. Sale la pressione sugli esperti per vietare definitivamente questo tipo di siero sotto i 60 anni. Nella seduta del 9 giugno è presente il direttore generale dell’Aifa Nicola Magrini. Il capo dell’Agenzia del farmaco spiega che bisogna «rinforzare la posizione di un uso raccomandabile dei vaccini a mRna per le persone di età inferiore a 60 anni», perché in questa fase «il beneficio in termini di riduzione della mortalità per Covid potrebbe non compensare completamente il potenziale rischio, seppur molto raro, di eventi trombotici». Il Cts accoglie il parere autorevole: di qui in avanti sarà dato solo Pfizer e Moderna a chi rientra in questa fascia d’età. Esclusi, quindi, i vaccini che non sono a mRna: AstraZeneca e Johnson & Johnson. Passa una settimana – è il 16 giugno – e il Cts capovolge completamente quanto appena deciso. Gli esperti sono chiamati a valutare la situazione nelle carceri. Il ragionamento è il seguente: dal momento che i detenuti devono essere messi «nel più breve tempo possibile nelle condizioni di accedere alla vaccinazione» è possibile valutare «l’utilizzo del vaccino monodose a vettore adenovirale Janssen (il nome del farmaco Johnson & Johnson, ndr) anche per le persone di età inferiore a 60 anni». Insomma, chi non è anziano fa bene a vaccinarsi con Pfizer e Moderna, a patto che non si trovi in carcere. Infine, chiudiamo una ” chicca” contenuta nel verbale della seduta dell’1 1 giugno. presente il ministro dei Trasporti Enrico Giovannini. Tema del dibattito sono le regole da introdurre sui mezzi pubblici in vista della ripartenza di settembre. Riportiamo testuale: «L’adeguamento delle condizioni igieniche dei mezzi di trasporto è obiettivo da perseguire indipendentemente dal fenomeno del Covid-19 e, d’altra parte, la ripresa del trasporto pubblico, a discapito di quello privato (verso il quale molti cittadini hanno preferito orientarsi in questa fase), contribuisce essa stessa ad obiettivi di salute pubblica, limitando gli effetti ambientali e gli eventi avversi dovuti a incidenti». Insomma, a prescindere dalla pandemia, è bene riniziare a salire sui bus per inquinare meno e per non incappare nell’«evento avverso» di un incidente.

di Mario Martini – Il Tempo

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