Giuseppy vuole fare il missionario laico per salvare i bambini poveri d’Italia. Parte da Milano con una gaffe

San Giuseppe da Volturara Appula, che di cognome fa Conte, “appare” sulle colonne del Corriere della Sera, in una epistola ove irradia il suo messaggio ai cittadini del Nord. Con un certo slancio messianico che non gli ha mai fatto difetto annuncia un «tour che inizierò a settembre per girare il Paese (…) visiterò grandi città e piccoli paesi per ascoltare la voce dei cittadini».

Che si preparino le palme e si istallino i pulpiti, per cospargere il verbo verboso, tipico di certi prof di diritto privato usi a scandire il mondo per semantica da codice civile (memorabile quando, riferendosi a Piersanti Mattarella, fratello assassinato dalla mafia del Presidente della Repubblica, parlò genericamente di “un congiunto” dell’inquilino del Colle). E dunque, in questo luminoso scritto odierno, nel lessico a metà tra il leguleio borbonico e il sacerdotale, si fa largo l’intendimento di mettere in campo politiche per contrastare la povertà, che affligge anche il capoluogo lombardo.

E così San Giuseppi fissa, tra i suoi obiettivi, anche quello di «rendere Milano autosufficiente, dando priorità a quei duecentomila bambini che vivono in povertà nella metropoli». Solo che basta fare una veloce capatina su Google per capire come in totale gli under 14 meneghini siano in realtà intorno ai 175mila. Poveri, ricchi, o a metà tra le due fasce sociali. Lasciate che i pargoli vengano a Conte, per carità. Ma almeno azzeccasse le cifre. Certo, se questo è l’inizio di una politica orientata al Nord, figuriamoci il resto. Il problema è sempre quello: gratta gratta sotto l’affresco della retorica ci rimane ben poco. 

di Pietro De LeoIl Tempo

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